Ennesimo nulla di fatto, Almaviva non ritira i licenziamenti

[highlight]All’incontro del Mise tra Azienda, Sindacati e rappresentanti del Governo nessuna soluzione al problema occupazionale di Almaviva Contact e le parti restano drammaticamente distanti. [/highlight]

Ancora un buco nell’acqua. Questo è l’esito dell’incontro tra Almaviva contact, Sindacati e Governo al ministero dello Sviluppo Economico per evitare la chiusura dei due siti aziendali di Napoli e Roma e scongiurare gli oltre 2500 licenziamenti. Le parti restano sulle loro posizioni e il vice ministro Bellanova si è mostrata ancora una volta incapace a trovare una soluzione alternativa, se non un richiamo alla responsabilità delle parti.

Incontro farsa

Che sarebbe stato un incontro non decisivo, si era capito dall’aria che tirav già in settimana con il confronto tra sindacati e azienda sulle pagine de Il Mattino e il botta e risposta a colpi di lettere pubblicate a firma dell’amministratore delegato Andrea Antonelli, che chiedeva di accettare la proposta aziendale, sul taglio dei salari in deroga al contratto nazionale e sulla partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa. Mentre i sindacati rispondevano con un secco rifiuto e con la controrichiesta di ritirare la procedura di licenziamento, in attesa del rinnovo del contratto nazionale di settore e di un ritorno alla trattativa considerando le azioni messe in campo dal governo.

Immobilismo

L’incontro di oggi ha in sostanza confermato l’immobilismo dei giorni scorsi. Almaviva Contact infatti ha di nuovo di nuovo ribadito l’esigenza in vista dell’incremento delle perdite sui ricavi di Settembre pari a 19,6 milioni di euro dall’inizio nell’anno. I punti dibattuti dall’Azienda sono in sostanza la riduzione del costo del lavoro e quindi degli stipendi dei lavoratori grazie alla sospensione a tempo determinato di alcuni istituti retributivi; il coinvolgimento dei lavoratori agli utili aziendali con la partecipazione dei lavoratori all’azionariato aziendale; l’intervento del governo per l’avvio di una politica di esodi incentivati e il solito del controllo individuale della produttività del lavoratore. L’azienda ha continuato a ribadire quindi, viste le perdite registrate, di non essere disposta a trattare un ritiro delle procedure di licenziamento senza l’accordo su queste ipotesi.

La posizione dei sindacati

Di fronte al ricatto aziendale le sigle sindacali hanno confermato unitariamente l’assoluta indisponibilità a discutere sui punti sopracitati e a vagliare qualsiasi soluzione che possa intaccare il salario e i diritti dei lavoratori. Hanno opposto quindi un sostanziale muro, che è stato confermato anche sulla materia del controllo individuale sulla produttività, considerato come un’autorizzazione implicita ai licenziamenti ad personam e soprattutto un argomento che non può essere trattato in assenza di un quadro generale normativo per l’intero settore.

Il richiamo alla responsabilità

Da parte sua l’Onorevole Bellanova ha lanciato l’ennesimo appello alle parti di ricercare nuove soluzioni per scongiurare licenziamenti, chiedendo di calendarizzare ulteriori incontri. Infine, ci sono i lavoratori delle sedi di Roma e di Napoli, 2511 dipendenti che sono ormai stanchi delle calendarizzazioni, di incontri farsa che non servono a nulla e di un Governo, tutto impegnato nella campagna referenderia, che non fa altro che calendarizzare, richiamare le parti a trovare un accordo, ma allo stato delle cose è incapace di svolgere un ruolo da protagonista nella vertenza in difesa dei lavoratori e soprattutto di svolgere quella funzione che dovrebbe richiamare l’azienda al rispetto degli impegni sottoscritti solo qualche mese fa. Dal canto suo Almaviva contact non trova nessun’altra soluzione alla crisi, se non farla pagare ai propri lavoratori con abbassamenti di stipendi già ai limiti e la riduzione dei diritti oltre che un incremento dello stress lavorativo già molto alto. Il morale dei lavoratori è molto basso, c’è rabbia e rassegnazione in vista della data prevista per la fine della procedura di mobilità, quando scatteranno le lettere di licenziamento. Il timore non troppo infondato è che si voglia arrivare alla scadenza con questo muro contro muro, così da far passare più facilmente un accordo scomodo, proposto come ultima spiaggia.

Si resta quindi in attesa di un nuovo incontro, l’ennesimo, intanto la data di scadenza della procedura del 18 dicembre è sempre più vicina.

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