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Elham Asghari difende il suo sogno

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[highlight]Elham Asghari combatte il “razzismo” del sistema[/highlight]


Il mondo va avanti e, nonostante le difficoltà che si presentano continuamente, tutti cercano di progredire. Eppure, c’è una zona della Terra in cui i problemi socio-culturali sembrano non migliorare.

In  Medio Oriente, infatti, c’è ancora una forte discriminazione verso la popolazione femminile, che rappresenta per la società una parte marcia di cui vergognarsi e, addirittura, da sottomettere.

Lì, insomma, le donne non sono ancora libere di vivere una vita normale. In Iran, ad esempio, per legge non possono guidare le proprie auto né frequentare alcuni luoghi pubblici, come le piscine, se non in orari e giorni prestabiliti e destinati alla sola presenza femminile.

È proprio in una piscina che nasce la triste vicenda di Elham Asghari, giovane nuotatrice  iraniana che è diventata protagonista di una protesta contro  il Governo e la Federazione sportiva della sua nazione. Elhma descrive in che modo è stata costretta a nuotare fin da piccola: «Ho indossato una tuta che potesse rispettare il codice d’abbigliamento islamico, ero coperta da capo a piedi».

Nel mese scorso la ragazza ha raggiunto un nuovo record nazionale, percorrendo 20 chilometri in 6 ore nel Mar Caspio nonostante il “costume/tuta” speciale, dal peso di circa 6 chili, che è costretta a vestire, e  riguardo al quale la stessa Elham riferisce: «Indossare quella tuta fa male, nessun’altra nuotatrice lo farebbe mai, eppure io l’ho fatto». Una ragazza da ammirare, che in poco tempo ha però visto infrangersi i suoi sogni.

Quando è uscita dall’acqua, infatti, i giudici presenti hanno rifiutato di conferirle il record: innanzitutto, a loro dire, i vestiti bagnati risultavano troppo aderenti al suo corpo, mettendone in risalto le forme femminili. Non solo: hanno anche affermato che in realtà i chilometri percorsi fossero stati soltanto 15.

È stato solo dopo le proteste della giovane nuotatriceche è sempre stata rispettosa delle tradizioni della sua nazione, tanto da indossare un costume da 6 kg sforzando il suo cuore e il suo corpo in un modo quasi sovrumano, che i giudici hanno alzato il numero dei chilometri a 18, quota comunque non sufficiente a conferire a Elham Asghari il record tanto agognato.

Nel primo tentativo di raggiungere il traguardo dei 20 km, Elham era stata addirittura investita da una barca della polizia che tentava di fermarla. Questo la dice lunga sul clima culturale in cui è costretta a vivere ogni giorno. Le è stato consigliato di pensare ad altro, ma Elham non si arrende e afferma, con coraggio e forza d’animo: «Il mio record è ostaggio di gente che non è in grado di percorrere neppure 20 metri. Hanno paura che se omologano il mio costume, tutte le donne si sentirebbero autorizzare a nuotare in mare aperto».

Il sogno della nuotatrice iraniana continua, e anzi c’è ottimismo per l’arrivo di un nuovo presidente della Federazione sportiva in Iran, che potrebbe portare a qualche cambiamento positivo. Nel frattempo, Elham Asghari frattempo ha postato un video su Facebook per denunciare l’accaduto e sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale.


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