Riforma del lavoro: cosa cambia con il Jobs Act?

Ott 9 • AttualitàNessun commento su Riforma del lavoro: cosa cambia con il Jobs Act?

Il Senato approva la fiducia sulla delega alla riforma del lavoro, che passa alla Camera tra le proteste dell’opposizione.

L’emendamento al Jobs Act è stato approvato al Senato con la fiducia posta dal Governo, suscitando tante polemiche e proteste e spaccando la minoranza del Partito democratico.

La fiducia al ddl delega della riforma del lavoro è stata votata con 165 sì, 111 no e due astensioni.L’esito delle votazioni è stata accolto con soddisfazione dal premier Matteo Renzi, anche se le proteste delle opposizioni ne hanno ritardato l’approvazione facendo saltare il “piano” di celebrazione del voto durante il vertice di Milano dell’UE sull’occupazione.

Possono contestarci quanto vogliono ma la verità vera è che questo Paese lo cambiamo. Al Senato porteremo a casa il risultato oggi, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi: non molliamo di un centimetro. Abbiamo un grosso problema in Europa sulla disoccupazione giovanile. Con il Jobs act l’Italia ha adottato misure molto importanti. Gli italiani sono stanchi delle sceneggiate di alcuni ma ieri i senatori hanno fatto un grandissimo passo avanti. Il margine è molto forte, 165 a 111: sono molto contento anche del risultato numerico. Mi sembra che stia crescendo il sostegno. Noi andiamo avanti.

L’apprezzamento del lavoro fatto dal Senato è stato espresso anche su Twitter:

L’emendamento

In sintesi il maxiemendamento su cui si è votata la fiducia per la delega all’esecutivo prevede «la razionalizzazione e la semplificazione delle procedure, anche mediante abrogazione di norme, connessi con la costituzione e la gestione dei rapporti di lavoro».

Si stabiliscono, quindi, degli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato, che diventeranno la forma privilegiata di assunzione rispetto al tempo determinato con l’introduzione delle tutele crescenti. Per quanto riguarda le tipologie di contratto è previsto uno sfoltimento con l’eliminazione del contratto a progetto. Gli ammortizzatori sociali saranno invece estesi a tutti i lavoratori indipendentemente dal tipo di azienda o rapporto con l’abrogazione della cassa integrazione per cessazione di attività. La tutela in caso di maternità ci sarà anche per le lavoratrici senza contratto standard e inoltre sarà costituita l’Agenzia nazionale per l’occupazione, con l’obiettivo di sollecitare politiche attive per il lavoro. Saranno poi inseriti limiti sulla possibilità di demansionare il lavoratore in caso di ristrutturazione aziendale. Per quanto riguarda la riforma dell’articolo 18 e la sua eliminazione, essa non è citata nell’emendamento per evitare ulteriori battaglie in aula, ma ci sarà soltanto con il decreto; il reintegro sarà previsto soltanto per i licenziamenti discriminatori e disciplinari senza giusta motivazione.

Le opposizioni – la minoranza Pd

La spaccatura nella minoranza del Pd ha isolato la fronda dei democratici, nonostante le dichiarazioni battagliere dei bersaniani rilasciate nei giorni scorsi. Non hanno votato la fiducia Felice Casson, Lucrezia Ricchiuti e Corradino Mineo, che ha criticato fortemente l’atteggiamento di Renzi nei confronti della minoranza, mentre Walter Tocci ha prima votato la fiducia e poi ha annunciato le sue dimissioni.

Sulla posizione di Tocci Matteo Renzi ha usato parole concilianti, cercando una strada per la mediazione:

Farò di tutto perché Tocci, che è una persona che stimo molto, continui a fare il senatore. Ha espresso le proprie posizioni, ha scelto una linea politica ma ha accettato quello che il partito ha detto. La sua intelligenza, la sua passione e la sua competenza sono necessarie a un partito che ha il 41% dei consensi. Proverò a dirgli che le sue dimissioni dal Senato sarebbero un errore.

Lorenzo Guerini ha criticato i dissidenti mettendone in dubbio la permanenza all’interno del partito:

Non partecipare a un voto di fiducia che è politicamente molto significativo mette in discussione i vincoli di relazione con la propria comunità politica. Sulla posizione dei senatori all’interno del partito ne discuteranno il gruppo e la direzione serenamente e pacatamente

Non si sono fatte attendere le proteste dell’“outsider” Pippo Civati, che ha già annunciato battaglia alla Camera:

Non si può avere un partito all’americana, con eletti con le primarie, e poi immaginare che ci sia una disciplina di stampo sovietico. Se ci sarà un intervento disciplinare nei confronti dei senatori che sono usciti dall’aula al momento del voto, credo che si aprirà un bel dibattito sulla democrazia interna. Nel Pd c’è un problema grosso come una casa: molti hanno votato la fiducia non essendo d’accordo e lo hanno fatto solo per disciplina di partito, rispetto però a un partito che non ha mantenuto fede al proprio programma elettorale. Non ricordo che nessuno abbia detto che ci candidavamo a governare il Paese per cancellare l’articolo 18. Se sul jobs act metteranno la fiducia anche alla Camera, io non la voterò. Più che l’Italia, Renzi sblocca il Parlamento.

Gli altri partiti

Sul piede di guerra anche Lega, Movimento 5 stelle e Sel, che hanno annunciato un’opposizione ancora più dura alla Camera dopo aver scatenato la bagarre al Senato. I lavori sono stati rallentati dalle proteste eclatanti culminate con l’occupazione dei banchi, il lancio di monetine, fogli e libri contro il Presidente Grasso e l’espulsione dall’aula del capogruppo Cinque Stelle Vito Petrocelli.

Anche Forza Italia si è dichiarata contraria al provvedimento, giudicando la scelta di porre la fiducia sulla delega inusuale e inopportuna, e, per bocca di Paolo Romani, delusa dal decreto:

La rivoluzione annunciata dal presidente del Consiglio ha subito una brusca marcia indietro all’indomani della direzione Pd. Da parte nostra, solo l’amara constatazione di un’occasione persa. Abbiamo sempre profuso il nostro impegno nelle riforme per il Paese, ma questo provvedimento si allontana sempre di più dalle prospettive iniziali e dalla nostra coscienza riformatrice.

Tra le mille polemiche il Jobs Act va avanti verso il voto alla Camera. I dettagli della riforma, le coperture e i contenuti sostanziali saranno poi stabiliti dal  Governo, secondo un metodo che svilisce il ruolo del del Parlamento con l’esecutivo che richiede una vera e propria delega in bianco sul lavoro.

Che ruolo avranno in questo processo i dissidenti del Pd? Quel che è certo è che il prossimo voto di fiducia rappresenterà per loro una vera e propria resa dei conti, che porterà inevitabili conseguenze all’interno del partito.

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