La crisi e le dimissioni di Letta: pronti per il primo Governo Renzi?

Feb 14 • AttualitàNessun commento su La crisi e le dimissioni di Letta: pronti per il primo Governo Renzi?

Il Partito Democratico sfiducia Enrico Letta e lancia la candidatura di Matteo Renzi a Premier. Quanto a lungo resisteranno le larghe intese?

Le dimissioni di Enrico Letta aprono una crisi di Governo resa inevitabile dal dualismo all’interno del Partito Democratico tra l’ormai quasi ex Primo Ministro e il segretario Matteo Renzi. Letta ha annunciato la sua decisione con il comunicato che nella serata di ieri aveva aperto la crisi:

A seguito delle decisioni assunte oggi dalla Direzione nazionale del Partito Democratico, ho informato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, della mia volontà di recarmi domani al Quirinale per rassegnare le dimissioni da presidente del Consiglio dei ministri.

La spallata decisiva al Governo era stata data appunto dalla direzione nazionale del PD, che aveva votato a larghissima maggioranza (favorevoli 136, contrari 16, 2 astenuti) il documento voluto da Renzi, in cui si ringraziava Enrico Letta per il lavoro svolto nei dieci mesi da presidente del Consiglio, ma si chiedeva una fase nuova con un esecutivo differente. 

Tutto questo arriva dopo che Letta aveva presentato il piano “Impegno Italia” per rilanciare l’attività di Governo, che non aveva convinto nessuno.

Cosa succederà ora?
Con l’ufficializzazione delle dimissioni, Letta rimette il mandato a Napolitano che dovrà avviare nuove consultazioni per creare un nuovo Governo o andare nuovamente alle urne. La mancata approvazione della nuova legge elettorale rende poco probabile questa seconda via, mentre è molto forte l’idea che il Sindaco di Firenze possa salire sullo scranno di Palazzo Chigi.

È lo stesso Renzi a proporsi come nuovo responsabile di una nuova legislatura in grado di durare fino al 2018.

Parlano dell’ambizione smisurata di Renzi, del Pd. Vi aspetterete che smentisca queste parole e invece non lo faccio. Dobbiamo avere un’ambizione smisurata. Il segretario, come l’ultimo delegato.

Le prossime consultazioni diranno che tipo di esecutivo potrà prendere forma, anche se le minacce di Alfano e la nuova strada ricercata da Renzi negli accordi con Forza Italia rendono impensabile un Governo di un solo colore politico. Infatti, Alfano ha subito precisato che se dovesse nascere un Governo di centrosinistra si andrebbe subito alle elezioni.

Forza Italia è invece pronta alle nuove consultazioni con Silvio Berlusconi ancora al capo della delegazione che andrà a parlare con Napolitano, con la consapevolezza che la situazione politica attuale potrebbe rendere di nuovo FI importante. Anche la Lega di Salvini appare ben disposta a dialogare per un eventuale governo Renzi
Estranei a questi “giochi di potere” si dichiarano i “grillini” del Movimento cinque stelle, che probabilmente non parteciperanno alle consultazioni, mentre Nichi Vendola definisce l’azione come «una tipica manovra di Palazzo, anche molto triste dal punto di vista dei rapporti umani. Così non nasce niente di buono.»

Voltafaccia

 

Il Sindaco di Firenze durante la Direzione nazionale ha posto fine quindi a mesi di tira e molla:

In questi ultimi due mesi è parso evidente a tutti, forze politiche, economiche, sociali, che l’attività del governo ha vissuto una fase di difficoltà. Non siamo a un derby di opinioni, ma a un bivio, da un lato l’occasione chiara di chiudere la legislatura e andare al voto, dall’altro l’occasione di trasformarla in legislatura costituente. Le elezioni hanno suggestione e fascino, specialmente per chi di sinistra vorrebbe avere una vittoria piena per cambiare il paese, ma il passaggio elettorale non vede ancora una legge in grado di garantire la certezza di vittoria di uno o di un altro e quindi il voto anticipato non risolverebbe i problemi sul tappeto

È finita quindi l’alternanza di appoggio e attacco al Governo, fatta di rassicurazioni di non belligeranza, di volontà di appoggio al governo e di hashtag #Enricostaisereno. La crisi rappresenta comunque un bel rischio per il segretario del PD che poteva forse portare il Governo Letta più avanti con il completamento della riforma della legge elettorale, per poi candidarsi ricoprendo la figura del “salvatore della patria”. Solo il tempo saprà dirci se la sua mossa politica sarà stata vincente o meno. Intanto la palla passa di nuovo a Napolitano, che dovrà condurre le nuove consultazioni in questo estenuante secondo mandato in cui ha pesanti responsabilità.

L’Italia conosce l’ennesima crisi di Governo,  un susseguirsi di avvicendamenti a Palazzo Chigi e di instabilità che rendono questa “terza repubblica” del tutto simile alle precedenti due.

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