I dieci anni di crisi dimenticate in Italia nel rapporto di Medici Senza Frontiere

Set 10 • AttualitàNessun commento su I dieci anni di crisi dimenticate in Italia nel rapporto di Medici Senza Frontiere

Crisi dimenticate Medici senza Frontiere

Il decimo rapporto sulle crisi dimenticate dai media di Medici Senza Frontiere mostra la decadenza del mondo dell’informazione  italiana

Medici senza frontiere ha presentato il decimo rapporto sulle crisi umanitarie dimenticate dai media. Si tratta dell’analisi annuale che analizza il grado di copertura nei principali organi di informazione italiana delle diverse crisi umanitarie internazionali.

Il rapporto del 2013 che avevamo analizzato qui già indicava un netto calo dell’attenzione dei media italiani in relazione alle crisi umanitarie con una netta preferenza per il dibattito politico – economico, le notizie di criminalità e le notizie di costume.

La relazione presentata al Festival della Letteratura di Mantova chiude un decennio di analisi della Ong e disegna un quadro anche peggiore rispetto al 2012. Lo stesso è stato definito inaccettabile da Gabriele Eminente, direttore generale di MSF Italia.

Sono passati dieci anni dalla prima analisi sulle crisi dimenticate ed è tempo di bilanci. Se da un lato è indubbio che i telegiornali di prima serata siano sempre più chiusi nei confronti delle crisi umanitarie che avvengono più o meno lontane da noi, è altrettanto vero che in questo decennio il panorama dell’informazione televisiva è molto cambiato. Anche in Italia, infatti, sono nati dei canali tematici dedicati all’informazione come Rainews o Tgcom24, ma la maggior parte delle persone continua a informarsi tramite i notiziari di prima serata. Inoltre, da una recente indagine Eurisko emerge che il 63% della popolazione italiana desidera ricevere dai media più informazioni sulle emergenze umanitarie. Per questo, riteniamo che i TG abbiano ancora una grande responsabilità e un importante ruolo da giocare sulla rappresentazione di crisi che hanno impatti gravissimi sulla vita di milioni di persone.

Il 2013 segna il peggior risultato dei 10 anni di analisi con il 3,6% rispetto al risultato già basso del 2012 con il 4% di notizie dedicate a eventi/situazioni di crisi umanitarie internazionali dei notiziari Rai e Mediaset di prima serata, segnando un calo vertiginoso  dal 16.4% del 2004.

L’indagine prende in esame la copertura delle crisi umanitarie nei principali notiziari di prima serata della televisione generalista tre della TV pubblica e quattro di quella privata confrontandola  nell’arco di un decennio.

Si può osservare che l’agenda dei telegiornali italiani mantiene una pagina ampia e costante sulla politica (25-30%) e su notizie leggere di gossip e curiosità (12% e il 15%). E’ evidente la preoccupante tendenza all’infotainment e alla  drammatizzazione, secondo una logica informativa catastrofista che dà ampio spazio agli eventi spettacolari nella loro tragicità e tralascia quelli “continui” ma dagli  effetti altrettanto devastanti. Inoltre MSF segnala la prassi degli ultimi anni di dedicare gli approfondimenti a contenitori ad hoc, rispetto ai notiziari, per calibrare l’offerta televisiva su un determinato pubblico in una determinata fascia oraria.

L’analisi decennale presentata da Medici Senza Frontiere dimostra il generale crollo di attenzione dei media italiani con inversioni di tendenza per crisi occasionali e dal forte impatto come lo Tsunami del 2004, la crisi mediorientale, il terremoto ad Haiti nel 2010 o la guerra in Siria nel 2013.

Complessivamente questi esempi “godono” di un’ampia copertura mediatica in ragione della gravità, della rilevanza geopolitica e del coinvolgimento occidentale, mentre le altre crisi vengono sostanzialmente ignorate. Quest’ultime acquistano più rilevanza se sono prossimi ai nostri confini o coinvolgono degli occidentali o vedano la partecipazione di testimonial famosi.

Per quanto riguarda gli argomenti: in primis ci sono gli scenari di guerra e di conflitto (79%)  in cui sono coinvolti militari (o civili) occidentali; più staccate cooperazione e le varie primavere arabe o le emergenze sanitarie. I maggiori riflettori si accendono soprattutto in occasione di conflitti e attentati terroristici. Si distinguono poi le crisi continuamente visibili perché più prossime al nostro territorio o strategicamente più rilevanti con quelle che sono trattate soltanto a singhiozzo e altre che sono invece sostanzialmente ignorate.

L’Africa guida la classifica del disinteresse con l’eccezione per le crisi nordafricane e le primavere arabe. Per il resto Nigeria, Somalia, Sudan/Darfur e Mali nei dieci anni di analisi di MSF hanno avuto attenzione solo limitatamente a eventuale coinvolgimento di occidentali nel caso di rapimenti, interventi di testimonial famosi o interventi militari.

Sono emblematici, invece, gli esempi della Repubblcia democratica del Congo, sostanzialmente ignorata se non per il caso dell’adozione bloccata dei bambini congolesi da parte di italiani e della crisi in Repubblica Centrafricana, uno dei Paesi africani più poveri,  mai trattato nei servizi dei Tg in prima serata.

Il rapporto di MSF mostra come le crisi vengano per lo più trattate per singoli eventi critici (in particolare rapimenti), proteste, scontri che non si tramutano in conflitti, interventi specifici di cooperazione e sviluppo o battaglie per i diritti senza tramutarsi in analisi più approfondite dei contesti sociopolitici locali.

Infine, il giudizio sui media italiani analizzati  diventa molto impietoso quando si confrontano con quelli dei principali Paesi europei, con una differenza netta di notizie dedicate alle crisi internazionali, sia nella quantità, che nelle modalità di trattazione.

Per esempio, la percentuale di notizie che il Tg1 dedica alle crisi umanitarie dimenticate (3% nella prima metà del 2014) risulta essere la metà dello spazio di quello francese e meno di un quarto di quello tedesco. Il netto distacco si fa qualitativo quando MSF analizza le modalità di trattazione delle crisi, distinguendo un modo diverso di costruire il telegiornale. Infatti, lo spazio per raccontare contesti e situazioni di crisi umanitarie (anche croniche) nei tg degli altri Paesi analizzati non è collegato soltanto all’urgenza degli eventi ma è maggiormente approfondito.

Per Eminente, MSF continuerà a fare pressione sull’opinione pubblica affinché quest’andamento cambi:

Medici Senza Frontiere continuerà a sollecitare i media ad accendere un riflettore sulle crisi umanitarie che rimangono nascoste agli occhi del pubblico, perché siamo sempre più convinti che la pressione dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica su governi, autorità o attori umanitari e politici, anche in paesi remoti, può fare la differenza e spingere ad agire in favore delle persone in difficoltà

Dal rapporto non può non evincere quanto la crisi di un Paese non passi da quella dei suoi organi di informazione e in questo, il mondo dell’informazione italiana, ha grosse responsabilità.

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