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Oscar 2015: i 21 film in odore di statuetta

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Oscar 2015

[highlight]Chi ha più possibilità di ricevere una candidatura? Gli esperti non escludono sorprese.[/highlight]

Mancano poche settimane alla grande Notte degli Oscar, che si terrà il 22 febbraio 2015 al Dolby Theatre di Los Angeles, ma ancora meno manca al giorno in cui l’Academy Awards annuncerà i titoli dei film candidati a concorrere per la vittoria del premio più famoso e ambito del panorama cinematografico.

Il 15 gennaio, infatti, il Cinema Samuel Goldwyn di Berverly Hills ospiterà la conferenza stampa in cui i portavoce dell’Academy ufficializzeranno i film candidati agli Oscar.

I requisiti che permettono ad un produttore o all’azienda di distribuzione cinematografica di inviare la candidatura del film ai membri dell’Academy sono tre:

  1. 1) la pellicola deve superare i 40 minuti (eccezion fatta per quelle che concorrono per la categoria “Miglior cortometraggio”);
  2. 2) deve essere uscita nell’anno precedente a quello in corso;
  3. 3) deve essere stampata su pellicole da 35 o 70 millimetri.

In base a questi e ad altri criteri, gli esperti di cinema di tutto il mondo si stanno cimentando ormai da settimane in un divertente, ma serio, toto-candidature agli Oscar.

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Ecco i 21 film in corsa per un posto in sala nella cerimonia più stellare del cinema.

I guardiani della galassia

Il film di James Gunn con protagonista Chris Patt è uscito in quasi tutte le sale del mondo lo scorso agosto, arrivando in Italia a metà ottobre . Ispirato alle avventure raccontate nel fumetto Marvel omonimo, “I Guardiani della Galassia” ha ricevuto un buon riscontro, di critica e di pubblico, soprattutto grazie al modo irriverente e molto ironico che lo differenzia da altri film di supereroi. In attesa del sequel, in programma nel 2017, la pellicola di Gunn è in attesa di una candidatura agli Oscar che, comunque, sembra meno probabile a causa dell’agguerrita concorrenza e, inutile nasconderlo, del genere di film.
Notoriamente, infatti, la fantascienza e il fantasy non hanno vita facile durante la Notte degli Oscar, surclassati spesso da film che affrontano tematiche più “impegnate” e delicate. Tuttavia, il sogno di Gunn e del suo cast è quello di percorrere le orme di “Avatar”, “Discrict 9” e della trilogia de “Il Signore degli Anelli”, grandi protagonisti nel primo decennio degli anni 2000.

Big Eyes

Ha fatto molto parlare di sé nelle ultime settimane. Il nuovo film di Tim Burton, “Big Eyes”, racconta la storia di Walter e Margaret Keane, una coppia molto famosa negli Stati Uniti degli anni Sessanta grazie al successo ottenuto in seguito alla pubblicazione di quadri che ritraggono bambini dagli occhi grandi. Coinvolta in una relazione violenta, Margaret si separa dal marito e rivendica la maternità delle opere, che ha effettivamente dipinto lei.
Per Burton si tratta del secondo film biografico, dopo “Ed Wood” del 1994 e, a quanto pare, le probabilità di vederlo in prima fila al Dolby Theatre sono davvero elevate. Le nomination ai Golden Globe come miglior attore e migliore attrice, poi, lasciano ampie speranze anche ai due protagonisti di “Big Eyes”, Christoph Waltz e Amy Adams.
Ma attenzione: il flop al botteghino nel primo week-end nelle sale potrebbe influire, e non poco, sulla decisione dei membri dell’Academy.

Vizio di forma

Distribuito nelle sale americane a dicembre, il film di Paul Thomas Anderson (“Inherent Vice” il titolo in lingua originale) è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Thomas Pynchon. L’Academy ha già dimostrato di apprezzare le opere di Anderson, che conta all’attivo 5 nomination agli Oscar (3 solo per “Il petroliere”, del 2008).
Non solo: “Vizio di forma” può contare anche su Joaquin Pheonix, il protagonista del film, già candidato agli Oscar come Miglior attore protagonista e molto apprezzato per l’interpretazione in “Her”, lo scorso anno.

I toni dell’amore – Love is Strange

E’ uno dei film più indicati a fare incetta di premi, e – in questo caso – non si parla necessariamente di Oscar. L’ultimo lavoro di Ira Sachs ha già fatto il pieno di nomination, figurando sia nella lista dei Gotham Awards che dei Satellite Awards ma soprattutto monopolizzando quasi gli Indipendent Spirt Awards (con 4 nomination).
“Love is Strange” racconta la storia di una coppia gay che, dopo 39 anni di vita insieme, finalmente si sposa. Esattamente quel tipo di tematiche che potrebbe attirare l’attenzione degli addetti ai lavori.
Da segnalare, anche stavolta, le performance dei protagonisti, John Lithgow e Alfred Molina.

Mr. Turner

Presentato al Festival di Cannes, “Mr. Turner” di Mike Leigh arriva alla vigilia degli Oscar carico di oltre 9 milioni di sterline di incasso e con tre premi come miglior attore protagonista a Timothy Spall (al Festival di Cannes, all’European Film Award e al New York Film Awards).
Si tratta della storia di William Turner, un abile artista che vive col padre/assistente e la sua governante. Alla morte del padre, però, l’uomo si isola e intristisce finché la sua vita non prenderà una piega diversa in seguito all’incontro con l’onorevole Booth.
Gli esperti considerano “Mr. Turner” il miglior film di Mike Leigh, vincitore della Palma d’Oro nel 1992 per “Naked” e nel 1996 per “Segreti e bugie”.

A Most Violent Year

Il 1981 è stato uno degli anni più difficili per la città di New York. Violenza e corruzione dilagano per la città e anche per i commercianti la vita non è affatto facile.
Il regista J. C. Chandor ha firmato la fotografia di quell’anno immortalando le vicende di Anna e Abel Morales (rispettivamente Jessica Chastain e Oscar Isaac), una coppia di immigrati che cercano di sopravvivere al violento anno newyorkese.
La pellicola è stata premiata con il National Board of Review of Motion Pictures e molto apprezzata è stata l’interpretazione della Chastain.

Into the Woods

Dove c’è Meryl Streep c’è Oscar. L’attrice più premiata nella storia di questo premio può rappresentare una sorta di garanzia per “Into the Woods”, l’ultimo lavoro di Rob Marshall. Ma non solo: come se non bastasse, la pellicola è anche l’unica via di riscatto per la Disney dopo il totale fallimento di “Saving Mr. Banks” nella passata edizione.
La storia intreccia alcune delle favole più famose dei fratelli Grimm, Cenerentola, Cappuccetto Rosso e Raperenzolo ed è impreziosita – oltre che da una serie di effetti speciali – dalle interpretazioni di Emily Blunt e James Corden; nomi che hanno contribuito a conquistare il premio di Miglior cast agli ultimi Satelitte Awards. Basterà per guadagnarsi almeno la nomination nelle categorie richieste dai produttori?

Wild

Il fallimento del matrimonio, la perdita della madre e un’infanzia difficile alle spalle: è con questo pesante bagaglio sulle spalle che Cheryl Strayed (Reese Whiterspoon) intraprende un lungo viaggio per gli Stati Uniti, alla ricerca di posti a lei sconosciuti ma soprattutto alla ricerca di se stessa.
Un itinerario pieno di difficoltà e ostacoli seguito passo passo dal regista canadese Jean-Marc Vallée, già protagonista agli Oscar del 2014 con “Dallas Buyers Club”.
Partito coi favori del pronostico, dopo settembre le possibilità di vittoria di “Wild” sono un po’ calate, per fare posto ad altre pellicole. Tuttavia, la candidatura e la presenza di Vallée al Dolby Theatre il 22 febbraio sono tutt’altro che improbabili.

Lo sciacallo – Nightcrawler

“Lo sciacallo – Nightcrawler”, diretto da Dan Gilroy, è nato per essere un “film da Oscar”. Comunque vada la serata di Los Angeles, questo film ha fin da subito impressionato positivamente la critica statunitense, e per i contenuti e per l’interpretazione dei suoi protagonisti. Su tutte, spicca la performance di Jake Gyllenhaal, che nella sua giovane e prolifica carriera si è tolto le maggiori soddisfazioni grazie al ruolo di Jack Twist ne “I segreti di Brokeback Mountain” (che gli valse anche una nomination agli Oscar del 2006).  Ora Gyllenhaal, che è anche produttore del film, sembra essere il favorito per il premio nella categoria Miglior attore protagonista e “Lo sciacallo” ha buone possibilità di concorrere per la statuetta più ambita, quella di miglior film.

Interstellar

Ha fatto discutere e ha appassionato, ha tenuto con gli occhi incollati al grande schermo e ha diviso la critica. Anzi, fondamentalmente ha diviso tutti su tutto, persino sulla scienza, ma l’impresa in cui è riuscito meglio “Interstellar” è stata far parlare di sé, e per settimane.
Basato sul trattato del fisico teorico Kip Thorne, il film doveva essere inizialmente affidato alla regia di Steven Spielberg ma alla fine è stato scrutti e diretto da Christopher Nolan. Il regista della trilogia de “Il Cavaliere Oscuro”, staccatosi per un attimo dal suo fedelissimo Christian Bale (ma non da Michael Caine) ha firmato un altro grande progetto del cinema americano.
“Interstellar” racconta la storia di un gruppo di scienziati della NASA che, come teorizzato dal fisico sopracitato, scopre la possibilità di viaggiare tra vari sistemi solari attraverso un wormhole, ossia un buco nero.
Pur suscitando qualche critica e molti scetticismi nell’animo degli scienziati (o pseudo-tali) più intransigenti, “Interstellar” ha incassato oltre 650 milioni di dollari diventando uno dei film più “ricchi” dell’anno.
Inoltre, le interpretazioni di Matthew McCounaghey e Anne Hathaway (due che di Oscar se ne intendono) potrebbero rappresentare un ottimo pass per la notte di Los Angeles.

Foxcatcher

Diretto da Bennett Miller, “Foxcatcher” è la trasposizione cinematografica dell’autobiografia di Mark Schultz, campione olimpico di lotta libera nel 1984, assassinato dal suo amico e allenatore John du Pont, interpretato da Steve Carell.
Il film gode di ottima critica, tanto da contare già una lista lunghissima di candidature a vari premi, tra cui quelle di miglior film drammatico, miglior attore protagonista (Steve Carell) e miglior attore non protagonista (Mark Ruffalo) ai prossimi Golden Globe. Miller, tra l’altro, ha già ottenuto la Palma d’oro come miglior regista allo scorso Festival di Cannes.
Nella corsa agli Oscar, non è il favorito numero 1, ma in America sono pronti a scommettere sulla candidatura di questo film in alcune delle categorie per cui i produttori hanno fatto richiesta.

American Sniper

Le speranze di Clint Eastwood, già vincitore dell’Oscar come miglior regista nel 1993 (per “Gli spietati”) e nel 2005 (per “Million Dollar Baby”), sono riposte tutte in “American Sniper”, uscito nelle sale italiane il 1 gennaio scorso.
Stavolta Eastwood racconta la storia di un reduce di guerra, Chris Kyle (che ha il volto di Bradley Cooper) il quale, dopo aver vissuto orrori di ogni genere, cerca di riadattarsi alla vita civile aiutando altri reduci come lui a recuperare autostima e voglia di vivere. Dopo quattro missioni in Iraq e la “palma” di miglior cecchino statunitense, però, Chris non riesce più a riavvicinarsi allo stile di vita di tutti i giorni ma, ancor più grave, scopre sulla sua pelle quanto anche per gli altri sia difficile tornare alla realtà quotidiana dopo aver vissuto le terribili vicende di una guerra.
Alcuni hanno considerato questo film il migliore diretto da Clint Eastwood: più verosimile è che i membri dell’Academy ne terranno conto soprattutto per l’interpretazione di Bradley Cooper, possibile candidato all’Oscar nella categoria Miglior attore protagonista.

Unbroken

Dopo “In the Land of the Bloody and Honey”, Angelina Jolie torna dietro la cinepresa per firmare un’altra importante pellicola. “Unbroken” racconta la storia di Louis Zamperini, atleta olimpico, costretto ad allenarsi e “lottare” negli anni della Seconda guerra mondiale.
Il film gode già di un buon curriculum: tra le varie nomination, infatti, vanta il riconoscimento da parte della giuria del National Board of Review of Motion Pictures come uno dei migliori dieci film dell’anno, oltre a quello di migliore rivelazione al protagonista Jack O’Connell, giovane attore britannico che veste i panni di Zamperini.

L’amore bugiardo – Gone girl

Per molti critici “L’amore bugiardo – Gone girl” è uno dei film più belli dell’anno. Non a detta di alcuni membri dell’Academy secondo cui, a giudicare da quanto si legge su un numero del Los Angeles Times di ottobre, la pellicola di David Fincher si è meritata una bella “scrollata di spalle” in ambito di candidature agli Oscar. Un bel colpo per il regista di “Alien”, “Seven”, “Fight Club”, “The Social Network” e “Il curioso caso di Benjamin Button” (solo per citarne alcuni).
Come per altri film in lista, anche “Gone Girl” può vantare una grande considerazione da parte delle giurie di altri ambiziosi premi, come il Golden Globe, il Satellite Awards e il National Board of Review of Motion Pictures. Senza contare il peso di un cast in cui figurano i nomi di Ben Affleck e Rosamund Pike che, nonostante le loro interpretazioni, forse non potranno aiutare l’ultimo lavoro di Fincher a salire spesso sul palco del Dolby Theatre.

La teoria del tutto

Il film racconta una delle vicende autobiografiche più toccanti e conosciute degli ultimi anni: la storia di Stephen Hawking, noto fisico e matematico inglese il cui nome è legato soprattutto ad alcuni dei più importanti studi sui buchi neri e sull’origine dell’universo.
Come è altrettanto noto, Hawking è costretto a muoversi su una sedia a rotelle e a parlare tramite l’ausilio di appositi macchinari a causa di una grave malattia che gli impedisce il movimento. Nonostante ciò, grazie ad una straordinaria forza di volontà e ad un grande intelletto, lo scienziato riesce nei suoi studi e anche nella sua vita privata, coronando il suo amore per Jane, la donna della sua vita.
Il personaggio di Hawking è interpretato magistralmente da Eddie Redmayne, capace di calarsi perfettamente nella parte, dal punto di vista fisico e caratteriale. Sua moglie, Jane, ha invece il volto di Felicity Jones, la cui presenza sarebbe un’assoluta novità nel teatro di Los Angeles.

Birdman

Michael Keaton si rimette in gioco con “Birdman”, parodizzando un po’ se stesso e la sua passata esperienza di Batman (nel 1989 e nel 1992, in entrambi i casi per la regia di Tim Burton).
Noto per aver interpretato il ruolo di un famoso supereroe, Riggan Thompson (Michael Keaton, appunto) cerca di tornare a tutti i costi alla ribalta indossando i panni di Birdman e tentando di ritrovare la fortuna in quel di Broadway. Ben presto, però, si troverà a scontrarsi contro l’enorme ego di Mike Shiner (Edward Norton), che gli contende il ruolo di “prima donna”. Ma soprattutto, Riggan dovrà fare i conti con se stesso, cercando di chiudere definitivamente col suo passato ormai troppo distante e di pensare sopratutto al bene della sua famiglia.
Il film, diretto da Alejandro Inarritu, ha in realtà più possibilità di concorrere nella categoria Miglior fotografia che nelle altre, ben più ambite.

The Imitation Game

E’ la storia di Alan Turing, il crittoanalista inglese che riuscì ad interpretare il Codice Enigma dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Un grande merito che non gli eviterà una vita di sofferenze e persino persecuzioni, tanto dolorose da portarlo al suicidio nel 1954.
Turing è interpretato da Benedict Cumberbatch, che finora non è mai stato candidato agli Oscar ed è noto soprattutto per aver prestato il volto a Sherlock Holmes nel telefilm “Sherlock” – ruolo che gli è valso l’Emmy come miglior attore protagonista nel 2010.

Boyhood

“Boyhood” è senz’altro uno degli esperimenti più curiosi della storia del cinema, finora unico nel suo genere. Il progetto, ideato e portato a termine dal regista Richard Linklater, è quello di raccontare la crescita di un ragazzo, Mason, seguendolo nel corso di ben 12 anni. Letteralmente. Le riprese del film, infatti, sono iniziate nell’ormai lontano 2002 e sono terminate solo nel 2013. Ogni anno, periodicamente, Linklater ha avuto la costanza e la pazienza di radunare lo stesso cast, assistendo e riprendendo di volta in volta la crescita dei protagonisti e quella parallela degli interpreti.
Tra questi, non si può trascurare Ellar Coltrane, che interpreta il protagonista del film sul cui set è praticamente cresciuto, mischiando la sua infanzia e la sua adolescenza con quelle del personaggio ideato per lui da Linklater.
L’esperimento, ben riuscito, non è certo passato inosservato. In ogni angolo del mondo si è parlato della curiosa idea del regista statunitense, che ha già conseguito l’Orso d’argento al prestigioso Festival di Berlino e che ora non vede l’ora di passare sotto il giudizio dei membri dell’Academy.

Selma

Infine “Selma”, uno di quei film “impegnati” che affondano le unghia nel passato e scavano nel profondo delle coscienze umane (specie, anche in questo caso, di quelle americane). Uno dei quei film, diciamo, che piacciono tanto ai membri dell’Academy Awards. “Selma”, diretto da Ava DuVernay, racconta le marce da Selma a Montgomery che dal 1965 diedero il via alla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti.
Protagonista indiscusso della pellicola è Martin Luther King, interpretato da David Oyelowo.
Distribuito nelle sale statunitensi da Natale, il film sembra aver destato l’attenzione di gran parte della critica, compresa quella impegnata nelle candidature agli Oscar. Non è prematuro, e neanche troppo azzardato, avanzare un’ipotesi: “Selma” potrebbe davvero percorrere le orme di “12 anni schiavo”.

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Gli altri film che bussano alla porta del Dolby Theatre, anche se abbastanza timidamente, sono “Whiplash” e “The Grand Budapest Hotel” che probabilmente concorreranno nella categoria Miglior fotografia.

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