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Il crollo di Pompei

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[highlight]Ultimatum dell’ Unesco per far fronte all’incuria con cui è gestito il sito di Pompei[/highlight]


Ha potuto più l’incuria che l’eruzione del 79 d.c. Così dopo i ripetuti crolli e la folla di turisti lasciati invano ad aspettare l’apertura dei cancelli (venerdì 28 giugno) è arrivato inesorabile l’ultimatum dell’ Unesco.
“Il governo italiano ha tempo fino al 31 dicembre 2013 per adottare misure idonee per Pompei e l’Unesco ha tempo fino al 1 febbraio 2014 per valutare ciò che farà il governo italiano e rinviare al prossimo Comitato mondiale 2014 ogni decisione”.
Già i danni strutturali subiti dalla Schola Armaturarum prima e quelli rilevati ai danni del muro di cinta nei pressi di Porta Nola poi fecero il giro del mondo. La fila di turisti sotto al sole in attesa di un’ apertura dei cancelli che non sarebbe avvenuta ha riacceso le polemiche e l’ eco è rimbalzata sui media di tutto il mondo.
L’Italia è ad oggi il paese che ospita il maggior numero di siti riconosciuti dall’organizzazione internazionale,  ma, come ammette Giovanni Puglisi, che  ne presiede la commissione nazionale italiana, ” evidentemente non li protegge bene”.
Infiltrazioni, danni dovuti all’erosione ed alla luce, interventi non proprio ortodossi hanno disegnato negli anni l’attuale scenario che, da solo, denuncia gravi pecche di gestione ed incuria.
Il problema non sono i soldi, sembra. O, almeno, non solo quello. Certo il costante taglio di fondi alla cultura non ha aiutato,  ma molto hanno contribuito le carenze organizzative in genere nonché l’ assenza di dialogo tra i sindacati e le parti sociali.
Il “venerdì nero” dei musei italiani era stato annunciato con regolare comunicato sindacale al quale non è seguito un intervento istituzionale immediato. Il Ministro Buy ha, infatti, convocato le parti fissando la data dell’incontro per l’8 luglio. Nessuna sorpresa quindi, nessuna catastrofe inaspettata.
Fortunatamente i turisti continuano a spingersi nelle nostre terre a farci visita seppur criticandoci, a superare le prevenzioni, che troppo spesso noi stesso alimentiamo, attratti da un paese che per sorte e non per  merito possiede il più vasto dei patrimoni naturali e storici.
Prevedibile quindi che in una giornata baciata dal sole, perché anche il clima ci è favorevole, ci fosse una folla ansiosa di addentrarsi tra le magiche rovine.
Per il governo parla  il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni: “È obbligatorio per noi intervenire dopo il giudizio dell’Unesco su Pompei. Il problema non sono i soldi ma varare il piano complessivo di gestione e valorizzazione, come aveva individuato l’ex ministro Fabrizio Barca”-“  Dobbiamo convergere tutti sul rilancio del nostro patrimonio” .

Appunto,  dobbiamo!


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