La memoria digitale ci renderà immortali

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Le risorse della tecnologia digitale permetteranno di salvaguardare la nostra memoria e farla sopravvivere dopo la nostra morte

Vincere la morte, o meglio, lasciare un segno indelebile del nostro passaggio. Un desiderio che da sempre accompagna l’umanità e che spesso ne ha condizionato il comportamento. Basti pensare alle Piramidi, alla Grande Muraglia o alla miriadi di creazioni che personaggi storici hanno realizzato a loro perenne memoria. Potere del ricordo, elemento essenziale capace di raccontare noi stessi e farci ricordare dalle persone che ci circondano. Una foto, un video, una semplice cartolina, piccoli frammenti che anche a distanza di anni sono in grado, anche solo in parte, di parlare di noi. Ma negli ultimi anni molto è cambiato.

È innegabile. La tecnologia e i tanti strumenti che questa ha messo a nostra disposizione hanno fortemente condizionato l’essenza del ricordo. Gli odierni smartphone rendono possibile registrare video o scattare immagini in ogni momento in modo semplice e altamente qualitativo, i servizi cloud di immagazzinarle al riparo da tutto o quasi, disponibili senza alcuna limitazione di spazio e/o tempo. E questo solo per fermarsi ad una minima parte delle innovazioni disponibili.

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Viviamo, raccogliamo, immagazziniamo. Un processo circolare che ormai è diventato, spesso inconsciamente, parte di noi e che condiziona la nostra percezione, le “impronte” che il nostro cammino lascia.

Il web e la “memoria” virtuale

Il web, l’innovazione più innovazione, che per sua natura estremizza e segna ancor più profondamente il processo di cui parlavamo. Oggi depositiamo su di esso una parte enorme di noi e della nostra vita, spesso senza nemmeno rendercene conto. Lo facciamo ogni volta che ne sfruttiamo una delle tante risorse: la timeline di Facebook registra i nostri eventi più significativi, l’account Instagram le immagini, la casella di posta Gmail documenta le nostre conversazioni e il canale di YouTube racconta per immagini come ci muoviamo, parliamo  o addirittura cantiamo. Raccogliamo e curiamo i nostri ricordi come mai prima, avvicinandoci ad una sorta di immortalità.

>Ma ciò può essere davvero intesa come reale memoria o è più un’impronta in negativo di essa? Può bastare a farci vincere il tempo?

A tal fine Eterni.me, un’azienda californiana, sta lavorando per trasformare questa immensa mole di dati non in una semplice raccolta post mortem, ma in una risorsa capace di far sopravvivere la nostra reale personalità. Un funzionamento semplice nei fatti quanto fantascientifico nelle prospettive. I nostri dati vengono raccolti, filtrati e analizzati prima di essere inseriti in una intelligenza artificiale che funzionerà da nostro avatar, cercando di emulare il nostro aspetto e soprattutto la personalità. Interagendo con l’avatar  mentre si è ancora in vita, questi impara di più su di noi e “cresce” avvicinandosi giorno dopo giorno ad un clone virtuale.

La reale differenza rispetto ad una raccolta digitale sarà la possibilità per i nostri posteri di interagire con l’avatar, confrontandosi con qualcosa di quanto più simile alla nostra personalità in vita. L’unico inconveniente è che si prevedano decenni di interazioni tra uomo e avatar perché questi possa carpire parte del nostro essere.

Nuove frontiere, il back-up del cervello umano

Trama da film hollywoodiano? Forse. Certamente Eterni.me non è tra i progetti più avvenieristici. Sono in molti gli studiosi impegnati addirittura nel progettare un vero e proprio back-up totale del cervello umano. Raymond Kurzweil, noto scienziato di livello mondiale scelto da Google per seguire questo progetto, prevede che entro una ventina di anni sarà possibile, sfruttando al meglio le potenzialità enormi delle nanotecnologie. Anzi, stando alle sue parole il procedimento sarebbe in linea tecnica già possibile oggi. Semplificando potremmo scaricare su un supporto esterno la nostra memoria e tutto ciò che questa contiene, rendendola eterna.  

Sono al momento numerose però le difficoltà anche solo ipotizzate: dalla possibile distruzione del cervello nel processo di download alla riutilizzazione delle informazioni archiviate, passando per il rischio di perdita dell'”intelligenza critica”. Difficoltà che andranno studiate e valutate approfonditamente se si vorrà tramutare il progetto in realtà

Alle problematiche tecniche si accostano poi quelle etiche. Cosa succederebbe se il procedimento andasse male? Potremmo avere un’entità “rotta” con solo parte della personalità iniziale per esempio. O uno sconosciuto con caricata la nostra personalità. Non solo, le “persone emulate” dovrebbero probabilmente avere gli stessi diritti legali della normale popolazione, ma garantirli porterebbe certamente cambiamenti sociali significativi.

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Avatar, copie virtuali, back-up: qualunque sia lo strumento di “archiviazione” non bisogna mai scordare che quando si parla di memoria e ricordo l’importante però non è tanto conservare  quanto condividere.

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