Facebook compra WhatsApp. È Zuckerberg il Grande Fratello?

Feb 21 • TecnologiaNessun commento su Facebook compra WhatsApp. È Zuckerberg il Grande Fratello?

Il genietto di Harvard annuncia la storica acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook per una cifra pari a circa 19 miliardi di dollari e accede anche ai nostri recapiti telefonici. Troppo potere nelle mani di una sola persona?

Diciannove miliardi di dollari. E’ questa la sorprendente cifra che Facebook ha sborsato nelle scorse ore per acquisire WhatsApp, il famoso servizio di messaggistica istantanea fondato da Jan Koum nel 2009.

Ad annunciare il clamoroso affare è il fondatore e CEO del social network di Menlo Park , Mark Zuckerberg, che, attraverso un post apparso sulla sua pagina Facebook ufficiale, ha sottolineato l’importanza strategica di tale acquisizione nel settore delle comunicazioni.

Sono davvero eccitato di annunciare che abbiamo deciso di acquistare WhatsApp e che il suo team al completo si unirà a Facebook

Secondo Zuckerberg, inoltre, l’acquisizione di WhatsApp si va ad inserire all’interno di un contesto nel quale il suo social network è stato pioniere negli anni scorsi, ma che il cui futuro resta ancora tutto da scrivere:

WhatsApp è un servizio di messaggistica mobile semplice, veloce ed affidabile che viene utilizzato da oltre 450 milioni di persone su tutte le principali piattaforme mobile. Più di 1 milione di persone si iscrivono per WhatsApp ogni giorno ed è sulla buona strada raggiungere un miliardo di persone. Sempre più persone si affidano a WhatsApp per comunicare con tutti i loro contatti ogni giorno

Dal punto di vista “estetico”, nulla cambierà per i possessori di uno smartphone di ultima generazione. Proprio come già accaduto con Instagram, anch’esso acquisito da Facebook nel 2012 per una cifra poco superiore al miliardo di dollari, non vi sarà una vera e propria integrazione con i servizi del famoso social network e continueranno a rimanere in vigore le attuali condizioni di distribuzione sui principali e-store digitali (ossia attraverso il download gratuito a cui annualmente va aggiunta una spesa di 0.89 €). Insomma, Mark Zuckerberg ha deciso di guardare oltre ed assicurarsi la proprietà di uno dei sistemi di messaggistica più diffusi ed amati dagli utenti.

Le cifre. Si tratta di un affare che non ha precedenti nella storia dei social network. Ai 16 miliardi di dollari che l’azienda di Menlo Park ha versato nelle casse dei fondatori, infatti, vanno aggiunti i circa 3 miliardi di azioni vincolate liquidate ai dipendenti e dirigenti di WhatsApp. Nonostante il mercato finanziario non abbia accolto nel modo più caloroso l’acquisizione, facendo perdere ben il 5% del valore del titolo Facebook nelle ore immediatamente successive all’annuncio – in parte giustificabile per le cifre fino ad ore inedite nel settore delle app dedicate ai dispositivi portatili – ci sono davvero pochi dubbi sul fatto che si tratti di una vera e propria pietra miliare per la storia di Facebook.

Da anni, infatti, Zuckerberg aveva tentato di entrare nel settore della messaggistica istantanea – con app decisamente ambiziose come quella di Facebook Messenger, che permette addirittura di effettuare chiamate vocali gratuite in mobilità – senza però mai riuscirci. Da oggi, invece, potrà far riferimento ad una mole pari a circa 27 miliardi di messaggi istantanei scambiati ogni giorno. Un traguardo decisamente difficile da immaginare per qualsiasi altro competitor, soprattutto se addizionato alla comunque vasta gamma di servizi di comunicazione offerti da Facebook.

Non passa in secondo piano, infine, il fatto che WhatsApp sia in costante crescita soprattutto in Paesi come la Cina, in cui Facebook e più in generale i social network occidentali sono letteralmente banditi. Un vero e proprio “cavallo di Troia” per il genietto della Silicon Valley.

A questo punto la domanda sorge spontanea: se Mark Zuckerberg possiede i dati anagrafici di gran parte dell’utenza web ed ora dispone anche dei loro numeri di telefono, siamo di fronte al famigerato Grande Fratello immaginato da George Orwell nel romanzo “1984”?

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