La Roma è sempre più bella, Napoli e Juventus tengono vivo il campionato

Ott 8 • Sport1 commento su La Roma è sempre più bella, Napoli e Juventus tengono vivo il campionato

Il settimo turno del campionato vede la Roma continuare a volare, mentre Juventus e Napoli restano in scia. Milanesi in crisi, in coda la Sampdoria non vince più. E continuano gli errori degli arbitri…


Ci sono un francese, un italiano e uno spagnolo. Non è una barzelletta, ma quello che sta succedendo al campionato italiano di Serie A: Rudi Garcia, Antonio Conte e Rafa Benitez sono i timonieri delle squadre che, finora, sono riuscite a creare un solco con le avversarie. Lo scontro tra Inter e Roma doveva essere uno spartiacque: lo è stato, ma forse in modo inatteso. La squadra capitolina ha dominato e travolto quella di Mazzarri, cui non resta che aggrapparsi agli “episodi”. Il Napoli ha vita facile col Livorno, mentre la Juve si sbarazza del Milan e forse lo esclude già dai giochi per la vetta. Sul fondo della classifica torna mestamente il Sassuolo, cui continua a fare compagnia la Sampdoria, a secco di vittorie dallo scorso torneo. Grande crisi anche per il Bologna, superato in casa dal sorprendente Verona, e per il Chievo, battuto al Bentegodi dall’Atalanta.

CHIEVO-ATALANTA 0-1 (16’ Moralez)

Disastro Chievo. Doveva essere la partita del rilancio, lo scontro diretto contro una rivale per la salvezza e, per giunta, in casa, invece è stata una disfatta. L’Atalanta ha approcciato meglio alla gara e ha trovato il (bel) gol di Maxi Moralez in semirovesciata da pochi passi, che alla fine è risultato decisivo. L’argentino torna a festeggiare la gioia personale dopo oltre un anno e, soprattutto, regala ai nerazzurri tre punti fondamentali, che permettono di guardare la classifica con occhi differenti. Subita la rete, il Chievo ci ha messo un po’ a riorganizzarsi e i successivi tentativi sono andati a vuoto o per errori di mira degli attaccanti (Paloschi su tutti) o per interventi al limite del prodigio di Consigli (in particolare su Pellissier nel finale). Troppo poco, per Sannino, che continua a essere a rischio esonero.

INTER-ROMA 0-3 (18′, 40′ rig. Totti, 44′ Florenzi)

Devastante. Questo è l’aggettivo che al momento definisce meglio la Roma. E a farne le spese è l’Inter di Mazzarri, che non è riuscita a opporre la giusta resistenza allo strapotere, anche fisico, degli avversari. La partita sembra inizialmente bloccata, pur giocata ad alti ritmi, fino a quando un capolavoro di Totti la indirizza in maniera decisiva. Il Perozzi di “Amici Miei” definiva il genio «fantasia, intuizione, precisione e velocità di esecuzione»: nel tiro del capitano giallorosso dal limite dell’area c’è tutto questo. L’Inter si rimette in moto e si ferma per due volte a pochi centimetri dal pareggio: prima per un fallo su Alvarez proprio appena che entri in area di rigore, poi per il palo clamoroso colpito da Guarin a De Sanctis immobile e incolpevole. Centimetri che fanno la differenza poco dopo, quando Gervinho viene affrontato fallosamente da Pereira: per il giudice di linea l’intervento è in area, le immagini al rallentatore diranno che forse non è così. Dal dischetto va però Totti, che supera ancora Handanovic. La partita si chiude al 44’, quando è ancora il 10 romanista a inventare una ripartenza dopo un calcio d’angolo per l’Inter, completamente sbilanciata in attacco. Strootman è bravissimo nel portar palla nel coast-to-coast e nel servire il liberissimo Florenzi, che insacca con un preciso diagonale. Il secondo tempo diventa quindi formalità, con l’Inter che non riesce mai a rendersi davvero pericolosa. Da segnalare solo l’espulsione di Balzaretti per doppia ammonizione.  La Roma continua a volare a punteggio pieno e, soprattutto, continua a destare impressione per forza e capacità tecniche: attacco eccellente, grande atletismo, difesa impenetrabile. Lo scontro col Napoli (è arrivata l’ufficialità, si giocherà venerdì 18 alle 20.45) sarà decisamente interessante, con la Juve a far da spettatore interessato. Su Mazzarri e l’Inter poco da dire: il cantiere nerazzurro è ancora aperto, ma appellarsi a sfortune, episodi o assenze (Jonathan e Campagnaro sono importanti per la squadra, ma non certo due pilastri) non sembra essere l’atteggiamento giusto per un progetto vincente.

PARMA-SASSUOLO 3-1 (32′ Palladino, 70′ Rosi, 76′ Cassano; 45′ Berardi)

È Cassano-show nell’anticipo domenicale del settimo turno di campionato. Il derby emiliano è illuminato dalla giornata di grazia dell’ex nazionale azzurro, che diventa protagonista di spunti decisivi, conditi da due assist e un gol personale. Il Sassuolo paga (ancora una volta) l’inesperienza e la scarsa capacità di finalizzare le occasioni avute. E dire che la partita si era messa nel verso giusto: dopo il gol iniziale di Palladino (e un altro annullato allo stesso attaccante napoletano per fuorigioco inesistente) su clamoroso errore di Acerbi, che si lascia sfilare la palla da Cassano, i neroverdi beneficiano di un rigore allo scadere del primo tempo, con annessa espulsione del portiere Mirante. Il pareggio di Berardi (al primo gol in A) potrebbe dare la spinta decisiva verso la prima vittoria, invece nella ripresa arrivano due contropiede con cui il Parma riesce nell’impresa. Prima Rosi e poi Cassano, come detto, fissano il punteggio sul 3-1 finale, che lascia sempre meno speranze a Di Francesco e ai suoi. Donadoni può invece gioire: dopo la partenza incerta, il suo Parma sembra aver imboccato la strada giusta, con 8 punti (dei 9 totali) conquistati nelle ultime 4 gare. E se Cassano comincia a integrarsi, la via per la salvezza sarà sicuramente più semplice.

BOLOGNA-VERONA 1-4 (52′ rig. Diamanti; 22′ Cacciatore, 29′ Iturbe, 56′ Toni, 93′ Jorginho)

La giornata bolognese, iniziata male, con gli scontri fuori dallo stadio che hanno bloccato il pullman della squadra ospite e fatto differire di 20 minuti l’inizio della partita, è finita pure peggio. I rossoblù cadono pesantemente in casa sotto i colpi di un Verona sempre più sorprendente, ormai arrivato a 13 punti in classifica (solo 1 meno dell’Inter, addirittura 5 in più del Milan). Mandorlini si affida ancora alla coppia Toni-Iturbe e si gode i frutti: entrambi in gol (il talentino argentino con una discesa quasi slalomistica), imitati da Cacciatore e Jorginho. Quattro reti che affondano il Bologna, che si affida sempre e solo all’estro di Diamanti (che realizza dal dischetto), ma che mostra grossi limiti di organico e organizzazione. Pioli è a rischio, nonostante la conferma (scontata e retorica, per ora) del presidente bolognese: tre punti in 7 gare è un bilancio preoccupante, soprattutto per l’involuzione del gioco della squadra. Il Verona, attualmente in zona qualificazione europea, può permettersi di sognare, non dimenticando l’obiettivo stagionale della salvezza.

CATANIA-GENOA 1-1 (63′ Barrientos; 87′ Legrottaglie aut.)

La gara della paura, tra due squadre in crisi, non poteva che finire in pareggio. I due gol arrivano su errori, abbastanza marchiani, delle difese: prima è un’incertezza di Antonini che consente a Barrientos di superare l’incolpevole Perin. Poi, quasi allo scadere, Legrottaglie tenta di anticipare Gilardino ma insacca nella sua porta. Un punto a testa che non fa felice Maran, soprattutto per la prestazione, mentre invece può accontentare il rientrante Gasperini. L’ex tecnico dell’Inter ha preso le redini del Genoa solo in settimana, e quindi uscire imbattuti alla prima, per giunta in trasferta, ha sicuramente dei risvolti positivi. Dopo la pausa, però, i presidenti delle due squadre vorranno senz’altro vedere un cambio di passo, per evitare di restare impantanati in maniera pericolosa nella zona retrocessione.

NAPOLI-LIVORNO 4-0 (4′ Pandev, 26′ Inler, 54′ Callejon, 83′ Hamsik)

Non doveva esserci partita, neppure sulla carta: se, poi, alla differenza di tasso tecnico si aggiungo anche gli errori, l’esito è più che scontato. Napoli-Livorno è tutta qui, un incontro durato appena 4 minuti: il tempo necessario alla squadra di Benitez di prendere in contropiede gli avversari grazie a una ripartenza di Mertens dopo una palla persa da Luci sulla trequarti azzurra e alla finalizzazione precisa di Pandev. L’assenza di Higuain viene dunque “mascherata” fin da subito, anche perché il raddoppio di Inler arriva dopo poco, con un tiro da lontano sul quale Bardi non è riuscito a intervenire in modo ottimale. L’unica reazione della squadra di Nicola è sul finire del primo tempo, quando una splendida conclusione al volo di Emeghara da quasi 25 metri si stampa sul palo esterno della porta di Reina. Pericolo scampato, per il Napoli, che nel secondo tempo giochicchia e trova altri due gol, con Callejon e soprattutto Hamsik, che così mette fine alla sua astinenza. Il Livorno è apparso troppo ingenuo e arrendevole, offrendosi alle folate offensive del Napoli e non riuscendo a opporre la giusta grinta in fase difensiva. Per Benitez, in attesa di avversari di altro spessore, la certezza di avere un gruppo che sta acquistando, poco a poco, sicurezza nei propri mezzi e determinazione. Serviranno, sia nel cammino in campionato che in quello europeo.

SAMPDORIA-TORINO 2-2 (41′ Sansone,  94’ rig. Éder; 66′ Immobile, 76′ rig. Cerci)

Succede di tutto, nello scontro tra Samp e Torino. Grande protagonista, in negativo, l’arbitro Gervasoni, che riesce a scontentare entrambe le squadre. Il primo episodio in coda al primo tempo: a Samp è già in vantaggio per 1-0 grazie al gol di Sansone e, a 20 secondi dalla fine del recupero, usufruisce di una punizione da posizione pericolosa per fallo di Darmian su Gabbiadini. Le polemiche e l’ammonizione al difensore fanno svanire il tempo di recupero, ma l’arbitro decide di far tirare comunque il calcio piazzato, avvisando Palombo (capitano e tiratore) che fischierà subito dopo. E fa così, non tenendo conto però del prosieguo immediato dell’azione, che porta Pozzi al gol dopo la corta respinta di Padelli. Una scelta non chiara e neppure giustificabile a termine di regolamento, nonostante la “premessa” ai calciatori.  I doriani perdono pazienza e concentrazione e, dagli spogliatoi, esce un altro Torino, che riesce a ribaltare la gara grazie alla rete di Immobile e al rigore di Cerci, sempre più capocannoniere. Poi, nel finale, l’altro episodio dubbio, con l’atterramento di Éder da parte di Glik in area di rigore che concederà il tiro dal dischetto e il pareggio finale. Punteggio tutto sommato giusto, per una gara strana e che lascia sia Ventura che Rossi con l’amaro in bocca.

UDINESE-CAGLIARI 2-0 (33′ Danilo, 54′ Di Natale)

Un gol per tempo e l’Udinese risolve la pratica Cagliari, confermando la predilezione per le gare interne: 3 vittorie e un solo pareggio al Friuli, in questo campionato, cui fanno da contraltare le tre sconfitte esterne. A segno vanno Danilo, in mezza girata al volo su una punizione di Di Natale, e lo stesso capitano bianconero, direttamente da calcio piazzato. Il Cagliari non ha ripetuto la prova di forza e orgoglio di sette giorni fa contro l’Inter, e ha opposto scarsa resistenza al predominio dei padroni di casa. I 7 punti non possono comunque far rilassare troppo il tecnico Lopez, anche a causa dell’ormai annosa questione relativa allo stadio, che continua ad agitare le acque in casa sarda. In settimana, il capitano Conti ha minacciato lo sciopero se non si risolverà a breve la situazione. Guidolin dovrà invece lavorare ora per far superare ai suoi il mal di trasferta, a cominciare magari dalla sfida con il Milan a San Siro (a porte chiuse per la squalifica del campo a causa dei cori razzisti) in programma dopo la sosta.

JUVENTUS-MILAN 3-2 (1′, 90′ Muntari; 15′ Pirlo, 69′ Giovinco, 75′ Chiellini)

Il secondo big-match del settimo turno mette di fronte la Juve campione d’Italia, in crisi se non di risultati almeno di prestazioni, e il Milan che invece è partito decisamente a rilento. Vincono, meritatamente, i bianconeri, che forse mettono una pietra tombale sulle aspirazioni del team di Allegri per questo campionato: solo 8 punti in 7 gare, quanti il Livorno, passivo enorme rispetto alla capolista (-13 punti), difesa colabrodo e nervi a fior di pelle. Se contro il Napoli fu Balotelli a esplodere contro l’arbitro, e per giunta a partita ormai finita, con la Juve a salire agli “onori” della cronaca è Philippe Mexès. Al 50’ della ripresa, sugli sviluppi di un angolo per i padroni di casa, il difensore francese colpisce con un pugno alla schiena Chiellini, che crolla a terra. Sarebbe rigore con relativa espulsione, ma né l’arbitro Rocchi né i suoi assistenti notano l’accaduto. Poco male ai fini del risultato finale, ma la punizione per Mexès è comunque arrivata attraverso la prova tv: 4 giornate di squalifica, per lui, che comunque è riuscito a farsi espellere nel corso del match per doppia ammonizione. Tornando al calcio giocato, la Juve è riuscita a rimettere in piedi una partita che era iniziata nel peggiore dei modi, con la rete-lampo di Muntari dopo soli 20 secondi. La reazione della squadra di Conte è stata veemente e ha portato al pareggio già al quarto d’ora, con una punizione di Pirlo. Nella ripresa, poi, grazie anche ai cambi indovinati dal tecnico di casa, l’incontro si è capovolto con i gol di Giovinco e quello di Chiellini, che ha quindi avuto la sua personale rivincita su Mexès (peraltro, su una punizione scaturita dal fallo del francese, che ne ha sancito anche l’espulsione). Il Milan è tornato a farsi sotto nel finale, ma il gol di Muntari ha solo causato qualche preoccupazione ai tifosi dello Juventus Stadium, così come l’ultimissimo tentativo di Zapata finito alto. Juve pienamente in corsa sul treno scudetto, anche se meno brillante del passato. Sul Milan difficile dire qualcosa. E, ancora una volta, da Allegri arrivano dichiarazioni poco “ispirate”, stavolta sul comportamento di Mexès:

Non ha dato un pugno. Era un contrasto, una marcatura. Di questi falli ce ne saranno mille dentro l’area. E’ un colpo sulla schiena, non un pugno. Se volete dire che è un pugno, dite che è un pugno. Forse è anche più grave la trattenuta.

Anche qui, meglio evitare commenti (basta vedere le immagini).

LAZIO-FIORENTINA 0-0

Doveva essere una partita interessante, la sfida tra due tecnici offensivi e rivolti allo spettacolo, ma alla fine le aspettative sono state accontentate solo in parte. Finisce 0-0 tra Lazio e Fiorentina, un punto per uno che forse è buono in prospettiva futura, ma che al momento fa perdere terreno sia a Petkovic che a Montella. La Lazio deve rinunciare a tutta la sua pattuglia d’attacco e fa affidamento sul giovane Perea, mentre invece i viola recuperano Rossi (convocato anche in nazionale da Prandelli). Le scorie post-Europa League si fanno sentire, anche se sembra pagarne le spese più la Fiorentina (che cambia 6 uomini rispetto alla gara con il Dnipro) che la Lazio, partita invece con lo stesso undici che ha sfidato il Trabzonspor. Ma, stavolta, neppure l’ingresso di Floccari riesce a riscrivere l’esito della partita.

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