Brasile 2014, azzurri eliminati al primo turno. Prandelli lascia

Giu 25 • SportNessun commento su Brasile 2014, azzurri eliminati al primo turno. Prandelli lascia

Brasile 2014 Italia eliminata

Una brutta Italia fuori al primo turno come quattro anni fa. L’Uruguay passa con un gol di Godin. Prandelli e i suoi protestano contro l’arbitro Rodriguez. Prandelli si dimette: “Mi assumo le mie responsabilità, ma l’arbitro ha rovinato la partita”.

Ci risiamo. Nuovo scenario, stesso incubo: l’Italia esce dai Mondiali al primo turno. Proprio come la Nazionale di Lippi quattro anni fa in Sudafrica, anche la squadra di Prandelli lascia Brasile 2014 molto prima del previsto, dopo una scialba prestazione contro l’Uruguay di Tabarez e la seconda sconfitta consecutiva nel Gruppo D.

Fallimento totale

A quanto pare, non è bastata la batosta subita venerdì scorso dal Costa Rica agli azzurri che, nonostante tutte le perplessità e gli scetticismi, sembravano avere la qualificazione in tasca contro il comunque temibile Uruguay degli spaventosi Cavani e Suarez. E non solo perché gli uomini di Prandelli avevano due risultati su tre a disposizione, ma anche per l’impressione che questa squadra, a giudicare dai nomi e dalle caratteristiche dei propri giocatori, ha dato a tutti gli esperti alla vigilia di questo Mondiale. Invece, la vittoria al debutto contro l’Inghilterra non è stato che un segnale illusorio, andato in frantumi prima contro gli scatenati centro-americani e poi contro i non irresistibili sudamericani.

A Natal Italia e Uruguay hanno dato vita ad una delle partite più brutte di questo torneo. Entrambe timorose e indecise, le due squadre sono parse stanche e tatticamente impreparate. In particolare gli azzurri che, dal 4-3-2-1 delle prime due partite sono passati al tanto caldeggiato 3-5-2 che, ancora una volta, ha riservato una delusione internazionale. Alla fine ha deciso un colpo di testa di Godin su calcio d’angolo battuto da Gaston Ramirez.

Prandelli tra errori, critiche e… Moreno

Se è vero che l’Italia ha disputato un Mondiale disastroso, è altrettanto vero che contro l’Uruguay la prestazione dell’arbitro Marco Antonio Moreno Rodriguez non è stata impeccabile. Come sottolineato da Prandelli e da tutti i giocatori italiani nel post-partita, il direttore di gara ha preso alcune decisioni controverse, come l’espulsione (alla fine risultata decisiva) di Marchisio al 59′ e il mancato cartellino rosso a Suarez per il morso a Chiellini poco prima del gol di Godin.

Una delle pecche degli italiani, giocatori e tifosi, ai Mondiali è quella di lamentarsi troppo degli arbitri dopo un’eliminazione. Il caso più eclatante fu senza dubbio quello del 2002 con gli evidenti torti subiti contro la Corea del Sud da parte dell’arbitro ecuadoriano Moreno. Stavolta la situazione è diversa: le responsabilità di quest’eliminazione sono tutte di Prandelli e dei giocatori ma il caso ha voluto che anche contro l’Uruguay fosse un Moreno ad arbitrare il match.

In una partita nervosa e bruttina, alla fine il messicano si è ritagliato un suo spazio con l’espulsione a Marchisio che poteva anche starci (non secondo Prandelli) e il mancato provvedimento sull’episodio Suarez-Chiellini. Soprannominato Dracula, Rodriguez ha ignorato (o non ha visto) il morso che l’attaccante uruguayano ha dato al difensore della Juve. Un gesto tipico di Suarez, non nuovo a questi episodi, che ha fatto subito il giro del web.

Particolari, certo non irrilevanti, a cui il ct Prandelli si è subito aggrappato al triplice fischio:

Mi assumo tutte le responsabilità del progetto tecnico, ma è assurdo rimanere in dieci in una partita come questa. Non si può condizionare così una gara, l’arbitro l’ha rovinata.

Un popolo di allenatori

In Italia, si sa, prima di una partita decisiva diventano tutti allenatori, figuriamoci dopo una figuraccia del genere. Per fortuna, però, il mister è soltanto uno e ragiona e decide con la propria testa, anche se questo vuol dire dubitare di se stessi. Sì, perché è bastata la sconfitta con il Costa Rica per spingere Prandelli a stravolgere l’assetto tattico attorno al quale questa nazionale era stata costruita. E non si tratta solo della decisione di schierare contemporaneamente Balotelli e Immobile (una scelta attesa sinceramente da quasi tutta Italia, ma definita “impossibile” da Prandelli alla vigilia dei Mondiali), ma anche del repentino e troppo frettoloso cambio di modulo.

Il passaggio dalla difesa a quattro alla difesa a tre e lo schieramento tutto italiano che nasce dal 3-5-2 si è rivelato ancora una volta fallimentare. Un modulo chiesto a gran voce da molti, giornalisti e tifosi, in quanto avrebbe permesso di far giocare insieme le due punte sopracitate e i tre difensori juventini, Bonucci, Barzagli e Chiellini, abituati a giocare insieme e in questo modo ormai da tre anni. Ma il Mondiale non è il campionato di Serie A, e non si possono applicare le stesse idee tattiche in due contesti così diversi.

È normale che dopo una sconfitta si effettuino dei cambi, ma nel caso specifico non hanno funzionato.  La coppia d’attacco Balotelli-Immobile non ha dato i frutti sperati, e la scelta a sorpresa di Tabarez di schierare la sua squadra con un modulo speculare a quello dell’Italia ha mandato in tilt la squadra e Prandelli, che non ha saputo leggere la gara sbagliando tutte le sostituzioni.

Delusione Balotelli

Lo considero importante, ma deve dare più garanzie sul piano della tranquillità. Non riesci mai a capire se è sereno o no. L’ho tolto a fine primo tempo proprio perché era ammonito e avevo paura di restare in dieci.

Queste le parole di Prandelli, che in dieci ci è rimasto lo stesso, nonostante la sostituzione Balotelli-Parolo. L’espulsione di Marchisio, il cambio tra Immobile e Cassano forse un po’ prematuro e l’aggressività dell’Uruguay hanno determinato l’eliminazione di un’Italia troppo timorosa e rinunciataria.

Probabilmente la consapevolezza di avere due risultati su tre a disposizione, come spesso capita, ha giocato a sfavore degli azzurri che, come dimostrano i cambi del ct e l’atteggiamento dei giocatori in campo che non hanno quasi mai cercato la via del gol. Anche l’Uruguay, dal canto suo, non ha giocato una grande partita. Anzi, come dichiarato da Prandelli:

Non ha mai tirato in porta fino al vantaggio, noi abbiamo cercato il gol, ce la siamo giocata, è stata anche una bella gara, ma l’arbitro ha rovinato tutto. Quando lotti su ogni pallone come ha fatto l’Uruguay, qualche fallo ci sta. Ma non sono mai stati cattivi, quello di Marchisio non era assolutamente da rosso.

A differenza di Corea e Giappone 2002, con buona pace di Prandelli, le scuse arbitrali non reggono; a differenza di Sudafrica 2010, questa non era una Nazionale vecchia e stanca né tanto meno sazia. Questa era un’Italia ben equipaggiata, guidata da quello che resta uno dei migliori tecnici del nostro Paese che ora, a caldo, non sa più molto chiaramente cosa fare del proprio futuro:

Adesso vediamo. Dopo quattro anni di lavoro un cartellino rosso mette in discussione tutto. Ora facciamo delle riflessioni, poi vediamo. Certo, dispiace uscire in questo modo da un Campionato del Mondo.

Cambio modulo, critiche, incertezze tattiche, due colpi di testa (Ruiz e Godin), il caldo brasiliano, gli orari sballati e un cartellino rosso. E’ bastato questo, sono bastate tre partite per mettere fine al sogno azzurro.

Dimissioni Prandelli

Mi assumo tutte le responsabilità del progetto tecnico, su ogni decisione tecnica e di preparazione: ho già parlato con i responsabili della Figc e ho rassegnato le mie dimissioni, che sono irrevocabili

Nella conferenza stampa post-partita il ct Cesare Prandelli si è assunto la responsabilità del fallimento della sua squadra,. Per correttezza, però, va sottolineato però che in quattro anni di sua gestione non sono mancate le soddisfazioni: vice campioni d’Europa, terzi alla Confederation Cup e l’introduzione di una nuova filosofia legata alla Nazionale, con Prandelli alla guida tecnica della nazionale l’Italia è sempre finita sul podio.

Poco prima dell’inizio dei Mondiali era stato siglato il rinnovo di contratto per altri due anni, e proprio su questo ha voluto sfogarsi Prandelli, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa:

Dopo il rinnovo del contratto mi hanno trattato come un ladro, ma io non ho mai rubato i soldi ai contribuenti, ho sempre pagato le tasse, possono andare a testa alta. Ripeto: mi dimetto perché è mio il progetto tecnico, e non è stato un progetto tecnico vincente

Si possono criticare le scelte tecniche, il modulo, le convocazioni, ma non la correttezza di un allenatore che ha lavorato con dignità per quattro anni, cercando di costruire un bel gioco, corretto, pulito.

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