Star Trek Into Darkness

Giu 14 • SpettacoliNessun commento su Star Trek Into Darkness

intodarknessStar Trek Into Darkness: Cinque buoni motivi per andare a vederlo

Potremmo iniziare dal principio, dal fatidico “perché è cosa buona e giusta”. Ma probabilmente non funzionerebbe. E allora andiamo subito al sodo, “dritti – come direbbe il buon Jack Sparrowalla meta”: alla ciccia del nuovo Star Trek, sottotitolato Into Darkness.

Che siate fan o meno, questo non è un film che vi potete lasciare sfuggire se: a) amate gli effetti speciali; b) conoscete abbastanza la tv british da conoscere Benedict Cumberbatch e c) adorate lo spazio. E soprattutto non è un film che vi potete lasciare sfuggire se conoscete sua Maestà JJ Abrams, creatore di Lost, produttore di Fringe, prossimo padrino (e padrone) di Star Wars.

Cinque buoni motivi: ve ne diamo tanti per convincervi a fare il grande salto, staccare il biglietto e ad entrare in sala. Partiamo con la fotografia che è semplicemente stupenda, talmente pulita, lucida e nitida da far rimanere a bocca aperta. JJ, a certe cose, ci tiene e si vede: lo spettatore si ritrova in un mondo così concreto, così “palpabile”, da non faticare per niente a crederci. Specialmente poi se ci aggiungete la sceneggiatura: di nuovo, se non siete fan della saga di Star Trek certe cose, certi “richiami”, potrebbero non piacervi; ma chissà come, Roberto Orci riesce a rendere tutto accattivante e divertente. Le battute di spirito tra Spock e Kirk non mancano. Anzi, quando il film accenna a rallentare, diventano fondamentali, un perno attorno al quale si sviluppano le scene e l’interazione tra gli altri personaggi.

E non dimentichiamoci del cast: grandi riconferme a parte, tra le quali spiccano Chris Pine (Kirk), Zachary Quinto (Spock), Zoe Saldana (Uhura), Karl Urban (McCoy) e Simon Pegg (Montgomery Scott), fiore all’occhiello di questo episodio è sicuramente Benedict Cumberbatch, lo Sherlock – se lo conoscete – della nuova serie tv inglese; la voce di Smaug ne Lo Hobbit, l’attore che ha riempito platee di mezzo Regno Unito. Mastodontico, granitico, appassionante: con un’occhiata o un’espressione riesce a catturare l’attenzione della platea e a gestirla splendidamente, convincendo.

Nota dovuta anche agli effetti speciali che in uno sci-fi, volenti o no, la fanno sempre da padroni. Ma più che a questo, probabilmente il merito va dato a JJ Abrams, il regista, che non esagera mai, misura tutto col contagocce ed interviene sapientemente, rendendo il film scorrevole, mai pesante, dalla narrazione brillante e – nel senso più positivo possibile – semplice. È lui il padrone del set: c’è poco da fare – e davvero nient altro da aggiungere.

Infine, ci sono le musiche: gli sci-fi non sono come i western, ma – in un certo senso – gli si avvicinano. Molti primi piani, tanti silenzi, spazio profondo; personaggi che giocano con le loro espressioni e inquadrature che insinuano qualcosa: una buona soundtrack è necessaria. Il theme principale è lo stesso dello scorso episodio, ma l’arte – la maestria – di Michael Giacchino c’è tutta. Tanto di cappello a lui.

Se non sapete come riempire il vostro pomeriggio o, molto più semplicemente, avete voglia di buon cinema con tanta azione, fantascienza e ottimi interpreti, Into Darkness è la vostra scelta: poi non dite che non vi avevamo avvertiti.

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