Si scrive Comic Con, si legge Cinema

Lug 21 • Spettacoli1 commento su Si scrive Comic Con, si legge Cinema

Comic Con di San Diego: una lezione da imparare


Si scrive Comic Con, ma si legge tutto attaccato, con una sola C. L’hanno inventato gli americani partendo dall’idea di fiera del fumetto, e noi – come al solito – glielo abbiamo copiato. Le differenze tra la versione di qui e quella d’oltreoceano ci sono e, chiaramente, sono ancora tante: mentre a San Diego il Comic Con è un evento assolutamente da non perdere, dove Major, attori e registi fanno a gara per presentare i footage (video-prova, ndr) dei loro film, in Italia, tra Lucca, Roma e Napoli, si fatica ancora a tenere un regime alto, competitivo. Qualche personaggio famoso, ovviamente, viene anche da noi, spinto più dal sole, dal paesaggio e dal vino, ma questo è un di più, un’eccezione che conferma la regola (c’è gente come George RR Martin che da contratto, per essere presente, ha chiesto almeno una bottiglia di rosso d’annata, da bere tra un autografo e una foto “per – pensiamo noi – dimenticare”).

In Italia ci ostiniamo ancora alle cerimonie, a scimmiottare toni che non sono mai stati nostri; a costruire festival su festival, raduni su raduni e a chiudere fuori, cosa inaccettabile, il primo usufruitore di cinema, tv e teatro. E cioè il pubblico. Se manca il pubblico, manca tutto: se al pubblico non viene chiesto un parere, se si parte per la tangente, convinti delle proprie scelte e se la spettacolarità viene bandita perché “troppo costosa”, allora non riusciremo mai a stare al passo del resto del mondo.

«Ma non è questo quello che facciamo, noi puntiamo su altro». È probabilmente la scusa più utilizzata dai Baroni del settore cinematografico made in Stivale: noi puntiamo su altro. Bene. Ma cosa sarebbe, precisamente, questo altro? La qualità? La qualità di commedie come quelle di Brizzi, che riprendono una storia già sentita e risentita? Non che l’Italia – e il mercato italiano – debbano darsi al cinecomic, né, più in generale, alle trasposizioni di fumetti sul grande schermo (ma anche noi ne abbiamo qualcuno, ed è triste vedere che il primo film – tra parentesi pessimo – di Dylan Dog l’hanno dovuto fare gli americani). Ma sarebbe un passo in avanti – un passo deciso verso il futuro – capire, cogliere come minimo la lezione del Comic Con di San Diego: fate partecipare le persone, gli spettatori.

Aprite i cinema, non chiudeteli. Se non c’è condivisione di idee e di intenti, non ne vale la pena. Se le anteprime sono solo una buona occasione per critici dal colletto bianco di scrivere recensioni, sfamarsi a un buffet e avere un gadget in cambio di due righe, allora – davvero – non ne vale la pena di fare cinema. E questo non è disfattismo: è la praticità di un invidioso.


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One Response to Si scrive Comic Con, si legge Cinema

  1. Chuck ha detto:

    Tra le più importanti fiere italiane come fate a non parlare dell’etna comics? E’ nata da pochi anni ma è diventata così famosa da richiamare fan da tutta italia e personaggi di spicco da tutto il mondo (solo quest’anno ha ospitato il grande O’Barr, creatore del Corvo)

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