Oscar 2014: pronostici e critiche dall’America

Mar 1 • SpettacoliNessun commento su Oscar 2014: pronostici e critiche dall’America

A poche ore dalla “notte delle stelle”, ecco i favoriti per la vittoria dell’ambita statuetta

Siamo ormai nel pieno del week-end degli Oscar 2014, che culminerà nella notte tra domenica 2 e lunedì 3 marzo (con inizio alle 2.30 ora italiana) al Dolby Theatre di Los Angeles. La cerimonia sarà presentata per la seconda volta da Ellen DeGeneris e impreziosita da annunciatori del calibro di Jim Carrey, Robert De Niro, Penelope Cruz, Kevin Spacey, John Travolta e tanti altri. In Italia, gli abbonati Sky potranno seguire l’evento sul canale Sky Cinema (a partire dalle 22.50) o in streaming su Sky Go. Per tutti gli altri, è consigliato seguire la diretta streaming, in lingua originale, su Livestream oppure sulla pagina Facebook creata dall’ABC (il network americano che trasmetterà ancora una volta la cerimonia), 86th Oscar Academy Awards 2014.

Già da tempo, come al solito, gli addetti ai lavori e i cinefili di tutto il mondo si stanno divertendo a dar vita a pronostici e previsioni varie che riguardano soprattutto i premi più ambiti della serata: miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista e miglior attrice protagonista.

Miglior film
La storia di uno schiavo di colore dell’800 tratta dall’autobiografia di Solomon Northup, George Clooney e Sandra Bullock che fluttuano e flirtano nello spazio, Jordan Belfort che fa il lupo a Wall Street e l’Aids che cambia la vita ad un rude texano negli anni Settanta sono solo alcuni dei temi che animeranno la categoria più importante degli Academy Awards. Fino a qualche settimana fa, Gravity (quello in cui Clooney e Bullock flirtano a livelli spaziali) era considerato il favorito assoluto, ma a poco a poco è stato superato da 12 anni schiavo, destinato, a detta di molti, a fare incetta di premi anche a Los Angeles. Dopo il Golden Globe e il BAFTA, infatti, il film del regista inglese Steve McQueen è considerato da molti il favorito alla vittoria finale, non solo in questa categoria. Molto più indietro, invece, gli altri nominati, come Nebraska, Her, Captain Philips e Philomena.

Nomination: 12 anni schiavo, Gravity, Dallas Buyers Club, American Hustle – L’apparenza inganna, The Wolf of Wall Street, Her, Captain Philips – Assalto in mare aperto, Philomena, Nebraska

Ecco cosa si dice e cosa è stato detto negli Stati Uniti dei primi quattro film della graduatoria. (ATTENZIONE: da qui ci sono SPOILER)

12 anni schiavo (di Steve Mcqueen)
Del film di Steve Mcqueen è stata apprezzata soprattutto la cruda narrazione di un argomento molto delicato che sta a cuore a molti negli States e che per alcuni, come Chris Vognar del Dallas Morning News, costituisce “il peccato originale dell’America”. Per la maggior parte della critica, comunque, si tratta di un film “difficile da guardare, ma dal quale è praticamente impossibile allontanarsi”, anche per la bravura degli interpreti. Basti pensare che il protagonista, Chiwetel Ejiofor, si è aggiudicato il BAFTA e anche Lupita Nyong’o concorre ad una statuetta (quella di miglior attrice non protagonista).

Gravity (di Alfonso Cuaròn)
Per Gravity, vincitore del BAFTA per il miglior film britannico, sembrava una discesa inarrestabile vero la statuetta più importante del panorama cinematografica, proprio come quella che porta Sandra Bullock alla salvezza dopo un’ora e mezza di pathos e tensione intorno alla Terra. Eppure, nelle ultime settimane, il capolavoro di Alfonso Cuaròn è stato scavalcato dalla concorrenza e sembra doversi accontentare di altre statuette. A penalizzare la pellicola fantascientifica dell’anno potrebbe essere quella serie di colossali errori scientifici e fisici che la allontanano dal genere di appartenenza e la avvicinano di più al fantasy, cosa che certamente non era nelle intenzioni degli autori. Errori che non sono certo sfuggiti all’occhio attento della critica e degli spettatori.

Dallas Buyers Club (di Jean-Marc Vallée)
Basato sulla vita di Ron Woodroof, Dallas Buyers Club è forse il film più toccante dell’anno. Tratta di Aids e dei club nati un po’ in tutta America e che a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 si impegnarono nella lotta contro questa malattia trafficando farmaci non approvati dalla FDA. La storia mantiene una certa fedeltà alla realtà, anche se non tutti gli aspetti della vita del protagonista riproducono quelli reali di Woodroof il quale, comunque, con i suoi metodi e il club da lui fondato morì addirittura 7 anni dopo che la malattia gli fu diagnosticata. Tuttavia, la pellicola ha ricevuto aspre critiche soprattutto dalla FDA che non ha apprezzato il modo in cui è stata rappresentata all’interno del film, visto che non si fa menzione del fatto che molti dei farmaci trafficati da Woodroof e non approvati dall’Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali erano nocivi per la salute dei malati.
Dal punto di vista prettamente cinematografico, invece, Dallas Buyers Club passerà comunque alla storia anche perché, come scritto da Bill Goodykoontz dell’Arizona Republic, “il regista Jean-Marc Vallée […] infonde al film un certo umorismo, ma non dimentica mai che la posta in gioco è terribilmente seria”.
Inoltre, storica resterà anche la performance di Matthew McCounaghey che per Richard Roeper fa “rimanere paralizzati”.

American Hustle – L’apparenza inganna (di David O. Russell)

L’ultimo film che riesce a tenere testa, almeno per i bookmakers, ai grandi favoriti è American Hustle – L’apparenza inganna, basato sull’operazione Abscam che sconvolse gli USA tra il 1978 e il 1980 e coinvolse un truffatore del Bronx che, nella realtà, finì per lavorare con l’FBI. Tra i film basati su cose accadute davvero, questo è quello che si prende maggiori libertà, come prova il prudente avviso iniziale: “alcuni di questi fatti sono realmente accaduti” anziché del classico “tratto da una storia vera”. In pratica, l’ultima fatica di Russell tratta dell’“arte di sopravvivere” di due truffatori, Irving Rosenfeld (Christian Bale) e Sydney Prosser (Amy Adams), che vengono incastrati da un ambizioso agente federale, Richie DiMaso (Bradley Cooper) che alla fine resta fregato dalla sua stessa trappola. La critica americana ha accolto il film in maniera favorevole: per alcuni, come Peter Travers, “entra sotto la pelle”, per altri, come Kenneth Turan, “è vertiginoso e divertente”.

Miglior regista
Per molti, si tratta ormai di una questione a due tra Alfonso Cuaròn (Gravity), già vincitore del Golden Globe e del BAFTA, e Steve McQueen (12 anni schiavo), comunque staccato di alcuni punti. Agli altri candidati (Scorsese, Payne e Russell), quindi, non resta che scaldarsi le mani ed applaudire.

Nomination: Alfonso Cuaròn, Steve McQueen, David O. Russell, Martin Scorsese, Alexander Payne.

Miglior attore protagonista

Matthew McConaughey ci regala l’interpretazione della sua carriera, non è caratterizzata solo da una trasformazione fisica sorprendente, ma da profonda compassione e coraggio

Potrebbero bastare le parole di Ann Hornaday del Washington Post per sintetizzare il pensiero comune della critica americana riguardo il premio di miglior attore protagonista. A detta di molti, infatti, il protagonista di Dallas Buyers Club ha segnato, con la sua interpretazione, un punto di svolta nella sua carriera, che lo fa transitare dal perenne ruolo di bello-senza-personalità alla ben più piacevole nomea di attore duttile e completo, capace di interpretare anche parti più complesse e, appunto, profonde. Una tesi avvalorata anche da quella decina di minuti recitati da McConaughey in The Wolf of Wall Street che hanno fatto parlare anche di una sua candidatura al premio di miglior attore non protagonista. Una scena cult recitata con Leonardo DiCaprio, proprio colui che sembra destinato a rassegnarsi ancora una volta a non riuscire a stringere quella statuetta che continua a sfuggirgli.

Nomination: Matthew McConaughey, Leonardo DiCaprio, Chiwetel Ejiofor, Bruce Dern, Christian Bale.

Miglior attrice protagonista
Anche qui non sembra esserci gara. Dopo aver vinto il Golden Globe e il BAFTA, infatti, Cate Blanchett sembra pronta a ricevere un altro premio per l’interpretazione di Jeanett “Jasmine” Francis in Blue Jasmine di Woody Allen.

Nomination: Cate Blanchett, Sandra Bullock, Amy Adams, Judi Dench, Meryl Streep

Altri premi
In Italia, ovviamente, l’attesa più grande riguarda La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, già vincitore dei due premi che anticipano gli Oscar e gran favorito per la vittoria finale anche a Los Angeles. Per il miglior attore non protagonista, Jared Leto sembra lanciatissimo, mentre è corsa a due per il corrispondente premio femminile tra Lupita Nyong’o e Jennifer Lawrence.

Il metodo Zauzmer
Attenzione alle scommesse, però. A quanto pare, infatti, i grandi numeri e le statistiche potrebbero essere annullati dall’ormai noto metodo Zauzmer, che quest’anno punta tutto sulla vittoria di Gravity e di Cuaròn come miglior regista. Si tratta di una serie di calcoli matematici che non tengono conto di alcuna variabile soggettiva, ma si basano sui premi ricevuti prima della notte degli Oscar dai film, dai registi e dagli attori candidati alla vittoria finale. Il metodo, che vanta l’80% di affidabilità, è stato studiato da un giovane matematico di Harvard, Ben Zauzmer, e, come dimostrano i risultati dell’ultima edizioni, difficilmente si sbaglia.

E voi, su chi puntate?

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