La playlist perfetta per San Valentino

Feb 14 • SpettacoliNessun commento su La playlist perfetta per San Valentino

Ecco 10 canzoni d’amore non usuali da dedicare al proprio amato o alla propria amata il 14 febbraio

Negli ultimi anni va di moda, nei programmi radio e tv, sancire che le Feste comandate, come il San Valentino, la Festa della Donna, ecc., siano occasioni scontate, pallose, tristi e solamente commerciali. Eppure, nonostante la guerra psicologica anti-festa-scontata, i ristoranti stasera saranno tutti pieni, come sempre, e lo stesso accadrà l’8 marzo prossimo, ne siamo certi, e milioni di italiani stanno guardando il Festival di Sanremo , come ogni anno. E se fosse che queste Feste non siano poi così convenzionali e banali? Tutto sommato, molti di noi sentono il bisogno di comunicare i propri sentimenti al partner, ma spesso non ci riusciamo, oppure non ne abbiamo voglia. Ben vengano allora le Feste pretesto, che ci ricordino l’importanza di chi amiamo, di quella persona che passa tutto l’anno a sopportare i nostri numerosi difetti. Certo, che il 14 febbraio non sia l’unico giorno in cui comunichiamo il nostro amore, altrimenti diventa solo una Festa commerciale. E per suggellare dunque questo giorno perché non dedicare una canzone al proprio partner ? Se idee non ne avete ecco una classifica che potrà aiutarvi.

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She – Elvis Costello

Me I’ll take her laughter and her tears | And make them all my souvenirs | For where she goes I’ve got to be | The meaning of my life is she.

Lei, prenderò la sua risata e le sue lacrime, le farò diventare i miei regali, dove andrà io dovrò esserci, il significato della mia vita è lei

Parole d’amore indimenticabili, anche nella versione italiana, intitolata “Lei”. Splendida canzone scritta da Charles Aznavour e Herbert Kretzmer, originariamente scritta con il titolo “Tous les visages de l’amour” e registrata in lingua inglese con il titolo “She” è stata portata al successo da Elvis Costello che ha inciso una cover del brano nel 1999 per la colonna sonora del film “Notting Hill”.

Una delle più belle canzoni d’amore di tutti i tempi, parla dell’amore incondizionato per “Lei”, la donna dei nostri sogni, la madre dei nostri figli, depositaria del nostro cuore.

Anna e Marco – Lucio Dalla

Ci sono tanti modi per raccontare il miracolo dell’incontro tra due persone, questo è uno. Due ragazzi normali, troppo normali, con qualche pregio e molti difetti. Non si conoscono, ma qualcosa in comune ce l’hanno. Sono annoiati. Di più, sono nauseati dalla monotonia della vita che tocca loro condurre e vorrebbero scappare per trovare da qualche altra parte un buon motivo per essere felici. La solitudine è stata spezzata dall’incontro. Non sembra vero, tanto improvvisamente le coordinate spazio temporali si sono trasformate. I due sono diversi da prima. Forse altre volte si sono incontrati senza vedersi, mentre ora si guardano con stupore. Ora sono pronti a cominciare davvero, a fare progetti, a sentirsi capaci di grandi cose.

Come finirà la nostra storia? Naufragherà come capita a tanti amorazzi da una sera, finirà in pianti e tradimenti o sarà coronata da un bel matrimonio, qualche bambino e una vecchiaia serena condivisa?

Non possiamo saperlo. Sappiamo però cosa preferirebbe Dio che ci ha fatti per stare felici insieme e non per vederci disperati, arrabattarci di qua e di là, senza gioia, né coraggio. Come ogni favola che si rispetti, noi ci fermiamo al lieto fine. Con la certezza che nessun bene andrà perso e che ogni speranza umana sarà compiuta.

La donna cannone – Francesco De Gregori

“La donna cannone” sceglie di morire per amore: crede di volare nell’azzurro del suo sogno d’amore, crede di poter divenire “d’oro e d’argento”, ma invece si incammina verso la morte, cioè verso un “cielo nero nero” e verso un “enorme mistero”, accompagnata in questo ultimo viaggio – un “ultimo treno”, preso senza bisogno di passare da nessuna stazione – dal disprezzo e dall’indifferenza di tutti… eppure il suo sogno d’amore è più forte di tutto questo, più forte persino della morte:

non avrò paura se non sarò bella come dici tu /… e senza ali e senza sete, e senza ali e senza rete (io e te, amore) voleremo via

Musicalmente, “La donna cannone” riprende lo stile della ballata pianistica che ha caratterizzato altri brani celebri del cantautore romano – basti pensare a “Rimmel” e “Generale” – ma mai come in questo caso un attacco di pianoforte si è dimostrato tanto efficace nel catturare l’essenza dell’intera composizione da renderla riconoscibile dopo tre sole note; è stata anche la potenza di quelle tre note a spingere fino alla vetta della classifica italiana dei singoli tanto da rendere questa una delle canzoni d’amore più belle ricordate tuttora come uno dei classici della musica italiana.

‘Til Kingdom Come – Coldplay

“‘Til Kingdom Come” è un brano originariamente scritto per Johnny Cash, che però morì nel 2003, prima di poterla incidere. Questa traccia è presente nel film del 2012 di Marc Webb “The Amazing Spider-Man”, ascoltabile alla fine di un dialogo tra Peter Parker e Gwen Stacy.

Non conosciutissima dai più, ma davvero apprezzata dai Coldplay addicted, nonché dai più romanticoni!

Unchained Melody – Righteous Brothers

Una delle più belle ( e strappalacrime) canzoni del secolo passato e ancora oggi una delle più “coverizzate” . Ascoltarla ci riposta immediatamente alla bellezza del film “Ghost” del 1990, dove una splendida Demi Moore e un virile Patrick Swayze si amavano al di là della morte e del tempo.

Ma il brano ha uno spessore tutto suo che spesso viene sottovalutato. Benche’ portato alla ribalta dagli Righteous Brothers nel 1965, in realtà è un assolo di Bobby Hatfield, diciamo la parte tenorile dell’accattivante duetto e pupillo dell’astuto produttore Phil Spector, che alla canzone abbinò una campagna pubblicitaria di grande effetto.

Volutamente il brano venne modificato “sulle corde” del cantante, che ne stravolse la natura originaria tramutandola in un blues-soul, un genere musicale molto di moda negli anni ’60. Il baritono Bill Medley, l’altra metà dei Righteous Brothers, in quell’occasione rimase…in panchina. Malgrado cio’ il brano (lato B di un single) si piazzo’ ad un blando quarto posto e dopo l’esplosione iniziale fini’ ben presto nel dimenticatoio

Angie – The Rolling Stones

“Angie” è un brano musicale del gruppo rock britannico The Rolling Stones, incluso nell’album “Goats Head Soup”, pubblicato nel 1973. Registrata tra novembre e dicembre 1972, “Angie” fu scritta principalmente da Keith Richards, anche se di solito accreditata al tandem Jagger/Richards. La canzone è una ballata, aperta da un assolo di chitarra acustica, che racconta la fine di un amore e il dolore che ne consegue.

Mick Jagger ne dà un’accorata interpretazione, accompagnato dalle note di Nicky Hopkins al pianoforte. L’arrangiamento degli archi è di Nicky Harrison. Pubblicata su singolo nell’agosto 1973 (B-side Silver Train), “Angie” andò ai vertici della Billboard Hot 100 statunitense, in Canada per cinque settimane, nei Paesi Bassi ed in Norvegia per due settimane ed in Svizzera ed Australia, il secondo posto in Germania, il quarto in Danimarca, raggiunse il quinto posto nelle classifiche del Regno Unito e l’ottavo in Austria.

La canzone è molto popolare nei concerti degli Stones: spesso eseguita dal vivo, è diventata un loro cavallo di battaglia e figura in tutti i tour tenuti dal gruppo fin da quello statunitense del 1981. Ne sono scaturite registrazioni dal vivo per gli album “Stripped” e “Live Licks”.

Hope there’s someone – Antony and the Johnsons

http://youtu.be/_ICWKLHBDIw

“Hope there’s someone” è una canzone di Antony and the Johnsons, uscita nel 2005 per l’etichetta Secretly Canadian Records. La canzone è il primo singolo di Antony e secondo album in studio dei Johnson. Nell’ottobre 2011, NME ha inserito il brano al numero 134 nella lista “150 migliori tracce degli ultimi 15 anni”. Swedish house music dj e il produttore Avicii hanno fatto un remix del brano. E’ stata classificata nelle migliori 50 canzoni d’amore degli ultimi 20 anni.

Hope there’s someone | Who’ll set my heart free | Nice to hold when I’m tired | There’s a ghost on the horizon | When I go to bed How can I fall asleep at night | How will I rest my head

Lover, You Should’ve Come Over – Jeff Buckley

È un organo da messa funebre quello che apre “Lover, You Should’ve Come Over”. I versi iniziali sono strani, del tutto slegati con il resto della canzone.

Looking out the door I see the rain | fall upon the funeral mourners | parading in a wake of sad relations | as their shoes fill up with water

Cos’è questo? Un presagio? Una premonizione? Sono i versi che più hanno alimentato la curiosità morbosa dei fan nei confronti del mito. Jeff scomparirà principalmente a causa dei suoi stivali, che riempitisi d’acqua, lo trascineranno a picco giù nel fiume.

Il brano prosegue però su altri lidi, “Lover” è la canzone d’amore di Jeff Buckley, in cui una magnifica interpretazione rende onore a delle liriche poetiche, da ascoltare e riascoltare più volte.

I Want You – Bob Dylan

Si tratta di una delle canzoni più orecchiabili e pop del repertorio del Dylan elettrico di quegli anni. L’accattivante melodia si abbina però ad uno dei testi più criptici dell’autore, pieno di riferimenti surreali in equilibrio fra la schiettezza dell’affermazione implicita contenuta nel titolo della canzone e le immagini fuorvianti create dalle allusioni suggerite da Dylan. È stato spesso affermato che la canzone riguardasse Anita Pallenberg, all’epoca fidanzata di Brian Jones, a causa della strofa

Now your dancing child with his chinese suit | He spoke to me, I took his flute. | No, I wasn’t very cute to him (it: “Adesso il tuo fanciullo ballerino con il suo vestito cinese | Mi ha parlato, io gli ho preso il flauto. | No, non sono stato molto cortese con lui

Brian Jones era amico di Dylan e spesso i due uscivano insieme la sera quando Dylan era a Londra. Il loro rapporto era principalmente amichevole ma non privo di tensione. All’epoca Jones spesso indossava una eccentrica vestitola di foggia orientale. Un’altra strofa della canzone recita: «time was on his side» (it: “il tempo era dalla sua parte”), forse riferendosi a un brano dei Rolling Stones del 1964, intitolato appunto “Time is On My Side”.

Altre interpretazioni del testo da parte di critici e musicologi, fanno riferimento all’eroina come oggetto dei ripetuti «I Want You» (it: “Ti voglio”) che Dylan canta nel testo, anche se è più plausibile che la materia del brano tratti semplicemente dell’espressione sincera del suo desiderio per Sara Lowndes con la quale si era da poco sposato.

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I’ll Be Your Mirror – The Velvet Underground & Nico

“I’ll Be Your Mirror” è un brano musicale dei The Velvet Underground, registrato nel 1966 e pubblicato l’anno dopo nell’LP d’esordio del gruppo “The Velvet Underground & Nico”.

Scritto da Lou Reed, occupa la posizione numero nove del disco. Su vinile corrispondeva alla terza traccia del lato B. Fu rilasciato come singolo nel 1966 insieme ad “All Tomorrow’s Parties”, entrambe cantate da Nico. Il tema musicale si presenta come una ballata romantica.

Secondo la biografia su Lou Reed di Victor Bockris, durante uno spettacolo del 1965 Nico si avvicinò a Reed dicendogli: “Oh Lou, sarò il tuo specchio”.

Daniele Federici, fondatore del sito LouReed.it e del rispettivo Fan Club Italiano, descrive “I’ll be your Mirror” come canzone dedicata a Shelley Albin, primo amore giovanile di Lou Reed e offre, in riferimento al testo, la seguente interpretazione:

La dichiarazione del titolo di “essere lo specchio” di qualcuno non lascia dubbi sulla ricerca dell’unione affettiva perfetta in cui specchiarsi

e ancora:

Attraverso l’uso di alcuni contrasti (occhi/cecità, luce/notte) si delinea un Lou dall’atteggiamento protettivo e a tratti prepotentemente presuntuoso[…]Le promesse del titolo sono tradite dalla presunzione di essere i veri occhi e dalla trasformazione della ragazza in un riflesso che non può vedere.

Jon Savage, giornalista musicale e biografo del Punk Rock e dei Sex Pistols, descrive “I’ll Be Your Mirror” come netto rimando alla Pop Art di Andy Warhol, citando l’importanza degli specchi:

[…]I’ll be your mirror catturava una sottostante dinamica di quel periodo.[…] L’arte di Warhol negli anni ’60, in particolare i dipinti e le serigrafie, rispecchiava agli occhi dell’America i valori dominanti della sua società.[…] Così come lo specchio lavora con la psicologia, la risposta a tali opere – che non forniscono indizi – varia a seconda dello stato d’animo e del temperamento individuali.

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