Giacomo Furia: non solo Cardone e Rosario

Giu 6 • SpettacoliNessun commento su Giacomo Furia: non solo Cardone e Rosario

A 90 anni se ne è andato uno degli ultimi caratteristi del nostro cinema: Giacomo Furia.

Giacomo Furia ha cominciato recitando la parte di Peppe ‘o cricco, noto delinquente, in Napoli Milionaria di Eduardo de FilippoHa da poco compiuto venti anni e comincia con una delle compagnie teatrali più importanti del panorama artistico nazionale. Siamo nel 1945 al Teatro Santa Lucia di Napoli. Due anni dopo fa il suo esordio nel cinema, con uno dei registi amati da Totò, Mario Mattoli, con una trasposizione del dramma di Salvatore di Giacomo, Assunta Spina. Recita nel ruolo di Tifariello.

Il film venne sceneggiato da Eduardo de Filippo, che ne fu anche interprete. Il cast di quel primo film di Giacono Furia vedeva la presenza di una grandissima Anna Magnani: il ruolo di Assunta Spina sembrava scritto per lei. Completano il cast Titina de Filippo, nella parte di Emilia Forcinelli, amica di Assunta Spina, e di Ugo D’alessio, Pietro Carloni, Beniamino Maggio.

Insomma, un esordio importante. In quei primi anni di carriera, Giacomo Furia, fa molto teatro prima nella compagnia di Eduardo, per cinque anni, e poi in quelli di Peppino de Filippo. Nel 1952, dopo diverse vicissitudini, esce il suo secondo film, diretto da Roberto Rossellini, La macchina ammazza cattivi, in cui impersona Romano Cuccurullo.

Nel 1949 inizia la sua proficua collaborazione con Totò che prosegue per 17 pellicole. Di queste diverse sono dirette da Mario Mattoli a cui “..non so dire di no..” diceva Giacomo Furia. Tra queste ve ne sono alcune nelle quali Giacomo Furia ha dato mostra di un grande talento che, a mio avviso, è stato poco valorizzato dal nostro cinema.

Tra tutte queste spicca la leggendaria caratterizzazione dell’imbianchino Cardone in La banda degli onesti, film del 1956 di Camillo Mastrocinque, con Totò e Peppino de Filippo. Il film che si avvale della presenza di altri bravi caratteristi come, ad esempio, Luigi Pavese, nel ruolo del famigerato ragioniere Casoria, Nando Bruno nel ruolo del maresciallo Denti e Mimmo Carotenuto nel ruolo di Fernando, vede in Giacomo Furia un sontuoso interprete di un povero operaio, che vive con la mammina in una condizione economica di assoluta indigenza.

Il suo Cardone è indimenticabile. Quando si schernisce davanti agli esagerati complimenti di Antonio Buonocore e Giuseppe Lo Turco che lo paragonano al Pinturicchio prima maniera, la sua espressione è estremamente efficace. Come è acuta la sua osservazione al riguardo della responsabilità nello stampare le banconote: “..al massimo è un reato a responsabilità limitata..” asserisce in maniera convinta. La sua maschera, in alcune sequenze, assume i tratti di un personaggio surreale con punte di bravura indiscutibili. La bravura è sicuramente anche del regista, poco apprezzato da una certa cultura che ha segnato la storia del cinema italiano.

L’altra caratterizzazione di rilievo, per cui è ricordato Giacomo Furia, è quella di Rosario nell’episodio Pizze a credito in L’oro di Napoli di Vittorio De Sica, straordinario affresco di Napoli, girato nel 1954. Rosario è il marito di Sofia la pizzaiola, una straripante Sofia Loren. E’ un marito buono e geloso, di una donna bellissima (chi non ricorda i suoi famosi promemori).

È un uomo goffo, timido ed ingenuo, che vive una esistenza grama all’ombra di una donna di prorompente personalità. Il suo “…non ci facite perdere tiempo…”, rivolto ad un cliente, complimentoso con la sia procace moglie, è un pezzo di antologia unitamente al suo incedere, quasi trascinato, dietro la moglie quando, scoperta l’assenza dell’anello dal dito della moglie, vanno alla ricerca del cliente e della relativa pizza acquistata dentro cui l’anello è potuto, casualmente, cadere, durante l’impasto.

Oppure la sua timidezza a casa di Don Peppino (un bravissimo Paolo Stoppa) che ha appena perso la moglie, Clara. Infine il viso misto a incredulità e gratificazione verso Alfredo il calzolaio, amante di Sofia, che consegna l’anello dimenticato da Sofia nell’incontro che i due amanti hanno avuto per il tempo della celebrazione della messa a cui asserisce di essersi recata la pizzaiola. A tal proposito mi sovviene una celebre battuta di Totò al quale hanno magnificato le virtù di una donna “tutta casa e chiesa”, il grande principe aggiunge: “si, ma nel tragitto?”.

Ad ogni buon conto Giacomo Furia va ricordato per altre caratterizzazioni simpaticamente efficaci. Il suo secondino in Un Turco napoletano è di straordinario impatto, come il suo Michele, il finto pazzo che canta nel bar, per assecondare il suo amico nei guai, l’aria del Barbiere di Siviglia, in Il medico dei Pazzi, è un raro esempio di bravura e professionalità, messa in campo in più di cento film.

Non vanno dimenticati alcuni cammei quali il suo Don Ciccillo nel film Ferdinando 1° Re di Napoli, interpretato dai tre fratelli de Filippo e che vede la presenza, tra gli altri, di Vittorio De Sica, Aldo Fabrizi, Renato Racel e Marcello Mastrianni. Il film è del 1959 ed è diretto da Gianni Franciolini. Oppura la figura del bravo in Il monaco di Monza, film del 1963, con Totò, Macario, Nino Taranto. Efficace fu, anche, la sua interpretazione di Tobia, sodale di Totò nel film Totò, Eva e il pennello proibito.

Il film del 1959, con regia di Steno, vede un Totò impersonare un copista, Antonio Scarcelletti, intento a fare delle variazioni sul tema della celebre Maja Desnuda. Giacomo Furia è il sodale che ne accompagna i tentativi ai fini di una orchestrata truffa.

Giacomo Furia, nella sua carriera cinematografica, ha spaziato tra i vari generi, sempre mettendo in mostra la sua efficace professionalità. Resta il rammarico per non averne visto risaltare le enormi dori da parte di un cinema, spesso, miope.

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