David di Donatello: “una storia tutta italiana”

Giu 18 • SpettacoliNessun commento su David di Donatello: “una storia tutta italiana”

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Da maestri del cinema a “Spettacolo Imbarazzante”

Se avete visto i David di Donatello, anche solo per un secondo, non potrete darci torto: in quanto a cinema (e a critica cinematografica) l’Italia è uno dei paesi più arretrati del mondo. Anzi, volendo essere onesti (e un po’ carogne), uno dei paesi più arretrati di tutta la Via Lattea. Noi ci proviamo, e ci proviamo veramente a fare qualcosa di buono; ma chissà come, chissà per colpa di chi, non ci riusciamo. O se ci riusciamo, lo facciamo solo a metà: con presentatori che non sanno a che santo votarsi, con film che sono di qualità ma che non sono quelli che avrebbero meritato di vincere; e con ospiti che più che persone sembrano mummie. Completi stinti messi per decenni in ammollo nella naftalina. Se poi a tutto questo ci aggiungete che si va in onda sulla rete ammiraglia, che si scopiazzano gli Academy Awards degli americani e che la critica, quella straniera, ci sta col fiato sul collo, allora capirete da voi che più che in alto mare, siamo sprofondati negli abissi e che sopra alle nostre teste non c’è solo acqua, ma un branco di squali famelici.

Lungi da noi, adesso, voler fare i nomi (che sono tanti, sempre gli stessi e che ricordano, nemmeno alla lontana, una storia già sentita, quella degli anni ’80 e ’90); e lungi da noi anche il voler fare i predicatori della situazione. Ma – ed è una domanda dovuta – ci rendiamo conto? Una volta eravamo in cima, sul top di tutte le classifiche in quanto a cinema; oggi scimmiottiamo, pensiamo e ripetiamo pari pari una cantilena vuota che non sa di nulla. Innovarsi non vuol dire fare alla maniera di Tizio o di Caio (che pure faticano e le ultime edizioni degli Oscar, eccezione per Seth MacFarlane, ne sono la riprova); innovarsi vuol dire avere coraggio, vuol dire sapersi mettere in gioco. Vuol dire, in soldoni, che testate come Twitchfilm.com, il demone sputasentenze di cui sopra, non devono avere nulla a cui appigliarsi: se parlano di noi e dei nostri David non devono appellarci a “spettacolo imbarazzante”. Perché prima del rispetto altrui, ci vuole il rispetto per noi stessi. E trascinarci come vecchie soubrette in sfacelo, grasse e tiratissime, non è per niente rispettoso: più che di David, potremmo parlare di Show Business; più che di premi, potremmo parlare di pacche sulle spalle tra amici.

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