Ciao Pino, grazie di tutto

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Un ricordo del grande cantautore napoletano, stroncato da un infarto questa notte.

Quello che state per leggere non è un articolo in stile necrologio, frutto di un copia/incolla da Wikipedia a tratti imbarazzante, ma il ricordo personale di un artista che mi ha accompagnato in questi trent’anni di vita.

Mi scuso con i lettori, ma se volete leggere la sua biografia potete recuperarla facilmente sulla nota enciclopedia web.

Ricordi

Quando questa mattina ho appreso la notizia della morte di Pino Daniele ho provato una sensazione strana, è stato come quando nel pieno della notte squilla il telefono di casa e tu sai, in cuor tuo, che qualcuno che ami se n’è andato via. È come se fosse morto uno zio, e non uno qualunque, ma lo zio preferito, quello con il quale ridevi fino alle lacrime e che ora conserva un posto speciale dentro di te.

Io non mi reputo un grande fan di Pino Daniele, ho amato buona parte della sua produzione musicale e criticato alcune scelte compiute negli ultimi anni, ma la mia vita si è incrociata così tante volte con le sue canzoni al punto da renderlo una presenza costante, come un migliore amico che, anche se si trasferisce in capo al mondo, per te c’è sempre.

Uno dei primi dischi che ho ascoltato da bambino è stato “Che Dio ti benedica”, lo mandavo a loop nell’impianto stereo del soggiorno e me ne stavo lì, sdraiato sul divano, a fantasticare su un futuro troppo bello anche solo per essere immaginato.

Ero piccolo, e quando la lingua napoletana incontrava le “male parole” ridevo a crepapelle, e in quell’album c’è un brano intitolato “T’aggià vede’ Morta” che fa così:

T’aggio vede’ morta ‘mmiezo a ‘na via, tu e chella grande cessa ‘e tua zia, che va dicenn’ ca è colpa mia

Solo dopo molti anni ho scoperto che il testo di questa canzone è stato scritto da Massimo Troisi, e questo me l’ha resa ancora più cara.

Simbolo della napoletanità

Pino Daniele non è solo un cantante napoletano, o un chitarrista eccelso, no! Lui ha rappresentato la napoletanità nel mondo, e non quella squallida che ci ha resi tristemente noti, fatta di ignoranza, criminalità, arretratezza culturale e pigrizia mentale, ma quella di Totò, Eduardo De Filippo, Luciano De Crescenzo, Massimo Troisi. Ancora lui, il poeta della comicità, che ha firmato il testo di quella che è, e scusate se azzardo, la più bella canzone della storia della musica leggera italiana: “Quando”.

Con lui se ne va l’ultimo pilastro dell’orgoglio partenopeo, e l’unica cosa che mi consola un po’ è sapere che, per qualche mese, si parlerà di lui ovunque, sui giornali, in tv, sui social. Per la prima volta non mi dispiace vedere il News Feed di Facebook pieno zeppo di video, foto, aggiornamenti di stato, articoli di giornale, tutti dedicati ad un unico evento, per quanto spiacevole possa essere.

Le sue canzoni non vanno dimenticate

Pino Daniele merita di essere ricordato, soprattutto da chi lo ha vissuto e si è innamorato con le sue canzoni, le ha ascoltate fino allo sfinimento, le ha dedicate alla persona amata, le ha inserite in una compilation sulle storiche audio cassette, da chi non potrà mai dimenticare quella voce sottile, inadatta a un cantante pop, ma carica di un pathos difficile da trovare in altri artisti.

La mia speranza è che i giovani, quelli che non sanno chi sia Eduardo De Filippo, che non hanno mai visto “Così parlò Bellavista” e non hanno idea di cosa abbia fatto Massimo Troisi, possano appassionarsi alla musica di Pino Daniele.

Un consiglio: ascoltate le parole, con attenzione, perché brani come “Napul’è”, “Terra Mia”, “Quando”, “‘Na tazzulella ‘e cafè”, ” Je so’ pazzo”, “Quanno chiove”, “Anna verrà”, “Stare bene a metà”, “Se mi vuoi”, “Occhi che sanno parlare”, “A me me piace ‘o Blues”, “‘O Scarrafone”, “Ma che ho”, non sono solo canzonette…sono le fondamenta della nostra cultura popolare, e non vanno sprecate.

E solo dopo aver assaporato fino in fondo l’atmosfera delle sue canzoni, potrete dire:

E allora sì, che vale ‘a pena e vivere e suffri’, e allora sì, che vale ‘a pena e crescere e capi’, credere ancora all’amore, farsi portare un po’ di più, oppure è tutta suggestione questa vita.

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