Birdman o (l’indiscutibile maestria di un regista)

Mar 12 • SpettacoliNessun commento su Birdman o (l’indiscutibile maestria di un regista)

Reduce vittorioso dalla cerimonia degli Oscar, il film di Inarritu è un capolavoro che non può lasciare indifferenti

Esistono due tipi di registi, indipendentemente dalla fama, dai soldi o dal Paese nel quale operano: da un lato c’è quello freddo, distaccato, tecnicamente molto abile ma che non si lascia mai coinvolgere emotivamente dalla storia che sta per raccontare; dall’altro c’è quello che è presente in ogni scena, ogni inquadratura, ogni movimento di macchina, che non riesce a scindere la sua persona dall’opera che sta realizzando.

Poi esiste una terza categoria, chiamiamola “non ufficiale”, che è quella dei visionari, dei pazzi, deii folli, quelli che cambiano la storia del cinema con 120 minuti di pellicola.

Ecco, Alejandro González Iñárritu appartiene a questa categoria.

Sono sincero, non riesco a trovare una definizione più adeguata per descrivere il talento, la maestria, la genialità e la follia che albergano in quest’uomo, che già con il film d’esordio “Amores Perros” – corri a guardarlo – ha fatto capire a tutti di che pasta è fatto.

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Messicano, punta di diamante del cinema ispano-americano insieme ai due colleghi/fratelli Alfonso Cuarón e Guillermo Del Toro, con soli 5 film all’attivo –  Amores perros, 21 Grammi, Babel, Biutiful e Birdman Iñárritu si è ritagliato un posto d’onore nel mondo (spietato) del cinema Hollywoodiano, quello stesso mondo che critica in Birdman.

Trama

Velocemente la trama. Protagonista del film è Riggan Thomson (un fantastico Michael Keaton), un attore divenuto celebre molti anni fa grazie al ruolo di un supereroe, Birdman, che non è riuscito a scrollarsi da dosso il suo personaggio mascherato, finendo così nel dimenticatoio, complice una repulsione per il progresso, compresi blogger, Twitter e Facebook.
Sull’orlo del fallimento, decide di rilanciarsi mettendo in scena, a Broadway, uno spettacolo teatrale tratto dall’opera “What We Talk About When We Talk About Love” di Raymond Carver, un testo distante anni luce dal tipo di film ai quali era abituato.

L’intera storia narrata nel film si sviluppa in quattro giorni, durante i quali Riggan e la sua compagnia teatrale mettono in scena l’opera in occasione delle tre anteprime, che si riveleranno disastrose, e per la prima. In questi quattro giorni Riggan si troverà a dover affrontare enormi problemi, che lo porteranno ad un passo dal mollare tutto.

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Recensione

Recensire un film come Birdman non è facile, perché non è etichettabile: è una commedia, un film drammatico, un film d’autore, un film grottesco, un film surreale, una tragedia nel senso classico del termine, Birdman è tutto questo messo insieme, eppure non basta per definirlo.

Birdman è un’esperimento, una montagna russa di emozioni, che ti incolla allo schermo impedendoti di distogliere lo sguardo.

Il cast è perfetto, la sceneggiatura è forse la migliore degli ultimi vent’anni, la regia è da standing ovation. Un capolavoro assoluto. 

Il film è pieno di piani sequenza molto lunghi, che mettono in risalto tre elementi: una scrittura di ferro, studiata al millesimo di secondo, dove anche le pause tra una battuta e l’altra hanno una funzione non solo recitativa, ma strutturale; un cast fantastico, con attori che si trovano a dover gestire scene anche molto complesse senza stacchi, come a teatro; una regia che lascia a bocca aperta, perché girare senza fermarsi, passando da un ambiente all’altro, seguendo o precedendo gli attori, se la possono permettere solo i grandi.

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Birdman è l’esempio lampante dell’arte che imita la vita che imita l’arte, con il regista che spia i protagonisti, lasciandoci osservare da vicino un pezzetto del loro percorso e creando così un sentimento di empatia molto forte, soprattutto nei confronti di Riggan, che è bistrattato e offeso da tutti, compresa la figlia – una sempre bravissima Emma Stone – ma che non si merita affatto un simile trattamento, perché a conti fatti è un ottimo attore, costretto nella calzamaglia del suo eroe mascherato per troppo tempo e che, con il passare degli anni, è diventato parte di sé, una specie di Grillo Parlante interiore che tenta di trascinarlo nella direzione opposta a quella nella quale sta andando.

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Ha davvero dei super poteri? Riesce a lievitare? Può spostare gli oggetti con il pensiero? Questo domande, che possono apparire assurde per chi non l’ha ancora visto, accompagnano in realtà lo spettatore per tutta la durata del film, anche se in fin dei conti saperlo oppure no non è poi così importante.

Birdman è un film unico, strano, che si regge tutto sull’indiscutibile maestria di un regista che ha confezionato un prodotto del quale parleremo per anni.

Peccato che Keaton non abbia vinto l’Oscar, lo avrebbe meritato quanto Di Caprio l’anno scorso, ma non avendo interpretato un malato terminale e non avendo perso dai 20 kg in su la scelta di non premiarlo non è stata una sorpresa.

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Menzione d’onore a Edward Norton, che interpreta l’attore da cliché, quello che sul palco è vero, al punto da bere gin per restituire allo spettatore l’ubriachezza e dall’avere un’erezione da applausi quando nella scena finale Riggan entra in camera e lo trova a letto con il personaggio interpretato da Naomi Watts, ma falso come una banconota da due euro una volta calato il sipario.

Ti consiglio vivamente di guardare questo film, ti posso assicurare che non te ne pentirai.

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