9, il nuovo album dei Negrita

Apr 25 • SpettacoliNessun commento su 9, il nuovo album dei Negrita

Nuovo lavoro discografico, rinnovate sonorità rock. Giudizio: da ascoltare assolutamente

Il nuovo album dei Negrita è uscito il 24 marzo. Registrato al Grouse Lodge di Rosemount in Irlanda e masterizzato allo Sterling Sound di New York, 9 contiene 13 brani e recupera le radici più rock della band di Arezzo.

Orfani dello storico bassista Franco Li Causi, che ha lasciato nel 2013, la band si racchiude oggi attorno alla voce di Pau e alle affiatate chitarre di Drigo e Mac: tre membri sempre presenti che rappresentano il nucleo attorno al quale i Negrita si sono sempre mossi. Dopo la svolta latina di metà anni 2000 e il ritorno a sonorità più rock con Dannato Vivere (e con l’ottima raccolta di rivisitazioni in chiave acustica Deja Vu), i Negrita tornano, con 9, a quel bel rock che ha caratterizzato la prima fase della loro carriera, senza tuttavia archiviare le molteplici influenze e i differenti stili che hanno caratterizzato i periodi più recenti.

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Hanno scelto il palco degli Onstage Awards per cantare per la prima volta dal vivo Il gioco, il primo singolo estratto di 9, il loro nuovo album di inediti.

I Negrita tornano con un lavoro preparato con cura – e registrato in Irlanda, al “Grouse Lodge” – contenente ben tredici brani.

Qui al Grouse Lodge, in Irlanda, si respira l’aria e l’atmosfera che permeava i dischi che abbiamo ascoltato nell’adolescenza. Qui siamo effettivamente nel cuore del Rock.

E, in effetti, tutte le sonorità presenti nel disco confermano questa inversione di marcia.

Le canzoni presenti nel disco sono: Il gioco, Poser, Mondo politico, Que serà, serà, Se sei l’amore, 1989, Ritmo umano, Il nostro tempo è adesso, Baby I’m in love, Niente è per caso, L’eutanasia del fine settimana, Vola via con me, Non è colpa tua.

Pau descrive 9 in questo modo:

Avevamo voglia di tornare alle radici del rock. Da qui la scelta di andare in Irlanda, non certo per abbeverarci musica folk, di cui nel disco non c’è traccia, ma per impregnare ogni senso del sound anglosassone con cui ci siamo formati. E credo che l’atmosfera abbia influenzato positivamente il sound che abbiamo generato: è un album più maturo, forse anche un po’ più scuro, con tinte più fosche rispetto ai precedenti’ mentre secondo Drigo ‘i nostri dischi precedenti nascono all’insegna di viaggi importanti.
Questi viaggi ci hanno sempre portato in paesi e territori alternativi rispetto alla scena rock: Brasile, Argentina, Messico, Spagna. Al Grouse Lodge invece abbiamo respirato l’atmosfera che permeava i dischi che abbiamo ascoltato nell’adolescenza.

I Negrita rappresentano una delle realtà più importanti del rock Made in Italy. Su questo c’è assolutamente poco da discutere. Di acqua ne è passata molta sotto i ponti, da quel lontano marzo del 1994 quando la band aretina pubblicò l’esordio discografico: venti e più anni, nei quali i Negrita hanno attraversato diverse fasi musicali e hanno conquistato la penisola grazie a una proposta musicale mai scontata, frutto di capacità, impegno e passione.

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L’iniziale Mondo politico è un calcio nello stomaco che si candida ufficialmente ad aprire gli show del nuovo tour. La successiva Il gioco, primo singolo estratto dal disco, si fa notare per un sound più radiofonico (il che non significa per un testo da canzonetta), mentre Poser è un altro brano che dal vivo funzionerà alla grande: musicalmente a metà tra Black Sabbath e Black Keys e con un testo tra l’ironico e l’acido che mette alla berlina una categoria nota a tutti – la stessa che Kurt Cobain aveva sbeffeggiato con In Bloom.

Nonostante il mood generalmente rock, la vera forza del disco sta nella varietà di stili presenti: con una ballad totalmente atipica come Se sei l’amore, che ha un testo in bilico tra rassegnazione e disillusione; oppure con le lunghissime code che ricordano gli Who. O, ancora, con sonorità prog, elettroniche o rock psichedelico e quella spiritualità di fondo che traspare in più di una traccia (Ritmo umano su tutte) e ci ricorda come 9 sia un lungo viaggio all’interno della coscienza dei suoi autori.

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Piccola nota finale per la conclusiva Non è colpa tua, dedica spassionata e divertita a Shel Shapiro, altro grande outsider della musica italiana.

Continui rimandi ai The Beatles, Hendrix , Rolling Stones, Bob Dylan, (progenitori dei Negrita) hanno reso questo album una piccola chicca del repertorio discografico dei “rotolati verso sud”, veri pionieri della musica italiana.

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