Virus ebola: è già psicosi? Le zone a rischio nel mondo

Ago 5 • SaluteNessun commento su Virus ebola: è già psicosi? Le zone a rischio nel mondo

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L’ebola è tornata alla riscossa, ma quali sono le misure precauzionali?

Fino a poco tempo fa sembrava essere un vago ricordo, debellato ormai da tempo e che non costituiva più un rischio, ma ecco che ritorna a farsi sentire come una minaccia da non sottovalutare in quanto non esiste nessuna cura se non la prevenzione. Ci stiamo riferendo all’Ebola, che in Africa è ritornata in una forma molto più pericolosa tanto da causare 57 morti in soli quattro giorni.

Che cos’è l’Ebola?

L’ebola è un virus estremamente aggressivo per l’uomo che causa una febbre emorragica. Il primo ceppo di tale virus fu scoperto nel 1976, nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire). Finora sono stati isolati quattro ceppi del virus, di cui tre mortali per l’uomo: Zaïre ebolavirus (ZEBOV), la più letale e quella che sta colpendo maggiormente la zona delimitata da Sierra Leone, Nigeria e Liberia; Sudan ebolavirus (SEBOV); e Reston ebolavirus. Il primo ceppo ha il tasso più elevato di mortalità: oltre il 90%, con una media approssimativa dell’83% in 27 anni. Gli indici di mortalità erano dell’88% nel 1976, 100% nel 1977, 59% nel 1994, 81% nel 1995, 73% nel 1996, 80% nel 2001-2002 e 90% nel 2003. Ma i dati più recenti sono allo stesso modo temibili e fuori controllo. L’Oms ha affermato in un comunicato (dopo il caso registrato in Nigeria) che il virus in Africa ha fatto in totale 1323 casi con 726 morti dall’inizio dell’epidemia lo scorso dicembre, di cui 57 solo negli ultimi 4 giorni. Secondo i dati aggiornati al 27 di luglio:

Tra il 23 e il 27 luglio si è avuto un aumento dell’8,5% dei decessi e del 10% dei casi

I sintomi si possono riscontrare in un forte mal di testa, febbre e dolori al petto. Il virus colpisce anche il cervello provocando spesso agitazione, confusione e depressione (e nei casi più gravi il coma). L’Ebola agisce anche sul sistema circolatorio, attraverso numerosi coaguli di sangue che possono arrivare al cervello o bloccare la circolazione in altri organi, soprattutto fegato e reni. Questo processo consuma tutto l’anticoagulante presente nel sangue, causando in molti casi forti emorragie interne ed esterne (alcuni pazienti arrivano a sanguinare da ogni membrana del corpo, anche se più spesso le emorragie sono limitate all’intestino). La morte in genere è provocata dai coaguli di sangue o dalla necrosi dei tessuti attaccati dal virus.

Stato d’allerta e prime preoccupazioni anche in Europa

In Sierra Leone il presidente ha già dichiarato lo stato di emergenza e ha spiegato che verranno messi in quarantena e sotto sorveglianza dalle forze di sicurezza tutti gli epicentri della malattia. Sono state aumentate le misure di sicurezza anche negli aereoporti, da quando un caso sospetto di ebola ha cercato di imbarcarsi. In Liberia sono state chiuse le scuole per cercare di diminuire il contagio. Ma purtroppo tutto questo non basta, in quanto le condizioni sanitarie restano sempre precarie. Molti sono stati i casi di pazienti contagiati che sono fuggiti dagli ospedali, spesso con l’aiuto delle famiglie e non esistono inoltre strutture sanitarie al confine tra i vari Paesi, né sono state create strutture di contenimento. Il forte contagio che ha colpito anche i medici, tra cui Kent Brantly, ricordato anche per la sua azione eroica di aver ceduto il siero contro l’ebola a una sua collega, ha fatto preoccupare molto anche le potenze europee. Basti pensare all’organizzazione di volontariato americana Peace Corps, che ha annunciato che ritirerà centinaia di suoi operatori da Guinea, Liberia e Sierra Leone a causa della diffusione del virus e al caso dell’atleta della Sierra Leone tenuto sotto osservazione nel Regno Unito. Infatti, durante i Giochi del Commonwealth, il ciclista 32enne Moses Sesay è stato tenuto in isolamento per quattro giorni perché malato ed ha avuto esito negativo alla contrazione del virus dell’Ebola. Ma i timori non si sono placati soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, dove sui social impazza la paura della popolazione. Obama ha cercato di tranquillizzare l’opinione pubblica presentando le misure precauzionali adatte:

Il virus Ebola e’ qualcosa da prendere molto seriamente. Non si tratta di una malattia facilmente trasmissibile ma bisogna identificare, mettere in quarantena e isolare chi può trasmetterla. E agire in modo organizzato.

Ha poi aggiunto che verranno intensificati i controlli anche sui leader africani che saranno presenti al Summit Usa-Africa la prossima settimana.

E in Italia?

Nessuna psicosi nella nostra Penisola. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha assicurato che la possibilità di un contagio sia molto remota:

Il nostro Paese è attrezzato per individuare ogni rischio di importazione della malattia.

Nessuna preoccupazione sembra riscontrabile anche dalle dichiarazioni dell’OMS e del Centro Europeo Controllo Malattie in quanto non vi sono collegamenti aerei diretti tra l’Italia e le zone colpite dal contagio e per quando riguarda la questione degli immigrati clandestini:

Riguardo le condizioni degli immigrati irregolari provenienti dalle coste africane via mare la durata di questi viaggi fa sì che persone che si fossero eventualmente imbarcate mentre la malattia era in incubazione manifesterebbero i sintomi durante la navigazione e sarebbero, a prescindere dalla provenienza, valutati per lo stato sanitario prima dello sbarco, come sta avvenendo attraverso l’operazione Mare Nostrum. Si ribadisce che il rischio di infezione per i turisti, i viaggiatori in genere ed i residenti nelle zone colpite, è considerato molto basso se si seguono alcune precauzioni elementari.

Anche se la Farnesina ha sconsigliato di mettersi in viaggio verso le zone colpite, spetterà ai turisti (come spesso capita in questi casi) l’ultima scelta.

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