Cosa fare un attimo dopo essere stato licenziato

Mar 23 • LavoroNessun commento su Cosa fare un attimo dopo essere stato licenziato

Come vincere lo sconforto dell’essere stato licenziato per sopravvivere in un mondo del lavoro con sempre meno tutele

Ebbene sì, sei stato licenziato.

Purtroppo hai perso quel posto di lavoro che ti piaceva tanto e a cui davi tutto te stesso, oppure, non ti piaceva affatto ma ti serviva per mantenerti. Comunque sia andata, ora sei disoccupato e fai parte di quella fetta di popolazione senza più lavoro che, secondo i dati Istat, nel 2014, ha raggiunto il 12,7% della popolazione su base nazionale, percentuale che al sud diventa del 20,7%.

I dati sulla disoccupazione sono ormai fuori controllo. Il Jobs act del Governo Renzi considera l’articolo 18 e i troppi impedimenti ai licenziamenti come le cause principali della mancanza di investimenti e di assunzioni, quindi è intervenuto proprio in quegli aspetti, cercando di mettere una pezza alla crisi con la ricerca della competitività a ogni costo, sulle spoglie di un mercato del lavoro sempre più flessibile/precario e sullo svuotamento delle tutele dei lavoratori.

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Licenziato ai tempi del Jobs act

Non per buttarti giù, ma con queste premesse, c’era da aspettarselo che venissi licenziato. Magari quel lavoro non ti piaceva, i risultati non erano esaltanti e l’azienda era in continua perdita.

Con le nuove regolamentazioni le aziende in crisi scelgono la via più semplice, si è creato così il rischio di una pericolosa distorsione del provvedimento del Governo a cui non si è posto alcun limite, cioè, di eliminare rinnovare i vecchi contratti tutelati con il cambio della vecchia forza lavoro con una nuova, più flessibile e meno tutelata, grazie ai “vantaggi” previsti dal Jobs act.

Le tutele crescenti e la possibilità di poter licenziare rendono il datore di lavoro più libero di operare in questo senso, quindi abituati a considerare il tuo futuro lavorativo a tempo indeterminato fin che dura.

Rivaluta la tua posizione

Non bisogna però fasciarsi subito la testa, sarebbe inutile farti prendere dalla depressione proprio ora che devi essere lucido, parimenti, sarebbe deleterio per il tuo futuro rimetterti subito alla ricerca indiscriminata di una nuova occupazione senza una buona valutazione di te stesso.

Questa fase è molto importante per capire cosa fare “da grande” e su cosa devi puntare per il tuo futuro.

È vero c’è la crisi e il mercato del lavoro non ti aiuta, ma bisogna sfruttare questo momento difficile per crescere. Innanzitutto devi valutare quanto ti piaceva fare quello che facevi prima e se in fin dei conti il licenziamento non è stato una “fortuna”.

Se pensavi che quello sarebbe stato il lavoro della tua vita, chiediti quanto è stata grande la tua responsabilità nel licenziamento e cosa hai sbagliato. La colpa non è sempre degli altri e un imprenditore non è così stupido da licenziare una risorsa che produce e lavora bene, nonostante le leggi favorevoli. Che ti piacesse o meno quel lavoro, è ora di assumerti le tue responsabilità e prepararti a una nuova sfida e prepararsi bene in questo momento è fondamentale.

Una nuova ricerca

I dati Istat indicano che in Italia il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni si attesta al 36,0%. In sostanza, più di un inoccupato  su tre non cerca lavoro perché non interessato o è sfiduciato da un mondo che ritiene chiuso o in cui non riesce a inserirsi.

Il licenziamento non deve farti finire in questa categoria. Analizza te stesso, le tue passioni, i tuoi errori e quello che facevi prima.

Se era un lavoro generico senza alcuna specializzazione, cambia strada e specializzati. Analizza le tue passioni e segui una linea d’azione ben definita. L’Italia non può più essere un Paese di lavoratori generici, perché questo tipo di lavoro tende ormai a spostarsi verso nazioni con costi del lavoro più basso, grazie anche all’incapacità della politica di porre un freno alle delocalizzazioni.

Quindi, se vuoi crearti nuove possibilità, reinventa te stesso e crea un profilo professionale più specifico possibile, magari con corsi di specializzazione che possano aiutarti nella ricerca. In questa fase apprendimento, creatività e umiltà sono i punti di forza che potranno aiutarti ad emergere.

Personal branding

Se quello che facevi era già abbastanza specifico allora impara a vendere meglio il tuo profilo

Alcuni consigli di personal branding possono esser fondamentali in questa nuova fase di ricerca lavorativa. Magari frequenta un corso sull’argomento così potrai imparare a “pubblicizzarti” in maniera più mirata ed efficace e a mostrare a chi deve assumerti quali vantaggi può trarre da te.

Le piattaforme social come Linkedin sono il futuro delle risorse umane anche in un Paese digitalmente arretrato come l’Italia. Per te che stai cercando una nuova strada lavorativa devono essere il naturale punto centrale e quindi fatti piacere questo tipo di social network.

Non ti cambierà la vita professionale, però è fondamentale partecipare attivamente alle discussioni, che ti crei un proprio profilo più specifico possibile e che instauri una serie di relazioni personali e lavorative che possano essere la base per una tua fruttuosa rete di contatti, che sia densa ma coerente con il profilo che si sta creando.

Per quanto riguarda le candidature, invia soltanto quelle per le posizioni corrispondenti al tuo nuovo profilo lavorativo, con lettere di presentazione  e curriculum vitae più specifici possibili per le singole posizioni.

Inviare miriadi di curriculum vitae senza logica, può essere una pratica lodevole per il tempo speso ma ormai è poco utile.

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Verso nuove opportunità

In un Paese sempre più vecchio, poco incline ai cambiamenti e non troppo aperto alle nuove generazioni è necessario riuscire ad accettare la possibilità che ti può aprire questo cambiamento, anche se non è  facile.

Solo così potrai fare in modo che il licenziamento si trasformi in un’opportunità personale oltre che professionale, un modo per trovare la tua nuova strada e poter dimostrare che anche in Italia qualcosa cambia e che questo non è solo un Paese solo per vecchi e disoccupati.

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