Un’esibizione suggestiva dei Cirque des Rêves alla Distilleria di Pomigliano d’Arco

Nov 21 • EventiNessun commento su Un’esibizione suggestiva dei Cirque des Rêves alla Distilleria di Pomigliano d’Arco

L’amore è musica: i Cirque des Rêves presentano alla Feltrinelli Point di Pomigliano e parlano della loro esperienza musicale.

Un’atmosfera quasi magica e circense ha avvolto ieri la Feltrinelli Point di Pomigliano. Musica, arte, spettacolo e un vortice emozioni, grazie all’esibizione dei Cirque des Rêves, band da poco affacciatasi sul nostro panorama musicale che ieri ha presentato il suo nuovo EP.

Sei brani molto intensi, e con musicalità lontane dal pop trasmesso dalle radio nostrane, hanno accompagnato lo spettacolo di Zeno, mangiafuoco e sputafuoco che ha già lavorato insieme alla band nel videoclip del loro ultimo singolo “Polvere”, e il live painting di Daniela D’Oria, pittrice e scultrice, che nel 2008 ha vinto il Primo Premio ANPI/ARTEDONNA.

Si inizia con “Magie”, prima traccia dell’EP, canzone scritta in francese, una lingua utilizzata anche in altri brani, tutti in inglese e francese, tranne uno che è in italiano, “Polvere”.

Ma chi sono i Cirque des Rêves?

La band nasce dall’incontro tra la voce Lisa Starnini e Giovanni Ilardo (chitarre), Giovanni Bruno (pianoforte), Corrado Calignano (basso), Alfredo “Edo” Notarloberti (violino) e Alessio Sica (batteria, percussioni e glockenspiel), avvenuto davanti a un caffè; da lì è partita l’idea di creare un gruppo e di mescolare le culture musicali di ognuno. La loro musica, ricca di influenze folk e di sonorità mediterranee, arriva dritto al cuore, grazie a testi “onirici”.

Dopo l’esibizione i ragazzi hanno acconsentito a farsi intervistare.

Avete scelto come primo singolo Cahier des Rêves, come mai siete partiti proprio da questo brano?

Lisa Starnini: Cahier des Rêves è il brano che più ci caratterizza. È il brano che più incarna i Cirques des Rêves soprattutto riguardo le melodie e le scelte musicali.
Corrado Calignano: Penso sia il pezzo da cui è partito tutto. Noi avevamo dei progetti anche di musica inedita. Alcuni sono stati rivisitati per l’EP,ma Cahier des Rêves era forse quello che più usciva fuori dal comune e ha dato vita a tutto, anche allo stile.

Il videoclip è ambientato al Theatre de Poche di Napoli, cosa vi ha spinto a scegliere questa location? E perché avete scelto di rappresentare proprio il teatro delle ombre?

Lisa Starnini: Il teatro delle ombre è un teatro quasi dimenticato, un po’ come i sogni. Raffigurava le storie e le favole di molti anni fa ma ormai oggi è difficilissimo trovare uno spettacolo di teatro delle ombre. Alla regista Sara Tirelli è venuta l’idea di rappresentare Cahier des Rêves con il teatro delle ombre, perché il singolo è un pezzo che ha quasi un sapore antico, così come ha un sapore antico il teatro delle ombre.

Avete tradizioni musicali molto diverse, da un lato la tradizione folk nordeuropea celtica e dall’altro le radici delle sonorità mediterranee. È stato semplice cercare di conciliarle?

Corrado Calignano: La musica mette sempre tutti d’accordo, elimina ogni barriera. È un linguaggio universale che confluisce. Siamo stati noi con il senno di poi a dividerla in generi. Noi siamo tanti, la musica è una.

Come mai avete deciso di cantare in inglese e francese, oltre che in italiano?

Lisa Starnini: I testi nascono successivamente, di conseguenza sono molto influenzati dalla melodia. Poi per quanto riguarda il francese, abbiamo deciso di portarlo nel gruppo perché parte della mia famiglia, quella che mi ha insegnato a credere nei sogni, è francese. Me lo sono portato con il mio portafortuna personale. Ci sono comunque pezzi che sarebbero stati in francese a prescindere perché suonano in francese.
Corrado Calignano: Ogni linguaggio hai il suo colore e in base a quest’ultimo si sposa con la musica.

Quali sono i modelli a cui vi ispirate?

Corrado Calignano: Un ruolo importante l’hanno giocato i Metallica e gli Iron Maiden, ma anche i Radiohead. Nel prossimo disco sarei tentato dall’introdurre qualche riferimento ai The Cure. Più che altro sono idee, influenze della musica che abbiamo ascoltato in passato e che Ci ha accompagnato fino ad oggi.
Alessio Sica: Ogni volta siamo ispirati dal pezzo che stiamo facendo.iniziamo a lavorarci, parte una scia e da lì continuiamo nella composizione del brano.
Lisa Starnini: C’è anche qualcosa degli Evanescence. Tanti anni fa era una fan molto accanita. sono stati la mia ispirazione fin dall’inizio e li porterò sempre con me.

Come è stato lavorare con David Richards?

Gianni Ilardo: È stato emozionante. Personalmente io sono un fan dei Queen ho portato io tutti quanti nel giardino di David Richards sono che una volta arrivato lì non ho avuto il coraggio di bussare alla porta. Invece Lisa sì, ci ha parlato ed è stata un’emozione dal momento che egli ha lavorato con personaggi quali David Bowie e Freddie Mercury.
Lisa Starnini: Se lui dice che sei bravo allora fai quasi fatica a crederlo. Però ti viene anche la voglia di metterci tutto quello che hai in questo progetto se un personaggio così importante come David Richards ha creduto in te.

Un amore struggente e da mozzare il fiato quello descritto in “Polvere”. Come vedete voi in generale l’amore?

Lisa Starnini: L’amore è musica e la musica è amore. Per chiunque suona l’amore si trasforma in musica e la musica in amore, quando componi un pezzo stai facendo l’amore con la musica. Se sei un musicista e lavori con passione è così. Nella musica dai anche se non hai un tornaconto, così anche nell’amore. Tu ami non per avere, ma per dare, ami perché non puoi fare a meno di farlo. Ed è la stessa cosa. Tu non fai musica per avere qualcosa indietro, ma fai musica proprio per il piacere di farla.

Come vedete voi il panorama musicale italiano?

Lisa Starnini: Noi lo vediamo molto piatto. Non sentiamo cose nuove alla radio, sentiamo cose già sentite. Anche i gruppi nuovi che escono solo sono la copia di una formula che ha fatto successo. Non siamo mai stati un paese innovativo in ambito musicale.
Corrado Calignano: Ma la colpa non è da attribuire ai cantautori ma piuttosto alle case discografiche che proseguono per una certa lunghezza d’onda più sicura di successo e preferiscono non rischiare.È un po’ l’immagine del paese: non si costruisce niente, si va sul sicuro, si ripete ciò che è stato già fatto in altri paesi. Ad esempio negli anni 60 , Gli anni d’oro della musica italiana, la canzone cantata da Celentano pregherò aveva la melodia di Stand by me.
Gianni Bruno: Moltissimi anni fa l’Italia è stata patria del melodramma. Grandissimi artisti come Mozart e Bach venivano a studiare in Italia. Invece ora abbiamo i talent.
Lisa Starnini: Siamo noi italiani che dobbiamo risollevare la situazione in casa nostra. Scappare è facile. È molto più difficile rimanere e cercare di fare qualcosa.

Licenza Creative Commons

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »