Donne e lavoro, le difficili pari opportunità della Terra dei fuochi

Mag 11 • EventiNessun commento su Donne e lavoro, le difficili pari opportunità della Terra dei fuochi

A Sant’Arpino il convegno sulla tutela delle donne nel mondo del lavoro per affermare che la lotta alle discriminazioni di genere non finisce mai.

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.  Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è finita. No, non è mai finita per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Con le parole di Diego Cugia alias Jack Folla, l’avvocato e moderatrice Maria Amodeo ha introdotto il Convegno “Essere Mamma, Diritto al lavoro!” sulla tutela delle mamme lavoratrici organizzato dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Sant’Arpino.

convegno donne e lavoro

Quale migliore giornata della Festa della mamma per parlare della sempre difficile questione delle pari opportunità e della discriminazione di genere al sud e in Campania.

Si dice che solo parlarne non è sufficiente e che il sud non cambi mai, però, quando a incontrarsi sono esperti del settore, giovani intelligenze del mondo universitario e professionisti attivi nel campo della difesa dei diritti delle donne non può che nascere un confronto diretto e sincero, per fare in modo che in una terra tanto martoriata come quella campana le coscienze si smuovano.

Dopo i saluti del sindaco di Sant’Arpino Aldo Zullo e l’introduzione dell’assessore alle Pari Opportunità Iolanda Boerio, sono intervenuti Irene Della Vecchia, avvocato e membro del Comitato pari opportunità del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Santa Maria Capua Vetere; Marika Zirham, follow research in ecomonia agraria ed esperta in europrogettazione e microcredito; Eleonora Avanzo, docente e scrittrice; Angelo Caffarelli, segretario provinciale SLP- CISL; Ornella Petillo, segretario confederale UGL; Maddalena Di Leva, psicologa sportello d’ascolto antiviolenza “Noi voci di donne” del Comune di Sant’Arpino; Daniela Monfreda, psicologa centro antiviolenza “Noi voci di donne” e Vito di Santo, specializzato in pubblica amministrazione, welfare e politiche del lavoro e premiato dal Comune di Milano con il premio Marco Biagi per la migliore tesi in diritto del lavoro.

Lavoro non solo a misura di uomo

In una società ancora fortemente discriminante, la questione delle pari opportunità è un tema ancora scottante soprattutto in Campania. Oltre ai casi di femminicidio e di violenza sulle donne che sono sempre più numerosi c’è la denuncia di Action Aid sulla poca trasparenza della Regione nel mettere in atto quei provvedimenti per combattere la disparità. Quella forma di violenza che si concretizza nella   costrizione sia fisica, sia psicologica oltre che nella vita quotidiana anche in ambito lavorativo e professionale. Un Paese che vede ancora questa grande discriminazione assiste alla continua fuoriuscita di mamme dal mondo del lavoro e mostra un anacronistico ritardo negli investimenti che favoriscono la conciliazione reale delle donne e ne  evidenzia il ritardo culturale.

Si continua ad assistere a discriminazioni di sesso, sia a livello formativo che retributivo; scatti di carriera ostacolati dalla maternità o dal periodo di astensione, perché essere donne e madri è ancora un grande limite per il mondo del lavoro, nonostante i passi avanti fatti dal Legislatore con gli interventi volti a favorire una migliore integrazione e pari opportunità di lavoro.

Come illustrato infatti dalla dottoressa Della Vecchia, si verificano due tipi di tendenze tra le donne: alcune rinunciano a lavorare o lasciano il mondo del lavoro; altre invece rinunciano al progetto di famiglia.

Famiglia e lavoro sono così inconciliabili ancora nel 2015, o a essere inconciliabile è quel gap tra uomini e donne sempre presente in un’economia che pensa ancora esclusivamente al maschile?

Ripresa è donna

Nuove opportunità possono nascere dalle crisi, perché se è vero che essa è prima di tutto culturale e di valori oltre  che economica, per far rinascere il territorio bisogna riprendere le proprie origini e i propri valori svenduti al degrado delle criminalità organizzate. Il degrado di quelle zone della provincia di Caserta, di Napoli e di Salerno divenute discarica delle ecomafie e salite tristemente alla ribalta con il nome Terra dei fuochi, dove sembra che non cresca più nulla di sano eccetto malessere e crisi, il tutto fortemente amplificato da un’intensa campagna mediatica di terrore.

Da dove ripartire per risanare un’economia in crisi come quella agricola del territorio campano?

La dottoressa Marika Zirham ha basato la sua ricerca per l’Università Partenope di Napoli sulla rinascita del territorio attraverso la rivalutazione di quell’economia come sistema green. Il riferimento al rispetto ambientale va oltre la semplice bonifica dei terreni ma punta su una ristrutturazione del tessuto produttivo rivolto a “nuove” idee di lavoro come i green jobs e alla filiera corta, che può essere in grado di rilanciare il mercato dei piccoli produttori. Infatti, questo sistema mira a rompere le distanze e ad avvicinare produzione e consumo, così, da superare il freno della grande distribuzione e rinascere quelle strette relazioni personali prima che economiche di un tempo tra produttore e consumatore.

Rivalutare i prodotti e l’immagine della Terra dei fuochi è necessario per ritornare alla Campania felix.  Come dimostrato dalla Task force Pandora, l’inquinamento mediatico sul caso Terra dei fuochi rappresenta un cappio al collo per un’intera regione e la riabilitazione del marchio, senza far abbassare la guardia sull’illegalità, non può che rappresentare uno stimolo per la ripresa. Il cammino su questa strada non può essere fatto se non partendo dal rilancio del ruolo delle donne. La figura della donna è un esempio di tradizione e praticità che, a livello imprenditoriale, ha già dimostrato esempi virtuosi che confermano il ruolo della donna come fattore di crescita  soprattutto in un territorio in crisi di fiducia come quello campano.

La green economy può essere la chiave di volta per recuperare quei valori e quei principi che hanno segnato la storia della nostra e che rappresentano il tessuto della nostra Regione, come affermato dalla dottoressa Zirham a conclusione del suo intervento.

Un orientamento green dell’industria alimentare della Terra dei Fuochi può contribuire a vincere la sfida globale della disoccupazione, contribuendo anche al risollevarsi economico del territorio. Perché se qui muore l’agricoltura, questa terra rischia di essere vittima due volte.

LEGGI ANCHE: Task force Pandora, la scienza al servizio dell’informazione

Un nuovo concetto di genere

Il discorso sulla parità di genere che va oltre la tematica delle Pari opportunità, come affermato dalla dottoressa Ornella Petillo rappresenta una vera e propria lotta di civiltà affinché il problema della conciliazione del lavoro con la maternità si sposti sulla questione della genitorialità non scaricata solo sulle donne.

La condizione vissuta dalle donne alla ricerca di un lavoro, o direttamente sul posto stesso, risente di una concezione errata della maternità che diventa sempre più un problema e una colpa.

Gli investimenti e i provvedimenti volti a tutelare queste condizioni di svantaggio sono ancora insufficienti eppure, come confermato anche dal World Economic Forum, l’economia di un territorio ottiene risultati positivi quando l’occupazione femminile è maggiore, perché a beneficiarne sono anche i servizi accessori e perché le donne tendono a occupare lavori di prossimità al territorio in cui abitano così da favorirne lo sviluppo.

Il convegno si è concluso poi con l’intervento del dottor Vito Di Santo che ha osservato come gli interventi legislativi siano comunque insufficienti e non ottemperino alle risoluzioni dell’Unione Europea che dal conto suo non ha gli strumenti per sanzionare le omissioni.

Secondo Di Santo si assiste sempre di più alla colpevolizzazione dei diritti dei lavoratori, alla colonizzazione della scienza economica dei diritti con la minaccia e la distruzione di quelli che dovrebbero essere inalienabili e che pian piano con le varie riforme, non ultima il Jobs act, si stanno svuotando.

Se in tutta Europa si è assistito in questi anni a un calo dell’occupazione (soprattutto femminile), un modello più integrante  e includente che ha dato risultati migliori è quello nel sistema danese della flexicurity che mira a conciliare sicurezza del lavoro e flessibilità attraverso una serie di servizi e di strumenti di protezione che rendono il mercato del lavoro flessibile, non precario e più inclusivo.

Potremo obiettare che l’Italia è un contesto nemmeno paragonabile a quello dei paesi scandinavi e che la strada che vuole percorrere Renzi vada in questo senso, però l’aumento delle distanze tra tutele dei lavoratori e disparità creano un sistema ancora intollerabile.

Distanza che si evidenzia nella realtà dove intervengono direttamente operatrici come Maddalena Di Leva e Daniela Monfreda, entrambe  dello sportello d’ascolto antiviolenza “Noi voci di donne” del Comune di Sant’Arpino, che hanno reso evidente come ancora nel 2015, sia anacronistico vivere in un contesto in cui si lotta per affermare le pari opportunità e l’eguaglianza di genere,  soprattutto in una società in cui le disparità sono forti e dove, anche per timore di perdere la propria fonte di sostentamento, si rinuncia a denunciare i soprusi perché non si è autonomi.

In queste condizioni di scarsa tutela la violenza diventa silenzio, chiuso nelle quattro mura domestiche e diventa una condizione psicologica tenuta privata e quindi senza difesa.

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È un bene che a questo silenzio, Sant’Arpino in un Provincia come quella di Caserta molto caratterizzata dalla discriminazione di genere, opponga con la forza delle idee e con la freschezza delle giovani professionalità la rabbia di chi non vuol piegarsi alle disparità e vuole affermare, non solo nella festa della mamma, ma ogni giorno con il suo lavoro, la dignità delle donne, madri e lavoratrici.

Perché non si tratta solo di una questione di genere ma è una lotta di civiltà per il futuro stesso del nostro territorio.

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