La crisi dell’elettronica: anche Media World licenzia e chiude i punti vendita

Apr 15 • EconomiaNessun commento su La crisi dell’elettronica: anche Media World licenzia e chiude i punti vendita

La crescita dell’e-commerce colpisce Media World, e non solo

Non sono tempi felici per le catene di elettronica di consumo colpite da una vera e propia crisi strutturale; nemmeno Media World, a quanto pare, poteva essere risparmiata. Una delle poche realtà in grado di resistere alla concorrenzaa spietata di Amazon e al calo delle vendite, ha annunciato, alla fine, l’avvio di una serie di tagli previsti per i prossimi mesi. Già a partire da giugno, infatti, Media World ridimensionerà la sua area d’influenza chiudendo sette punti vendita e si dedicherà a una pianificazione del personale che porterà a ben 700 esuberi, tra i 200 “full-time equivalenti” dei centri chiusi e i restanti 500 dei punti vendita attivi.

Chiusure e nuove aperture

La chiusura dei sette punti vendita sarà compensata, tuttavia, dall’apertura di tre nuovi centri, in quanto più che di tagli fine a sè stessi Media World vuole attuare un piano di riorganizzazione finalizzato alla ottimizzazione della localizzazione dei negozi puntando sulle zone, in previsione, più produttive ed eliminando quelle che, a causa degli affitti alti e della mancanza di sostenibilità economica, si sono rivelati poco vantaggiosi. La prima chiusura sarà quella nel centro commerciale La Romanina di Roma, entro metà giugno; dopodiché sarà la volta di un punto vendita di Milano, di Genova, di Settimo Milanese, di Brescia e di due punti vendita di Napoli (quello di via Arenaccia e quello nel centro commerciale Vulcano Buono). Soltando il nord riguardano, invece, le aperture che si inaugureranno a Milanno, a Roma e nella zona di Brescia o Verona.

La guerra all’e-commerce

La decisione concernente la riduzione del personale prevista per tutti i punti vendita, a prescindere dalle chiusure, è dettata dal generale calo dei clienti, degli scontrini e quindi delle vendite registrati in tutti i negozi. Il confronto con i sindacati non sarà disastroso dal momento che l’azienda ha già palesato l’intenzione di utilizzare strumenti per mitigare l’impatto occupazionale, servendosi di cassa integrazione e contratti di solidarietà.
L’obiettivo principale di questa razionalizzazione della rete è l’attuazione di un piano industriale incentrato sull’innovazione tecnologica nel tentativo di reggere la concorrenza con il mondo dell’e-commerce, fattore principale o addirittura determinante la crisi del settore elettronico per le aziende. Multicanalità e cross-canalità sono le parole chiavi per un’azienda attualmente all’avanguardia o che voglia diventarlo, come Media World, per la quale si è fatta pregnante l’esigenza di restare al passo con i tempi proponendo all’utenza l’opportunità di accedere alle informazioni e ai servizi attraverso i diversi e molteplici strumenti delle recenti tecnologie. Se rinnovarsi deve significare taglio del personale ben venga per chi non vuole rimanere escluso dal mercato.
Proprio l’uscita di scena è stata, infatti, la sorte delle catene francesi Darty e Fnac, mentre Vannelli, Unieuro e Trony, non navigando in buone acque, sono dovute ricorrere, negli ultimi anni, a contratti di solidarietà e chiusure. La crisi è, però, globale e non certo solo europea, come dimostra l’avvio delle procedure, che rappresentano l’anticamera della bancarotta, da parte di RadioShack, catena statunitense con più di 2.400 punti vendita. Ciò che maggiormente incide sull’inversione dei rapporti di forza che vede i fornitori tradizionali sovrastati dai nuovi venditori online è la guerra dei prezzi portata avanti da questi ultimi sui vari siti di e-commerce. La crescita del canale e-commerce ha determinato l’abbassamento dei prezzi allo scaffale da parte dei retailers tradizionali per diminuire la sproposizione con i prezzi più che competitivi in circolazione online.
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