Quando Van Gogh voleva diventare un Predicatore

Feb 12 • CuriositàNessun commento su Quando Van Gogh voleva diventare un Predicatore

E se lo fosse diventato? Come sarebbe stata l’arte senza di lui?

Vincent Van Gogh è uno dei pittori più famosi della storia, le sue opere sono conosciute in tutto il mondo e chiunque, almeno una volta nella vita, ha potuto ammirarle.

Creati da quello che si può definire un genio eccentrico e non atto alla vita sociale, i suoi quadri, insieme a quelli di Pablo Picasso, sono i più costosi al mondo: il Ritratto del dottor Gachet è stato venduto per 100 milioni di dollari, mentre uno dei tre Campo di grano con cipressi, per 90 milioni di dollari.

Non tutti sanno però che Vincent Van Gogh ha avuto una vita molto sregolata, e ha maturato la sua passione e il suo talento solo in un secondo momento: inizialmente la sua aspirazione era diventare un predicatore.

LEGGI ANCHE: Clet Abraham, l’artista dei cartelli stradali arriva a Napoli

Un predicatore mancato

Intorno al 1878 Van Gogh, allora venticinquenne, non aveva scelto cosa fare della propria vita: si era ritrovato a lavorare per una concessionaria d’arte che lo aveva portato a viaggiare tra Londra e Parigi, ma fu velocemente licenziato per scarsi risultati. In seguito, dopo alcuni brevi incarichi d’insegnamento, decise di seguire le orme paterne e si trasferì ad Amsterdam per diventare un predicatore evangelista. Qui però non riuscì ad impegnarsi sufficientemente negli studi, e scelse di andare a Bruxelles per iscriversi ad un’altra scuola di formazione. Anche questa volta però, dopo un periodo di prova, la sua difficoltà nell’impegnarsi negli studi gli impedì di essere ammesso ai corsi.

La fuga tra gli operai in Belgio

Contemporaneamente la sua famiglia iniziava a preoccuparsi seriamente per il futuro del figlio, che vestiva in maniera volutamente trasandata, che tendeva ad allontanarsi dagli altri e a non impegnarsi sul serio in nulla. Il padre arrivò al punto di pensare di rinchiuderlo in manicomio.

Ma Van Gogh era inamovibile: infervorato dal desiderio di diventare un predicatore, si oppose al volere del padre, e andò nella Borinage, regione del Belgio al confine con la Francia, famosa per una ricca produzione di carbone. Qui, vivendo tra gli operai, Van Gogh trovò un nuovo modo di vivere: fallì come predicatore laico della classe operaia visto che la sua poca conoscenza del francese rendeva impossibile per lui coinvolgere la massa di lavoratori, ma proprio a Borinage scoprì quale fosse il suo vero talento.

Nei campi del Belgio meridionale, nelle file di operai che spalavano il carbone, nelle casette di campagna e nelle notti stellate, Van Gogh trova dei punti fermi che resteranno vivi per tutto il resto della sua vita, anche dopo aver abbandonato l’umile capanna in cui si era rintanato.

L’influenza del fratello Theo

La sua passione per l’arte però, non sbocciò da sola ma fu, per così dire, incoraggiata prima di tutto dal fratello Theo che, avendo molta attenzione per la salute di Vincent, lo invogliava nelle sue lettere a cercare delle soluzioni che dessero libero sfogo alla sua profonda vita interiore.

Ma l’atto fondamentale, l’evento cruciale, che lo spinse nella carriera pittorica fu nel 1879 quando le autorità misero fine al suo periodo di prova come predicatore evangelista.

Ciò generò in lui una profonda crisi che non fece altro che accrescere le sue insicurezze.

Nascita di un artista senza tempo

Furono quindi quest’evento, la Borinage e l’affetto del fratello a spingere Vincent Van Gogh, ormai ventiseienne, verso un’arte che lo renderà uno dei più famosi pittori della storia, fama che purtroppo gli verrà riconosciuta solo dopo la sua morte.

Nel XX secolo la sua fama crebbe incredibilmente grazie ad una serie di mostre in tutto il mondo che ispirarono la nuova generazione di artisti che rientrano nella corrente dell’Espressionismo: secondo lo storico Simon Schama, infatti, Van Gogh fu il primo espressionista della storia e al suo lavoro si ispirarono artisti del calibro di William de Kooning, Howard Hodgkin e Jackson Pollock, a tal punto che il critico Sue Hubbard, inoltre, ha dichiarato:

Van Gogh ha dato agli espressionisti un nuovo linguaggio pittorico. Ciò gli ha consentito di andare oltre l’apparenza e penetrare le verità più profonde dell’essenza. Non a caso, proprio in questo momento Freud approfondisce la conoscenza del dominio del subconscio. tutto ciò pone Van Gogh come il pioniere dell’arte moderna.

LEGGI ANCHE: I capolavori dell’arte in movimento

Insomma con i suoi capolavori Vincent Van Gogh non ha solo dato sfogo al suo io interiore, ma da tutti gli eventi che hanno caratterizzato il periodo che visse nella Borinage, hanno contribuito a spingere un insicuro, trasandato, pazzo – secondo alcuni – artista verso un cammino artistico che ha segnato la vita non solo di una serie di artisti, ma della storia dell’arte mondiale.

Licenza Creative Commons

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »