La verità dietro il Mito di Robin Hood

Ott 4 • Cultura, CuriositàNessun commento su La verità dietro il Mito di Robin Hood

Le ricerche passate e le considerazioni moderne su una delle leggende più famose del mondo

Fin da quando l’uomo si è alzato dalla polvere ed è uscito dal buio delle caverne, ha iniziato a raccontare le più fantastiche storie per spiegare agli altri uomini il motivo degli eventi che compongono la vita del nostro mondo.

Con la civilizzazione e lo scorrere dei secoli, l’uomo non ha perso la sana abitudine di inventare storie, e al giorno d’oggi esistono in tutto il mondo migliaia – se no milioni – di racconti leggendari o mitici.

La maggior parte di queste storie hanno superato i confini delle proprie comunità e sono diventate famose in tutto il mondo. Una di esse è la leggenda di Robin Hood colui che nell’immaginario moderno è un fuorilegge che ruba alla nobiltà inglese per aiutare il popolo.

LE ORIGINI – Nella ricerca delle origini del Principe dei Ladri spicca il nome del saggista, romanziere e poeta inglese, Robert Graves, che mise in luce come il nome Robin derivasse da Robinet, il quale significa Ariete. Quest’etimologia rinvia a Robin Goodfellow, divinità boschiva, divenuto celebre grazie alla commedia di William Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate, tramite il personaggio di Puck.

La ricerca di Graves associa Robin Hood alla festa di Calendimaggio, quando i culti pagani britannici festeggiavano il 1 maggio con una messa in scena, nella quale Robin, nelle vesti del Re dell’Anno Nuovo, uccideva il Re del Vecchio Inverno – o del Malgoverno – e sposava Marian, personificazione della Madre Terra.

Nonostante la sua ricerca Graves riconosceva Robin Hood in Robert Hood, figlio di un guardaboschi, il quale, grazie alla sua opposizione al clero, venne idolatrato come patrono delle feste agricole pagane.

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IL MITO NELLA LETTERATURA – Il nome di Robin Hood fa la sua prima comparsa nel Piers Plowman di William Lanland, datato 1377. Estraendo un passo di Lanland si legge:

«Non ricordo bene le preghiere del signore, ma ricordo le storie di Robin Hood»

Sebbene fosse contemporaneo del Piers Plowman, lo Scottish Cronicon completato nel 1450. Qui è presente di nuovo il nome del Principe dei ladri:

«[…]Tra coloro che erano stati privati dei loro possedimenti, si sollevò il famoso bandito Robin Hood con i suoi seguaci, le cui azioni, il popolo, celebra in commedie e tragedie […]»

Tutto ciò sembra confermare la teoria di Graves che vedeva Robert Hood come l’originario Robin Hood, che poi venne idolatrato dal popolo fino a diventare Robin Goodfellow.

LA DIFFUSIONE – Le storie di Robin Hood avevano in origine solo una trasmissione orale e per questo esistono tantissime versioni che ambientano le sue avventure in luoghi e tempi sempre diversi.

La storia come la conosciamo noi però si è diffusa solo dal Sedicesimo Secolo, in seguito alla diffusione della stampa in Inghilterra. Da questo momento in poi la storia di Robin Hood acquisisce tutte quelle caratteristiche che lo hanno reso famoso in tutto il mondo: un nobile coraggioso, privato di tutto che con i suoi compagni combatte contro il principe Giovanni – riconosciuto in Giovanni Senzaterra – attendendo il ritorno del legittimo re d’Inghilterra, Riccardo I, partito per combattere nelle Crociate.

LA FORESTA – Ambientazione centrale delle storie di Robin è la foresta che, secondo la leggenda moderna, va riconosciuta nella Foresta di Sherwood nei pressi di Notthingam.

La Foresta di Sherwood però non è presente nelle ballate più antiche che ambientano le avventure di Robin Hood nella Foresta di Barnsdale, 60 chilometri più a Nord. Tra questi alberi, a sostegno di questa tesi, sono stati ritrovati il vero Sepolcro di Robin Hood, il Pozzo di Robin Hood e Little John e il Ruscello di Robin Hood.

Nonostante questi ritrovamenti però, è la Foresta di Sherwood la più accreditata dalla maggior parte degli appassionati di tutto il mondo che ogni anno visitato a migliaia i luoghi della contea di Nottingham, generando anche un grande interesse da parte delle istituzioni a non rendere noti i ritrovamenti di Barnsdale.

Un chiaro esempio di questi interessi economici è la lapide del monastero di Kirkless che viene considerata come la tomba di Robin Hood, grazie ad un’iscrizione in inglese antico che riporta la data 24 Dicembre 1247. Tale iscrizione però, per delle incongruenze lessicali, risulterebbe finta e databile intorno al Diciottesimo Secolo, quando Robin Hood era già divenuto un mito e la Conte di Nottingham era già una meta turistica

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OGGI – Al giorno d’oggi quindi è la Contea di Nottingham e la foresta di Sherwood ad essere le più accreditate ad essere la “casa” di Robin Hood, credenza alimentata anche dalla presenza del Major Oak, una quercia millenaria, ritenuta essere il covo del fuorilegge, e di una statua, nei pressi del castello di Nottingham, ritraente un arciere nel quale si può benissimo riconoscere Robin Hood. Inutile aggiungere che tale statua è una meta obbligatoria per tutti gli interessati e, soprattutto, delle guide turistiche.

In conclusione la vera storia di Robin Hood si è persa nel tempo e difficilmente verrà mai ricostruita del tutto. L’unica cosa che ci resta di questa leggenda è, oltre all’irresistibile fascino di una storia passata, l’idea e la speranza di un mondo migliore dove un uomo giusto si può contrapporre a un potere corrotto ed avido, ovvero di come il Bene riuscirà sempre a trionfare sul Male.

 

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