“Nothing to lose”, quando grasso è bello

Gen 30 • CulturaNessun commento su “Nothing to lose”, quando grasso è bello

Kate Champion ha presentato in anteprima  al Festival di Sydney lo spettacolo Nothing to Lose che vede esibirsi sulla scena un corpo di ballo decisamente sovrappeso.

Il Festival di Sydney ha ospitato in anteprima, il 21 gennaio, la produzione di ballo australiana “Nothing to Lose” (Niente da perdere, in italiano). La compagnia si fa notare per un corpo di ballo composto esclusivamente da persone decisamente sovrappeso.

Kate Champion, la direttrice artistica, ha dichiarato di voler infrangere lo stereotipo dei ballerini filiformi e di voler sfatare il luogo comune che grasso equivale a goffo.

Per da vita e soprattutto forma alla sua idea non poteva scegliere partner più adeguata di Kelli Jean Drinkwater, nota modella over size e poliedrica artista paladina delle taglie forti.

Sul palco corpi monumentali seminudi si esibiscono in coreografie che sembrerebbero improponibili in considerazione della loro stazza. Non sembra trasparire imbarazzo o alcuna sorta di disagio a fronte di esibizione che potrebbe facilmente scivolare nel grottesco.

Leggerezza, sinuosità e grazia dominano la scena e sono state immortalate dagli scatti di  Toby Burrows.

Sovrappeso e modelli sociali

In Australia, patria dei “paffuti” artisti, il numero di abitanti in sovrappeso o alle soglie dell’obesità è in costante crescita. Ben il 62% percento della popolazione risulta infatti essere ben al di sopra delle soglie di peso consigliate.
Il problema non è però circoscritto al continente australiano ma, come è ben noto, coinvolge gran parte della popolazione della cosi detta società del benessere.

Dopo anni di terrorismo psicologico durante i quali si è professato il credo di un fisico asciutto e tonico tendente al filiforme, dopo aver danneggiato generazioni di adolescenti imponendogli modelli quasi impossibili da emulare si ricorre ai ripari o, piuttosto, ci si adegua alla realtà?

La piaga dei disturbi alimentari

I decenni che hanno segnato la fine del secolo scorso hanno registrato il dilagare di patologie accomunate nella macro categoria dei “disturbi alimentari” con conseguenti danni sociali, aggravio economico per il sistema sanitario ed un non trascurabile prezzo pagato in termini di vite umane.

L’anoressia, forse perché più facilmente identificabile, ha rappresentato il male più noto ma non è altro che uno degli aspetti di una piaga dalle mille sfaccettature.

Da qualche hanno, forse proprio per l’evidente ed oggettiva difficoltà a rientrare nei canoni modaioli, la nostra società ipocrita ha subdolamente insinuato il dubbio che “grasso è bello”.

Ma che si intende per grasso?

Grasso è bello?

Il celebre calendario Pirelli per il 2015 ha scelto un’icona di una bellezza definita “in carne”, Candice Huffine, modella americana che, a fronte di un metro e 80 di altezza, sembra che pesi 90 chili.

Assumendo per veritiere le misure vitali della signorina, bisogna riconoscere che il suo indice di massa corporeo la colloca tra i soggetti  sovrappeso ma, per chi non ce l’avesse presente, basterà sbirciare una sua foto per comprendere che la sua indubbia bellezza non è data dal pesare un po’ più del “dovuto” ma da forme sinuose, lineamenti delicati, incarnato perfetto, folti capelli ed una serie di svariati doni di cui madre natura ha voluto renderle omaggio.

Ancora una volta passa un messaggio fallace.

Sano è bello

Grasso non è di per sé bello, non è salutare e difficilmente chi è grasso è realmente contento della propria condizione.

Onore agli scatti di Toby Burrows, che hanno colto la leggerezza e la sinuosità di questi fisici boteriani, e merito agli intenti della Champion, che li ha voluti riscattare dalla beffarda invisibilità a cui li ha relegati l’emarginazione sociale, ma bisogna prestare attenzione a non commettere un errore speculare a quello commesso fino ad oggi.

Resta fermo che esistono parametri numerici che sono soprattutto garanti di uno stato di salute nei limiti della norma.

La gradevolezza di un corpo più o meno morbido è legata poi al gusto soggettivo; da qui ad esempio la ormai notoria passione che le donne nutrono per gli uomini “con la pancia” e che sembra aver provocato la moria di migliaia di “tartarughe”.

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