Il Dolore Perfetto di Ugo Riccarelli

Dic 3 • CulturaNessun commento su Il Dolore Perfetto di Ugo Riccarelli

Se ve li siete persi” è la Rubrica dedicata alle opere di letteratura, con la quale ogni settimana proponiamo un libro da non perdere.

Un romanzo da leggere per tuffarsi nei ricordi

Il libro di Ugo Riccarelli, autore scomparso poco più di tre anni fa all’età di 59, è uno di quei romanzi di un tempo, di cui si sono perse le tracce.
E’ la storia, che si dipana lungo quasi un secolo, di due famiglie, i cui destini si incrociano, che vivono in un piccolo centro della Toscana, Colle. Sono due famiglie di formazione completamente diversa: una segnata dagli ideali anarchici del capostipite, il Maestro, originario di Sapri, da cui si muove un poco dopo la famosa pagina risorgimentale, l’altra segnata dal commercio, e dall’amore per il denaro e il potere, quindi decisamente pragmatica.

Le vicende, anche tragiche, che contrassegnano le pagine del romanzo, al di la delle storie raccontate che arrivano fino al secondo dopoguerra, mettono in mostra personaggi che rappresentano caratteri precisi di certi ambienti della provincia italiana. Personaggi che sono segnati, anche, da nomi particolari.
Da una parte i Bartoli che risentono delle idee anarchiche e libertarie del capostipite: Ideale, Libertà, Michail. Dall’altra parte, i Bertarelli, l’ammirazione per l’epopea omerica, fa si che ci sia Telemaco e Penelope, ad esempio.

Il libro è un romanzo di storia dentro cui si trovano le storie piccole di famiglie e ambienti di un tempo andato. In certi momenti sembra di sentire raccontare storie e favole come si fosse presente, magari attorno ad un camino, o attorno ad un braciere, come accedeva diversi decenni fa, in una sera di inverno.
All’interno di queste storie emergono personaggi straordinari, che con le loro idee, i loro comportamenti ci mettono, in diverse occasioni nelle pagine del romanzo, di fronte al “dolore perfetto”.

E’ un libro segnato, altresì, dai ricordi che sono, sempre, un modo particolare di tuffarsi nel passato, per rivisitarlo. E molte sono le pagine, alcune di ottimo livello, che sono segnate da ricordi di persone care.
Tra i personaggi spiccano Ulisse, sanguigno e prepotente, che in seguito ad una avanzata follia, si suicida. Rosa donna di straordinario impatto, anche emotivo, che ha una reazione, alle prevaricazioni del marito, dirompente per quei tempi, e quell’ambiente provinciale: va via di casa con uno straniero, capitato per caso nei pressi della sua abitazione.

Il “Maestro”, che si dedica agli altri, attraverso i suoi ideali di libertà, e che lo portano ad essere ucciso dai soldati di Bava Beccaris. La vedova Bartoli, che si innamora di questo forestiero, suo pensionato, e dei suoi ideali. E poi Annina, epica figura di donna che, a quei tempi, accompagna, anche da adolescente, il padre nel suo commercio di maiali. Donna che dimostra una determinazione impressionante nelle sue scelte, nei suoi affetti.
Chiaramente, vi sono altri personaggi meritevoli di nota, tra cui è bene ricordare Nocciolino (Cafiero) e Sole.

Il romanzo, premiato nel 2004 con il Premio Strega, risente dell’influenza di certa letteratura. Per alcuni versi cerca di assomigliare, in certe pagine, al romanzo sudamericano, da Garcia Marquez e Isabel Allende.
D’altra parte si notano delle affinità con alcuni esempi della nostra letteratura, La Storia di Elsa Morante, ma anche Il mulino del Po di Riccardo Bacchelli, e il Mastro Don Gesualdo di Giovanni Verga.

Chiaramente il libro non raggiunge le vette delle citate opere, anche perché sono evidenti delle incongruenze, e qualche lungaggine, inutile e noiosa, che poteva essere risparmiata al lettore.
In ogni caso è un libro da leggere, soprattutto se si vogliono ritrovare echi di un passato che, bene o male, ci ha segnato.

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