Enrico Ruggeri ci racconta la sua “brutta estate”

Nov 17 • CulturaNessun commento su Enrico Ruggeri ci racconta la sua “brutta estate”

Dalla musica ai libri, Enrico Ruggeri presenta il suo nuovo romanzo, La Brutta Estate, alla Distilleria/Feltrinelli Point di Pomigliano D’Arco

Enrico Ruggeri ci riprova e ritorna nelle librerie con un nuovo romanzo, “La Brutta estate”, presentato ieri alla Distilleria/Feltrinelli Point di Pomigliano D’Arco, un noir ambientato in una calda Milano durante il mese di luglio in un anno dispari. Sarebbe dovuto essere un periodo poco avvincente per Marco Taviani, giornalista sportivo e protagonista del libro, ma ecco la visita di tre poliziotti che gli cambierà la vita per sempre.

L’incontro, presenziato anche dall’assessore alla cultura di Pomigliano D’Arco Roberto Nicorelli e dal giornalista del Corriere della Sera Paolo Picone, è riuscito a scavare a fondo non solo nel romanzo ma anche nella personalità dell’autore, un artista poliedrico, che ha ancora molto da dire e da dare.

Ma chi è il vero Enrico Ruggeri?

A me piace raccontare le cose agli altri. Credo che la vita sia molto spettacolare. Ho imparato che dalla vita di qualsiasi persona è possibile realizzare un film, una canzone, un libro, perché le vite delle persone sono interessanti. È chiaro che dal punto di vista narcisistico cantare è la cosa più bella: quando sali sul palco e i fan ti accolgono felici e cantano con te, il tuo ego esplode. È la cosa che mi dà più piacere fisico. A differenza dell’atto d’amore di un fan che ti segue nei teatri, riguardo la televisione basta che ti siedi sul divano e prendi il telecomando. È un atto prevalentemente passivo ma ha il vantaggio di essere fatto da numerose persone. Però poi quando la gente iniziò a riconoscermi più come presentatore che come cantautore capì che dovevo andarci con i piedi di piombo.

Un comunicatore quindi, il cui intento principale è suscitare emozioni. Ma discostandosi da sé stesso ha voluto dire la sua anche riguardo la sua esperienza di giudice ad X Factor:

Il problema a X Factor è che nel momento in cui siedi in giuria devi scegliere chi canta meglio. Se tu guardi la storia della musica italiana e vedi quelli che continuano a vendere dischi dopo moltissimi anni, ti accorgi che non sono quelli che cantano meglio, ma quelli che avevano più cose da dire. In questo periodo c’è una generazione di ragazzi che scrivono testi pressoché uguali, almeno concettualmente, in cui si parla di “microstorie” d’amore, anche se fuori si stanno vivendo transizioni epocali e tragedie immense. Probabilmente la radio ha influito molto a sminuire l’importanza del testo.

Ritorna poi al libro soffermandosi sulle chiavi di lettura:

La Brutta Estate è un libro che si può leggere a due strati. Si può leggere con il solo scopo di scoprire l’assassino, però poi finisce lì. Ma si può invece anche cogliere lo spaccato delle dinamiche odierne, come ad esempio l’amore. Prima si viveva in un contesto in cui separarsi non era una scelta allettante, oggi invece è molto più semplice. Molti dicono “ci siamo lasciati perché non era più come prima”, oppure “stiamo insieme da trent’anni e ci amiamo come il primo momento.” Ma non è così. Piuttosto le dinamiche sono cambiate per far si che oggi continuiamo ad amarci. Marco Taviani nel romanzo si separa dalla moglie perché nessuno si accontenta della vita che possiede, la si vuole migliorare, si cercano le incognite…ma molto spesso non si riesce.

Ma oltre Milano c’è uno spaccato di Napoli attraverso delle bambole reborn, inquietanti, che rappresentano neonati così realistici da sembrare veri.

Napoli è una città che conosco veramente bene. Napoli non può non piacere. È una città e come tutte le grandi città è più bella da vedere dalle 10 di sera per il meno traffico che c’è in giro. È una città dalle mille sfaccettature, però la propensione del napoletano alla commedia o alla tragedia non si coglie in tutta Italia, spesso basta entrare in un bar e si può assistere a una scena di teatro

Dopo la presentazione tra un firma copie ed un altro Enrico Ruggeri ha risposto a due nostre domande.

Ne la brutta estate parla di un cambiamento radicale del protagonista, quanto si può avvicinare alla sua carriera di artista o anche in ambito personale?

I cambiamenti a volte avvengono gradualmente senza che nessuno se ne accorga e a volte bruscamente. Un brusco cambiamento l’ho avuto da ragazzo quando ho capito che potevo fare questo mestiere sul serio, e poi attraverso questo ci sono stati mille cambiamenti che mi hanno portato dove sono oggi.

Nel romanzo Marco Taviani scopre che l’unica sua parente, la zia, nascondeva un grande segreto. Secondo lei quanto può far bene tenere nascosto qualcosa e fino a che punto ritiene giusto svelare gli scheletri nell’armadio?

Gli scheletri nell’armadio è bene che stiano lì, a meno che tu non hai una persona a cui tieni veramente tanto che puoi farla entrare in quell’armadio, ma può succedere un paio di volte nella vita.

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