Addio al test di medicina. Entra in gioco la meritocrazia?

Mag 21 • CulturaNessun commento su Addio al test di medicina. Entra in gioco la meritocrazia?

Il ministro Stefania Giannini ha dichiarato di volersi ispirare al modello francese, all’insegna del merito

Ricordate le folle oceaniche in coda per partecipare ai test d’ingresso per la facoltà di medicina? Ebbene a breve potrebbe essere un’immagine consegnata alla storia.

Il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha dato già il suo addio al test di medicina che ha fatto piangere lacrime amare ai partecipanti e che ha creato numerose polemiche relative alla sua regolarità:

Intendo rivisitare il sistema di selezione prendendo a modello il sistema francese, accesso al primo anno libero e selezione alla fine di esso su base meritocratica. Entro la fine di luglio formulerò la proposta e le nuove regole.

Queste le parole in risposta a una domanda comparsa sulla pagina Facebook del suo partito, Scelta Civica.

Ma questa sarà davvero la soluzione adeguata?

Quest’anno gli iscritti al test di ingresso sono stati 64 mila ed è difficile pensare che un numero così elevato possa realmente usufruire dei servizi forniti dalle singole università italiane, dal momento che pochi giorni fa è stato approvato un taglio di 15 milioni di euro proprio nel fondo di sostentamento di ogni singolo Ateneo. Ma questo è solo uno dei tanti tagli che si sono susseguiti dal 2008 ad oggi, tanto che lo stesso Ministro non è riuscito a dare buone notizie a un’altra fetta non meno importante, quella degli specializzandi. Per loro quest’anno sono state erogate ancora meno borse di studio a fronte delle già scarse 4.500 del 2013, cosicché la maggior parte dei neolaureati in medicina non ha potuto continuare nella specializzazione da loro scelta e molti sono andati all’estero.

A riguardo Giannini si è così espressa:

Ho parlato con il Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze) anche di questo tema. Il Miur ha trovato una quota di fondi per arrivare a un aumento che però non è sufficiente al ripristino delle quote dello scorso anno. Abbiamo chiesto al Mef di aggiungere i fondi mancanti.

E inoltre il modello francese ha riscosso qualche malcontento anche in Patria. Se da una parte infatti permette ad ogni singolo studente di partecipare a un concorso a numero chiuso che si tiene alla fine di entrambi i semestri sulle materie studiate durante l’anno, dall’altra è concesso ai giovani accademici di ripetere il primo anno solo una volta. Frederic Dardel, Presidente dell’Università di Parigi “Descartes”, in una intervista a Le Monde si è così espresso:

Abbiamo 2700 frequentanti per 490 posti, per dare futuro a pochi eletti e produrre migliaia di sconfitti

Nel 2012 solo il 15% dei 55.558 ragazzi sono riusciti a superare la prova di fine semestre e per evitare questo il governo francese ha approvato quest’anno una riforma, che dà agli atenei la possibilità di valutare alcune competenze degli studenti già ad ottobre, ritornando a una sorta di test di ingresso. 

Stefania Giannini sembra molto convinta di questo metodo e basterà aspettare il mese di luglio per capire se le nuove regole saranno applicate in via definitiva o si dovrà attendere un nuovo periodo di transizione che condurrà comunque alla riforma.

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