Un primato di cui la Campania poteva fare a meno

Dic 17 • AttualitàNessun commento su Un primato di cui la Campania poteva fare a meno

Un rapporto di Legambiente, che verrà pubblicato ad inizio 2016, ha censito la qualità del trasporto ferroviario nel nostro Paese, evidenziando quelle che sono risultate le 10 peggiori ferrovie in Italia.

Il rapporto che si chiama “Pendolaria 2015” analizza da par suo la situazione del trasporto ferroviario, evidenziando i grossi problemi che ne segnano il funzionamento, e i conseguenti disagi che devono, quotidianamente, subire i pendolari italiani.
Ebbene, al secondo posto di questa speciale, e per niente meritoria, classifica risulta essere la Circumvesuviana, la ferrovia che serve e tocca tre province della Campania.

Chi scrive la utilizza, quotidianamente, da decenni, e quasi sempre subisce disagi vergognosi che, in tanti anni, sono andati aumentando senza trovare mai un responsabile. Il rimbalzo, tuttora esistente, di responsabilità dei diversi schieramenti succedutesi alla guida della Regione Campania negli ultimi decenni, sono la dimostrazione di un pressappochismo di una classe che definire dirigente è paradossale.

Treni vecchi, privi di manutenzione che, a volte, viene fatta al momento della partenza, una politica del personale fallimentare, un sistema di controlli inesistente, la chiusura da anni di diverse stazioni sulle varie tratte, una scelta del management contrassegnata da errori evidenti, con certificate mancate competenze, sono alcune delle criticità che hanno aggravato la situazione della Circumvesuviana, con un conseguente calo, anche, del numero dei passeggeri.

E, purtroppo, la scelta ultima del nuovo amministratore, De Gregorio, privo di competenze specifiche nel settore, da parte della nuova maggioranza eletta, recentemente, in Regione Campania, non promette niente di nuovo. La grossa situazione debitoria, che al momento non vede soluzioni imminenti, rappresenta il grosso handicap di una azienda che, una volta, era il fiore all’occhiello della nostra realtà. Serve, a mio modesto avviso, una presa di coscienza collettiva anche da parte delle amministrazioni locali finora assenti, tranne qualche eccezione, dal dibattito e dalle ipotetiche soluzioni da dare al problema.

Ci auguriamo che quanto prima l’azienda venga rimessa in sesto e garantire servizi degni un Paese civile.

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