PD napoletano: un partito vittima della sua schizofrenia

Nov 26 • AttualitàNessun commento su PD napoletano: un partito vittima della sua schizofrenia

La decisione di Bassolino di candidarsi alle primarie del PD ha mandato in crisi il partito.

Le vicende che stanno caratterizzando la vigilia che precede le elezioni amministrative del prossimo anno, per l’elezione del Sindaco della città di Napoli, sono dominate dai problemi del partito democratico, vittima di una crisi di identità da un lato, e da una carenza di classe dirigente dall’altro.

Come è noto il partito democratico ha scelto, da qualche anno, il sistema delle primarie come soluzione da adottare per la scelta dei candidati alla carica di sindaco delle città. E come è noto ai più nell’ultima occasione in cui il metodo si attuò a Napoli, la consultazione venne annullata, per presunti brogli. Quella vicenda segnò, in maniera evidente, il risultato del partito nella città di Napoli, la sconfitta clamorosa, con la candidatura di un prefetto sconosciuto ai più, e la vittoria del movimento arancione, con l’elezione di De Magistris a Sindaco di Napoli.

A distanza di anni sembra ripetersi lo stesso scenario, con un partito nazionale che sembra disinteressarsi delle beghe locali, con una incertezza evidente e, in ultimo, con la discesa in campo di Antonio Bassolino, politico di lungo corso ed amministratore della città in un’altra era geologica.

Il partito è stato preso dal panico, con evidenti incongruenze, come, ad esempio, il cambio dei dirigenti regionali e non del vertice che, anche in altre occasioni, ha dimostrato la inadeguatezza al ruolo e, forse, scarso tempo e interesse da mettere in campo nell’espletamento dell’incarico di partito.

Si rincorrono i nomi, con uno stillicidio continuo, mentre l’unica certezza, che sta aggravando la crisi del partito, è il ritorno di un uomo che appartiene ad un’altra storia, non priva di ombre. Il ritorno di Bassolino, ad ogni buon conto, mette in evidenza la crisi di identità di un partito che, a distanza di anni, non è stato capace di produrre una nuova classe dirigente da proporre autorevolmente alla città.

Ma ha anche il merito, l’iniziativa del vecchio sindaco, di riempiere, al momento, un vuoto vistoso che rischia di appannare, ulteriormente, l’immagine di una partito che, a livello periferico, non riesce ad uscire dalle vecchie logiche di potere, e dalla presenza preponderante dei famosi cacicchi, che tanti danni hanno prodotto.

 

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