Parte la riforma giudiziaria, ma continuano le proteste contro il taglio dei tribunali

Set 13 • AttualitàNessun commento su Parte la riforma giudiziaria, ma continuano le proteste contro il taglio dei tribunali

Domani al via la riforma giudiziaria del ministro Cancellieri, ma in Campania ci sono ancora barricate


Continuano le proteste contro il piano di riordino dei Tribunali italiani, previsto dal Governo nell’ambito della riforma giudiziaria e del processo di “spending review”, che diverrà operativo tra meno di 24 ore.

Proprio per domani è stata annunciata una giornata di manifestazione nel Vallo di Diano, nel salernitano, con un consiglio comunale straordinario e una serrata generale di tutti gli esercizi commerciali nei 15 comuni della zona, per opporsi alla soppressione del tribunale di Sala Consilina, che dovrebbe essere accorpato a quello di Lagonegro, in provincia di Potenza. Il consiglio comunale di Sala si riunirà nel piazzale esterno del palazzo di Giustizia a partire dalle 8 di mattina, ovvero nello stesso orario previsto per il trasferimento materiale dei fascicoli dal presidio di giustizia.

Restando in Campania, ieri è stata la volta della protesta di avvocati e amministratori di Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino), per l’accorpamento del tribunale “Altirpino” a quello di Avellino. In questo caso, la speranza era di unirsi alla sede di Ariano Irpino (a sua volta accorpato a quello di Benevento), ma anche questa è fallita dopo la sentenza del Tar di Salerno, che ha bocciato l’ipotesi.

Rosanna Repole, sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, spiega i motivi del dissenso:

Abbiamo trovato soltanto porte chiuse e irragionevolezza per modificare decisioni che non consentono risparmi né efficienza. Molti comuni che prima facevano riferimento al tribunale di Sant’Angelo, distano anche cento chilometri da Avellino, distanza aggravata dalla difficile orografia dell’Alta Irpinia.

Il decreto legislativo 155/2012 con il piano di riforma delle circoscrizioni giudiziarie prevede la soppressione di 30 tribunali, di 220 sezioni distaccate e di 667 uffici del giudice di pace, vale a dire circa il 47% degli uffici giudiziari dell’intero territorio nazionale. Secondo i calcoli del Ministero, dovrebbe consentire un risparmio di 80 milioni di euro all’anno, oltre allo spostamento di 7.300 dipendenti e 2.700 magistrati.

Entrerà in vigore proprio domani, 14 settembre, con una fase di passaggio durante la quale alcune sedi continueranno a funzionare per esaurire le pendenze. Frutto di una delega affidata dal precedente Parlamento al governo, allora guidato da Berlusconi, poi ereditata dal governo Monti e dal ministro della Giustizia Paola Severino, la riforma viene portata a termine dall’attuale Guardasigilli, Annamaria Cancellieri.

E proprio quest’ultima, nel corso di una udienza al Senato, ha bloccato ogni tentativo di rallentare il processo:

La macchina organizzativa è avviata da tempo, uffici e lavoratori sono stati trasferiti, le nuove piante organiche sono state varate, quindi la revisione della geografia giudiziaria deve andare avanti

.

Chi protesta è dunque avvisato: non è possibile tornare indietro, anche perché questi interventi sono richiesti dalle Istituzioni europee e dalla Banca Mondiale. Certo, aggiustamenti in corso d’opera sono possibili, anzi: sono già predisposti due decreti correttivi, uno con “norme organizzative e processuali”, l’altro con “alcune modifiche dell’assetto territoriale dei nuovi tribunali”.

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