Non solo Ucraina. Prove di disgelo tra Russia e Usa

Mar 30 • AttualitàNessun commento su Non solo Ucraina. Prove di disgelo tra Russia e Usa

Si ritorna a parlare di diplomazia in Ucraina tra Russia e Usa con l’incontro di Kerry con il Ministro russo Lavrov. Ma gli interessi in gioco sono molti

Si intravedono spiragli di disgelo tra Russia e Usa dopo le minacce e le tensioni dei giorni scorsi per la presenza del contingente russo al confine con l’Ucrainala telefonata di Putin a Obama.

Le dichiarazioni del ministro degli esteri russo Serghei Lavrov, avevano rassicurato sulle intenzioni di Mosca:

La Russia non ha alcuna intenzione di attraversare la frontiera con l’Ucraina. I punti di vista della Russia e degli Occidentali si avvicinano. La sola cosa che vogliamo davvero è che il lavoro dovrebbe essere collettivo e che l’illegalità che alcuni paesi occidentali stanno tentando di spazzare sotto il tappeto dipingendo la situazione a colori vivaci dovrebbe essere fermata

Inoltre, la visita a sorpresa de Segretario di Stato Usa John Kerry al Ministro degli esteri russo Lavrov a Parigi sancisce un avvicinamento tra i due Paesi, nella speranza che si possa trovare una soluzione condivisa per l’Ucraina.

Le elezioni del 25 maggio sono vicine. Il Partito Batkivshchina (Patria) ha deciso di candidare ufficialmente Yulia Tymoshenko,mentre l’ex campione del mondo di Boxe Vitaly Klitschko, esponente dell’Alleanza Democratica Ucraina per la Riforma, ha annunciato che non si candiderà.

Intanto la situazione in Crimea è tutt’altro che tranquilla visto che la comunità tatara, di prevalente religione musulmana, ha deciso di indire un proprio referendum per dotarsi di un status autonomo, alla ricerca di una tutela nella nuova forma statuale.

L’intenzione Russa sembra quella di spingere verso una federalizzazione dell’Ucraina, così come detto ironicamente da Lavrov:

Per lo Stato ucraino noi non vediamo altra via da percorrere che una sua federalizzazione. Forse qualcuno conosce meglio la situazione e può quindi trovare una formula magica nell’ambito di uno Stato unitario. Anche l’Occidente ci ascolta e posso affermare che, nei nostri colloqui, una federazione per l’Ucraina è espressione ben lungi dall’essere proibita. Mi aspetto che i Paesi occidentali chiariscano bene il punto con le “attuali autorità” di Kiev. Autorità che è difficile sospettare di una qualche indipendenza.

La strategia di Mosca appare chiara dopo la formale annessione della Crimea. La via diplomatica richiesta da Washington, pena isolamento diplomatico, è la soluzione naturale ricercata da Putin per ufficializzare il colpo di mano delle settimane precedenti e il mantenimento dello status quo. Le minacce alla Transnistria e alla sovranità dell’Ucraina appaiono come una giusta mossa per spingere all’accettazione delle altre forze internazionali la presa della Crimea.

L’isolamento della Russia dal punto di vista internazionale è poi alquanto relativo visto che, come dichiarato dallo stesso Lavrov, Mosca può godere di un fedele amico internazionale come la Cina.

La Cina comprende i diritti legittimi della Russia. Su questo non c’è alcun dubbio ed è sorprendente con quale ossessione i leader occidentali non smettano di sottolineare che la Russia è isolata a livello internazionale

Sanzioni economiche

Le sanzioni economiche nei confronti della Russia si sono rivelate fino a ora inefficaci. Il crollo della Borsa di Mosca e del valore del Rublo  dei giorni scorsi, seguiti dalla sospensione dei servizi di pagamenti di Visa e Mastercard per quelle banche russe entrate nella black list statunitense hanno avuto un effetto boomerang. La capacità di risposta di Mosca è stata infatti immediata con l’uscita dal circuito di pagamenti Visa – Mastercard e il varo di un sistema di pagamento proprio, il PRO 100, che dovrebbe sostituire in pochi mesi i servizi erogati dai due colossi americani. Una decisione, questa, che causerebbe la perdita di circa cento milioni di clienti.

A questo va aggiunta anche la forte penetrazione del capitale russo nelle economie occidentali che hanno reso l’influenza di Mosca sempre più decisiva sia nel debito europeo e americano che nelle aziende trainanti.

Per quanto riguarda le esportazioni di Gas, quelle russe hanno registrato un calo. Questo abbassamento dei volumi non interessa allo stesso modo tutti i Paesi; quelli più colpiti sono i Paesi dell’Europa Orientale come Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lutuania e Polonia.

L’asse Usa- Europa

Come conseguenza dell’escalation russa e dell’isolamento di Mosca ci potrebbe essere un riavvicinamento dei paesi europei agli Usa dopo il parziale raffreddamento dei rapporti dovuto allo scandalo DataGate. Obama con la sua missione in Europa e la sua sfida a Putin, ha rilanciato l’accordo per il libero commercio (Ttip) con l’Europa per l’esportazione dello shale-gas, in grado di coprire il fabbisogno del vecchio Continente così da togliere l’Occidente europeo dalla minaccia dei rubinetti russi.

Fronte Nato

Intanto la Nato ha predisposto un rafforzamento della propria presenza nei Paesi membri situati lungo la frontiera orientale dell’Ucraina nel timore che, il presidente russo possa ordinare un’invasione delle regioni orientali dell’Ucraina come ribadito dal Segretario Generale dell’Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen.

L’apertura russa alla via diplomatica per l’Ucraina lascia spiragli di un ritorno al dialogo lontano dai piani di emergenza e da logiche di vecchia Cortina di ferro, che sarebbero inapplicabili in scenari economici così intrecciati.

L’Ucraina senza Crimea, meno russofona e più europeista, potrebbe fare comodo all’Unione Europea per rafforzare i propri confini, anche se Bruxelles sta dimostrando la solita debolezza politica e una palese incapacità di delineare una linea decisa e indipendente dagli Stati Uniti.

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