Il trionfo di Renzi ed il servilismo degli ex nemici

Mag 30 • Attualità, ControcantoNessun commento su Il trionfo di Renzi ed il servilismo degli ex nemici

Renzi vittoria renzianiDopo la schiacciante vittoria alle Elezioni Europee del 25 maggio scorso, sono diventati tutti renziani

Tutti a saltare sul carro del vincitore, tutti a reinventarsi fedeli sostenitori del segretario di turno. Un malcostume che parte dalle fondamenta, da quei circoli locali del PD che invece dovrebbero guidare il rinnovamento della classe dirigente. È la sete di potere che logora l’amore per la politica, è il cinismo di chi dovrebbe farsi portavoce a distruggere quel collegamento automatico con la base. Ed è in questa faglia che Beppe Grillo ha gettato le basi del suo personalissimo Movimento. Un partito nuovo, liquido, che punta a sradicare la casta attaccandola sui luoghi comuni e quindi sulle ovvietà. Il successo plebiscitario di Matteo Renzi ha spazzato via in un sol colpo il passato (nemmeno tanto lontano) insieme a quel briciolo di coerenza che tutti, politici compresi, dovrebbero custodire.

Renzi non è il nuovo profeta così come non lo erano Prodi, Veltroni, Franceschini, Bersani e Letta ma è una personalità che si differenzia da tutti questi per una sostanziale caratteristica: l’essere un vincente. Non è poi trascorso tutto questo tempo dalla sua prima vittoria alla Provincia di Firenze e alla conseguente elezione a sindaco della città che tanto ama. Seppur in situazioni differenti, Renzi ha dimostrato di essere in grado di toccare le corde dell’opinione pubblica e di accattivarsela. Oggi siede a Palazzo Chigi da abusivo di un Parlamento che non lo riconosce e che fino a pochi mesi or sono si esprimeva in coro per sbeffeggiare il giovanotto alla pubblica piazza. Come dimenticare le battute di D’Alema, come resettare la campagna di Bersani e dei suoi fedelissimi alle primarie.

Oggi sono tutti in fila, ad acclamarlo, ad esaltarne le sfumature “che fanno la differenza”. E fa anche un po’ tristezza, detto sinceramente, osservare il servilismo di chi preferisce allinearsi con la massa per non estinguersi. Personaggi come Stefano Fassina – e perché no – della neoeletta Pina Picierno, dimostrano che le contraddizioni e la scarna qualità dei singoli permangono nonostante quel 40% che è figlio sì di Renzi, ma anche dell’approssimazione di una concorrenza non certo all’altezza. Quanti simpatizzanti di sinistra che hanno sostenuto Grillo, ad esempio, saranno orgogliosi di vederlo impegnato a cercare una sponda a Bruxelles con l’Ukip di Nigel Farage? E quanti di costoro già pensano ad un clamoroso dietrofront nel segreto dell’urna elettorale? “È l’Italia. Bellezza!” 

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