Cambiamo noi: la campagna referendaria dei radicali

Ago 31 • AttualitàNessun commento su Cambiamo noi: la campagna referendaria dei radicali

Procede la raccolta firme dei Radicali italiani per la campagna referandaria “Cambiamo noi”


In questo ultimo week-end di agosto in molte piazze si procede con la campagna referendaria dei Radicali Italiani, chiamata “Cambiamo noi”. L’obiettivo è il raggiungimento delle 500.000 firme necessarie per poter presentare i quesiti referendari.

I Radicali hanno sempre condotto importanti battaglie sui diritti civili nel nostro paese. I due esempi più noti sono le vittoriose campagne referendarie in tema di divorzio ed aborto, entrambe realizzate negli anni ’70.

Di seguito i dodici quesiti referendari:

1) Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, previsto dalla legge n.96 del 2012;
2) Abrogazione della disposizione che prevede che anche l’8×1000 di chi non esprime alcuna indicazione venga ripartito tra le confessioni religiose.
3) Abolizione della detenzione carceraria per alcuni reati legati alla droga, come la coltivazione domestica, il possesso e il trasporto;
4) Abolizione del reato di clandestinità, previsto dall’articolo 10 bis del Testo Unico sull’immigrazione;
5) Abolizione delle norme che incidono sulla clandestinazzazione e precarizzazione dei lavoratori migranti;
6) Introduzione del divorzio breve, attraverso l’eliminazione dei tre anni di separazione obbligatoria prima di chiedere divorzio, la cui domanda potrebbe essere fatta contestualmente alla separazione;
7-8) Abrogazione di due articoli della legge n. 117 del 1988 sulla responsabilità civile dei magistrati per agevolare l’azione civile nei confronti dei magistrati e risarcire i danni subiti per errori processuali.
9) Abrogazione delle norme che consentono ai magistrati di poter essere messi a capo di uffici della pubblica amministrazione e nei ministeri;
10) Limitazione della custodia cautelare ai soli reati gravi;
11) Abolizione dell’ergastolo;
12) Separazione delle carriere dei magistrati, quindi tra pubblici ministeri e i giudici.

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