La mamma di Ciro Esposito “Non guarderò più negli occhi l’assassino di Ciro”

Apr 23 • AttualitàNessun commento su La mamma di Ciro Esposito “Non guarderò più negli occhi l’assassino di Ciro”

Intervista alla madre di Ciro Esposito, all’incontro con gli studenti dell’Istituto Siani di Casalnuovo, dopo la richiesta di ergastolo per Daniele De Santis da parte della Procura di Roma.

Una grande lezione di cultura e di sport, quella data dagli studenti e dalle studentesse dell’Istituto Siani di Casalnuovo all’incontro con Antonella Leardi, la mamma di Ciro Esposito, giovane tifoso ucciso due anni fa a Roma da Daniele De Santis, prima della finale di Coppa Italia Napoli – Fiorentina.

La signora Leardi ha parlato con i giovani studenti, di suo figlio Ciro, del libro Ciro vive (edito da Graus Editore) e dell’attività dell’omonima associazione, che sta portando avanti una battaglia culturale e sociale per fare in modo che il messaggio di amore e di lealtà nello sport, possa superare ogni divisione e ogni violenza, per far sì che ai giovani arrivino i reali valori dello sport.

All’evento organizzato dalla professoressa Maria Maddalena Grasso sono intervenuti la Vice Sindaco de Comune di Casalnuovo Nicoletta Romano, iIl preside dell’Istituto Siani Luigi Manno, la professoressa Angela Procaccini, il dottor Michelangelo Riemma della scuola media Aldo Moro di Casalnuovo e la Casa editrice Graus Editore.

Protagonisti sono però stati i ragazzi dell’Istituto e la signora Leardi che, emozionata per la sentita partecipazione dei giovani ragazzi e per i video che loro stessi hanno prodotto, ha intrattenuto un dialogo fitto a suon di domande e risposte.

‪La Leardi ha tenuto a ribadire il suo obiettivo principale che non è la vendetta, ma fare in modo che la triste e drammatica sorte capitata a suo figlio, non si ripeta per altri giovani.

Questa missione di pace non ha placato però la sua fame di giustizia, soprattutto dopo che la Procura di Roma ha richiesto l’ergastolo per l’assassino Daniele De Santis.

Continueremo la nostra azione affinché la morte di Ciro non cada invano e possa essere un monito perché la violenza non prevalga sui valori di pace.

Alla fine dell’incontro con gli studenti, siamo riusciti a fare qualche domanda alla signora Leardi.

Cosa le viene da pensare quando vede tutto quello che il sacrificio di Ciro è riuscito a generare, tutti questi ragazzi che inneggiavano a suo figlio e i bellissimi video che hanno prodotto, nella speranza di creare uno sport e un mondo migliore?

Il frutto dell’amore e non dell’odio che manifesta la mia visione di fede. Mi consola il fatto che la vita spezzata di Ciro, forse doveva servire per un qualcosa di superiore. I ragazzi oggi hanno dimostrato davvero tanto amore e spero riescano a trasmetterlo in tutto quello che fanno. Lo sport dev’essere questo, non divisioni e nemmeno violenza. Ci siano gli sfottò e le sane rivalità, ma lo spirito sportivo dev’essere altro. Con l’Associazione Ciro Vive e su iniziativa di mio figlio, abbiamo creato una squadra di calcio che è formata da ragazzi di fede sportiva diversa, tifosi del Napoli, della Roma, della Juventus e di tante altre squadre, ma che sono uniti nel giocare in nome di Ciro.

Come sta vivendo questo processo? Ha mai sentito Daniele De Santis?

Non sono mai mancata a nessun processo. Ho la “consolazione” che grazie a Dio, i Pm hanno depositato tutti gli atti e hanno fatto una ricostruzione reale e lineare, portando gli atti probatori, audio e video, che hanno finalmente mostrato la verità, nuda e semplice, quella per cui sto combattendo da annii. Per me questa è la giustizia, che non mi riporterà indietro Ciro, ma che ha dimostrato come sono andati le cose. Al di là di quello che accadrà con la sentenza e se verranno accolte o meno le richieste del PM, la realtà è stata acclarata

Alla richiesta dell’ergasto dei pm di Roma, Daniele De Santis ha attaccato i giudici.

L’ergastolo me lo do da solo, non me lo date voi. Non ho paura di morire, buffoni.

Cosa pensa di lui e cosa ha provato nel vederlo da vicino al processo? Le ha mai chiesto perdono?

No, mai. Rivedere, al processo, la persona che ti ha tolto un figlio, a pochi passi da te, provoca un dolore fisico. L’ho guardato negli occhi e farlo mi ha fatto ancora più male. Mi sono ripromessa di non guardarlo più, perché quello è l’assassino di mio figlio.

Ai ragazzi ha detto di averlo perdonato, dove trova questa questa forza?

Dentro di me e negli occhi dei giovani che incontro tutte le volte in questi eventi, giovani che lo hanno conosciuto o che ne hanno sentito solo parlare, come questi splendidi ragazzi di Casalnuovo. Non chiedo vendetta. Vendicarsi significa soltanto scatenare altra violenza. Io chiedo solo giustizia, per il resto non lo odio, dentro di me l’ho perdonato, nonostante tutto.

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