Anoressia: in rete una petizione per ritirare una pubblicità su Facebook

Set 24 • AttualitàNessun commento su Anoressia: in rete una petizione per ritirare una pubblicità su Facebook

Sul sito Change.org è apparsa una petizione per chiedere il ritiro di una pubblicità che mostra una ragazza anoressica


Jasmin Cacciola, artista e mamma romana, come lei stessa si definisce nella descrizione pubblicata sul sito, ha lanciato pochi giorni fa una petizione per richiedere il ritiro di una notizia sponsorizzata su Facebook, nella quale vengono pubblicizzati i programmi dimagranti della Harbour Club utilizzando una ragazza visibilmente vittima di anoressia.

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Questo lo slogan utilizzato insieme all’immagine della ragazza, estremamente magra.

Anoressia

Jasmin spiega di aver provato una rabbia molto forte nel momento in cui si è imbattuta in questa notizia sponsorizzata, al punto da decidere di lanciare una petizione per chiedere a harbourclub.it «di rimuovere immediatamente questa immagine dallo sponsor pubblicato su Facebook».

Una richiesta ragionevole e comprensibile, che ha suscitato anche una notevole partecipazione, raggiungendo 26.628 sostenitori in poche ore.

Numerosi i commenti indignati, ma tra questi ce n’è uno che ha cambiato le carte in tavola. Infatti, circa tre giorni è apparso il seguente messaggio:

Sono padre di 3 figli, ho firmato già altre petizione. Oggi rispondo perché sono l’amministratore delegato del Harbour Club! E vi dico che questa pubblicità è una truffa. Dichiaro:
Spettabile “Change.org”,
Apprendiamo con stupore che sul Vostro sito è apparso un richiamo a una nostra ipotetica pubblicità banner apparsa su facebook, ritraente una ragazza che, in evidente stato di disturbo alimentare, pubblicizzerebbe il nostro Club.
Prendiamo le distanze da quanto sopra descritto. Il nostro Club non è assolutamente responsabile di quanto evidenziato dall’utente che, per primo, ha postato quanto sopra.
Ci discostiamo totalmente, essendo la nostra policy esattamente l’opposto del messaggio che si sta tentando di far passare.
Riteniamo, questo, sia il tentativo di ledere la nostra immagine ma in modo particolare danneggiare la nostra leadership raggiunta grazie ai migliori professionisti del fitness, diplomati nelle migliori università che adottano rispettosi canoni di preparazione atletica, coadiuvati da medici di comprovata esperienza professionale.
Pertanto, ci riserviamo ogni azione a tutela e difesa della nostra immagine aziendale, ritenendoci danneggiati da quanto evidenziato sul vostro sito web.
Vi diffidiamo, quindi, nel rimuovere immediatamente quanto sopra e volerci immediatamente trasmettere e conservare ogni riferimento utile a individuare il responsabile (ex. cookie, indirizzi email, nomi e cognomi e ogni altro elemento utile all’individuazione), per procedere nei suoi confronti attraverso le vie legali.
Vi diffidiamo, inoltre, a voler intervenire sulla Vostra pagina, rimuovendo immediatamente ogni riferimento ed evidenziando che quanto descritto non corrisponde al vero e quindi successivamente rimosso.
Attendo ogni vostro opportuno e immediato riscontro, anticipandovi che, ogni reato che si evidenzierà, ogni azione a noi lesiva e ogni responsabile dei fatti, verrà perseguito per vie legali.
Con ogni riserva di azione e causa.


Firmata Thomas Escher, Amministratore Delgato dell’Harbour Club Milano.

A quanto pare, quindi, dietro l’immagine della ragazza vittima di anoressia non c’è la Harbour Club, ma un millantatore, qualcuno interessato a mettere in cattiva luce l’azienda leader nel settore del fitness.

Interessante è anche il fatto che le persone hanno continuato a firmare la petizione e commentare la riprovevole trovata di marketing messa a punto, per ora, non si sa da chi.

Due sono le possibili chiavi di lettura: o le persone non leggono i commenti e firmano le petizioni senza prestare la giusta attenzione al problema, oppure il tema anoressia è particolarmente sentito al punto da smuovere le coscienze.

In entrambi i casi, resta il fatto che qualcuno ha sfruttato l’immagine di una ragazza malata per un’attività di marketing squallida e vergognosa.

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