Triangolo della morte. Petizione di un giovane studente di medicina del casertano

Lug 31 • AmbienteNessun commento su Triangolo della morte. Petizione di un giovane studente di medicina del casertano

Trentamila firme per chiedere al Ministro Lorenzin l’istituzione del Registro per i casi di tumore del Triangolo della Morte


“Per triangolo della morte s’intende la vasta area della provincia di Napoli compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, un tempo nota per essere tra le più fertili della Campania, nella quale è stato riscontrato negli ultimi anni un forte aumento della mortalità per cancro che per alcune patologie raggiunge livelli molto più alti della media italiana. La causa dell’aumento di mortalità è attribuita all’inquinamento ambientale, principalmente dovuto allo smaltimento illegale di rifiuti tossici da parte della Camorra”.

Queste sono solo le prime righe della pagina dedicata al Triangolo della Morte su Wikipedia. E bastano a far capire che non si tratta di un qualche teorema matematico particolarmente complesso, ma del buco nero nel quale sono costrette a vivere migliaia di cittadini di Nola, Acerra, Marigliano e comuni limitrofi.

Sono anni che associazioni ambientaliste, medici, esperti, chimici, si battono per puntare un riflettore sulla questione, senza però ottenere grandi risultati.

Discariche abusive, rifiuti tossico nocivi, rifiuti industriali, amianto, diossina: un mix micidiale, che ha portato il numero di diagnosi tumorali a livelli impensabili, con un bilancio in termini di decessi che lascia senza parole. Il problema è proprio questo; rimanere senza parole rappresenta la goccia che fa traboccare il vaso. In effetti, il silenzio delle istituzioni in queste zone è assordante.

Lo scorso maggio, con la sentenza n.79, la Corte Costituzionale ha bocciato l’Istituzione del Registro dei Tumori della Regione Campania giudicandolo incostituzionale; per i giudici, la spesa aggiuntiva derivante dall’avviamento del Registro è in contrasto con i vincoli del Piano di rientro dal debito prodotto dalla sanità campana. In parole povere, la Regione non ha i soldi per poterselo permettere. Eppure, la Consulta dovrebbe conoscere a memoria l’articolo 32 della Costituzione che recita:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti

Da quando questo diritto inalienabile è subordinato a vincoli di bilancio?

Le associazioni e gli attivisti non si sono arresi, e continuano a chiedere a gran voce l’istituzione del Registro e un’attenzione maggiore al problema.
Alle tante voci di protesta si aggiunge quella di Gianuario Cioffi, giovane studente di Medicina residente a San Felice a Cancello, uno dei comuni più colpiti della zona. Sfruttando le potenzialità della piattaforma web Change.org, Gianuario, attraverso una petizione, si rivolge  al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, pregandola di fornire alla popolazione “lo strumento per combattere questa battaglia: istituisca il Registro Tumori nella Regione Campania”.

So che Lei ha dichiarato da poco di voler affrontare la problematica iniziando a studiarne l’epidemiologia, ebbene: ci dovrebbe essere già uno strumento per questo, se non fosse che la Consulta lo dichiarasse illegittimo perché non rientrava nei piani di rientro del deficit sanitario

Il pericolo maggiore, stando alle parole del laureando in medicina e chirurgia, è l’abitudine.

Noi di questa terra abbiamo a che fare con talmente tanti casi di tumore ogni anno, che ormai non ce ne sorprendiamo più: vediamo a questa malattia come ad una specie di “norma”, ci rattristiamo quando veniamo a sapere di qualcuno che si ammala, ne conosciamo la gravità, ma sappiamo che vivendo qui era quasi inevitabile

La petizione sta ottenendo una grossa visibilità sul web e sui media, con circa trentamila firmatari, e speriamo possa avere un seguito positivo.

Purtroppo, però, siamo consapevoli che nel Paese in cui si dichiara che i casi di tumore a Taranto sono dovuti al fumo di sigaretta e allo smog, e non alle emissioni nocive degli impianti dell’acciaieria Ilva (ne abbiamo parlato qui), difficilmente cambieranno le cose.

Si dice che la speranza è l’ultima a morire; beh, speriamo di non morire noi prima.

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