Ikea punta sulle energie rinnovabili

Giu 29 • AmbienteNessun commento su Ikea punta sulle energie rinnovabili

Il colosso svedese stanzia un milione di euro per il finanziamento di energia eolica, solare e progetti contro il riscaldamento globale

Ci tocca constatare la riuscita dell’ennesima mossa strategica del colosso svedese dei mobili low cost. Ikea decide di puntare sulle energie rinnovabili per altruismo nei confronti dei Paesi più poveri colpiti dal riscaldamento globale, per il miglioramento delle proprie modalità di produzione e, perchè no, per far ancora parlare positivamente di sè. L’azienda leader al mondo per l’arredamento a basso costo contribuirà alla riduzione dell’impatto sull’ambiente investendo un miliardo di euro in energie rinnovabili. Nello specifico, la società stanzierà 500 milioni di euro per sostenere la crescita dell’eolico, 100 milioni di euro per finanziare l’energia solare nei prossimi 5 anni e 400 milioni di euro, attraverso la Fondazione Ikea, per la realizzazione di progetti di mitigazione dei cambiamenti climatici, quali inondazioni, carestie, siccità e desertificazione e di tutti gli altri disastri naturali che si abbattono sui Paesi del Sud del mondo a causa dell’innalzamento delle temperature globali.

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Il miliardo, messo a disposizione da Ikea sul fatturato da 28,7 miliardi dell’anno scorso, è una cifra di tutto rispetto e non si tratta di un episodio isolato. Già a partire dal 2009 Ikea si era mossa in questa direzione investendo un miliardo e mezzo totali nelle rinnovabili arrivando a gestire direttamente 314 turbine eoliche e a installare ben 700 mila pannelli solari sui tetti dei suoi stabilimenti e punti vendita. Si tratta, allora, di un progetto a lungo termine e il termine decisivo è già stato indicato:nel 2020, procedendo in questa direzione, l’azienda dovrà riuscire a produrre la maggior parte dell’energia utilizzata negli stabilimenti mediante fonti rinnovabili.

Non basta: l’intento di Ikea è quello di scatenare, grazie al suo esempio, una vera e propria reazione a catena in grado di indurre ciascuna azienda forte a livello mondiale a condividere lo stesso progetto. Questo è, intanto, quello che si augura Steve Howard, il capo della sostenibilità Ikea:

Se tutti i gruppi e le organizzazioni facessero quel che facciamo noi potremmo trasformare la generazione di energia interamente in rinnovabille entro il 2020, o forse anche prima

L’unione dei privati farebbe, dunque, la forza nella lotta al cambiamento climatico.

Effettivamente la notizia in questione spinge a riflettere sul grande impatto che iniziative di questo genere dei privati possono avere, soprattutto se si tratta di grandi gruppi non quotati come Ikea e per i quali risulta, quindi, più semplice la differente collocazione delle proprie risorse. È pur vero che stiamo parlando, al momento, dell’azienda ideatrice della tecnica di smontaggio dei mobili per favorire la riduzione di spazio e costi, del colosso emblema della praticità e dello spirito usa e getta rispecchiante la coscienza del nostro tempo, insomma di quella società che, tra i mille segreti individuati per il suo successo, ne ha forse scovato un altro, ridicolizzando, per certi versi, l’azione di interi Stati tutta rivolta ancora alla dipendenza da combustibili fossili e inefficaci interventi per combattere l’inquinamento. Basti pensare che il miliardo stanziato da IKEA corrisponde circa al 3,6% delle sue entrate totali, mentre i 250 milioni di euro promesse dallo Stato italiano al Green Climate Fund equivale allo 0,03% delle sue entrate annuali.

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