Pagata la cauzione per Cristian D’Alessandro, attivista di Greenpeace

[highlight] Per l’attivista napoletano, in carcere in Russia da 60 giorni, restano le accuse di pirateria e teppismo, e si dovrà attendere la fine delle indagini[/highlight]


[quote]Un pugno ben serrato, un ghigno sulla faccia e non c’è stato bisogno di traduzione. E’ fuori, non è libero, dovrà attendere le indagini e forse il processo, ma almeno è fuori. Vai Cri[/quote]

Questo il commento lasciato su Facebook da Francesco Diplomatico, coordinatore del Gruppo Locale di Greenpeace di Napoli, dopo aver appreso la notizia del pagamento della cauzione per il suo amico Cristian D’Alessandro, l’attivista italiano accusato dalla Russia di pirateria e teppismo insieme agli 29 membri dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise.

Intervistato da noi, ha poi aggiunto:

[quote]Da stamattina era collegata tutta Greenpeace Italia che si rimpallava notizie, impressioni e ansie. Facebook, skype, twitter tutti i social erano bollenti, tutti a guardare il profilo twitter gp_sunrise per gli aggiornamenti. Poi è iniziata la diretta streaming dell’udienza e qualcuno ha visto uno dei suoi migliori amici dietro le sbarre ed ha cercato di capire dalle sue espressioni cosa stesse succedendo,perchè il russo risulta ostico[/quote]

La vicenda degli attivisti di Greenpeace prigionieri nella nazione di Putin è iniziata più di 60 giorni fa.

Il 18 settembre, appunto, dopo aver manifestato pacificamente con un’azione dimostrativa sulla piattaforma petrolifera “Prirazlomnaya” – culmine della campagna “Save the Arctic” contro le trivellazioni nell’Artico e per l’istituzione di un santuario globale in quella regione – due attivisti vengono immediatamente arrestati dalla Guardia Costiera russa, che dopo poche ore abborda illegalmente la nave di Greenpeace (l’Arctic Sunrise si trovava infatti in acque internazionali, nda).

Seguono giorni di silenzio e attesa, poi la nave e l’equipaggio sotto sequestro sono condotti a Murmask, in Russia, dove comincia la trafila giudiziaria degli “Arctic30”, spediti in carcere duro prima con l’accusa di pirateria (pena di 15 anni di detenzione) e poi di teppismo (7 anni, da aggiungersi all’accusa di pirateria).

Tra loro c’è anche Cristian che, dopo la militanza come volontario nel Gruppo Locale napoletano, decide di voler dedicare più tempo all’ambiente e ai suoi ideali.

Ecco di cosa è colpevole questo ragazzo: di aver voluto fare di più per gli altri.

Perché quando si decide di salire su una nave come la Arctic Sunrise non lo si fa per diventare “eroi”: lo si fa con la speranza che un giorno non ci sarà più bisogno di azioni del genere, perché le cose saranno finalmente cambiate.

Si sapeva da tempo ormai che con la fine della custodia cautelare, durata due mesi, la situazione dell’equipaggio della nave di Greenpeace si sarebbe sbloccata, nel bene o nel male. Infatti, la corte russa ha stabilito il rilascio di 9 attivisti su cauzione. Ma non è ancora finita, perché le accuse non sono state ritirate; di conseguenza, non potranno tornare nei loro Paesi di origine e attendere la conclusione del processo.

In questa situazione si trova non solo Cristian D’Alessandro, ma anche Camila Speziale, Paul Ruzycki, Tomasz Dziemianczuk, Miguel Hernan Perez Orsi, David John Haussmann e Ana Paula Maciel.

Greenpeace non può ancora festeggiare, perché fin quando le accuse non cadranno non si potrà dire che questa terribile storia sia finita.

Se per alcuni di loro il peggio sembra essere passato, per altri l’incubo del carcere duro continua: è il caso dell’australiano Colin Russell, per il quale la detenzione preventiva è stata prorogata fino al 24 Febbraio 2014.

E mentre si attendono ulteriori sviluppi, la famiglia di Cristian prepara il visto per poterlo finalmente rivedere, anche se a San Pietroburgo.

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